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CONCISTORO SEGRETO

ALLOCUZIONE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XV

CUM MULTA HOC

Giovedì, 16 dicembre 1920

 

Venerabili Fratelli.

Come sapete, in questo periodo sono molte le preoccupazioni che turbano l’animo Nostro e, tra queste, due principalmente, delle quali non possiamo tacere qui, al vostro cospetto e in questa vostra assemblea prima che si passi alla cooptazione dei Vescovi.

La prima ragione d’angoscia Ci deriva dal fatto che da qualche tempo una parte del Clero Cecoslovacco sembra aver totalmente dimenticato, a giudicare dai suoi atteggiamenti, la propria dignità e il proprio ruolo. Voi potete esserCi testimoni dei tanti sforzi che abbiamo compiuto, fin da quando è cominciata questa così deplorevole vicenda, per richiamare al loro dovere e alla ragione coloro che s’allontanavano dalla retta via. Per questo, con l’aiuto della grazia di Dio, un numero assai ristretto ha talmente tralignato da separarsi, giungendo all’apostasia, dalla Chiesa di Gesù Cristo: mentre altri, in numero di gran lunga maggiore, sebbene insidiati dall’esempio di quelli, sono rimasti nella fede. Giustamente, dunque, quei Venerabili Fratelli Vescovi ritennero di dover sostenere la fede di costoro con l’avallo della loro autorità. Riunitisi in assemblea per deliberare sui problemi di comune interesse, decisero all’unanimità di sciogliere quella organizzazione generale del Clero Ceco che ha nome Iednota, e di consentire al suo posto la creazione di società diocesane, a condizione che in esse fossero salvaguardati i diritti dei Vescovi. Noi aderimmo con la più viva approvazione a tale progetto, e lo ratificammo con lettera inviata il 29 gennaio ultimo scorso al Venerabile Fratello Francesco, Arcivescovo di Praga.

Tuttavia, abbiamo saputo che la Iednota, contro ogni Nostra aspettativa, si oppone con ogni mezzo a che sia posto in atto ciò che assai opportunamente i Vescovi avevano disposto, adducendo il motivo che esso non aveva valore perché deciso senza avere ascoltato le persone interessate, e perché non erano state rispettate le procedure giuridiche. A nessuno sfugge l’inconsistenza di queste ragioni; basterebbe considerare quale danno la Iednota abbia arrecato alla disciplina ecclesiastica, sia con il suo comportamento, del quale abbiamo parlato, sia divulgando in mezzo alla gente le idee che sappiamo. I Vescovi, per parte loro, dovendo difendere scrupolosamente la disciplina ecclesiastica, non potevano certo indugiare ad intervenire per ristabilirla là dove avessero visto che era stata violata. Del resto, la procedura seguita dai Vescovi non richiedeva alcuna particolare forma giuridica, dal momento che apparteneva all’ambito cosiddetto amministrativo, non a quello giudiziario, cioè contenzioso o criminale.

Per quanto tutte queste considerazioni fossero state sottoposte ai dirigenti della Iednota, e in seguito avessero avuto la più ampia divulgazione, pure i ribelli continuarono a resistere gli ordini dei Vescovi, anzi si dedicarono con ancor maggiore impegno a ideare nuovi progetti per l’organizzazione della Iednota. Alcuni non si peritarono di affermare che la Sede Apostolica era propensa a mitigare la severità della legge sul sacro celibato, affrancandone coloro che abbandonassero lo stato ecclesiastico. Ora non riteniamo davvero necessario soffermarCi su questo punto e dimostrare quanto tutto ciò sia lontano dal vero. È ben noto, infatti, che, se la Chiesa Latina gode di prestigio e splendore, deve in gran parte la propria forza e la propria gloria allo stesso celibato ecclesiastico; perciò deve salvaguardarlo ad ogni costo, pieno ed integro.

E questo davvero non è mai stato così necessario, forse, come in questo infelicissimo tempo, in cui, col generale diffondersi di tante e così allettanti corruzioni, dominano ovunque sfrenate, incontrollate cupidigie, e pare non proporsi agli uomini alcun altro ideale se non quello di indulgere ciecamente ad ogni tentazione e di godere delle fugaci ebbrezze di questa vita. Il prete cattolico, dunque, che deve essere di guida agli altri nel frenare gl’impulsi incontrollati dell’animo, dovrà evitare di essere egli stesso malfermo in un compito di così grave responsabilità, ma al contrario sosterrà incessantemente gli altri col suo esempio, e ricorderà sempre l’esortazione del Santo Pontefice Siricio: «Dal giorno della nostra ordinazione dovremo votare i nostri cuori e i nostri corpi alla sobrietà e alla pudicizia » (1).

Pertanto, Venerabili Fratelli, riaffermiamo ora solennemente e formalmente quanto già più volte abbiamo avuto occasione di dichiarare, e cioè che giammai questa Sede Apostolica sarà indotta non solo ad abolire, ma nemmeno a mitigare, attenuandola in parte, la sacrosanta e oltremodo salutare legge del celibato ecclesiastico. Allo stesso modo neghiamo — come già facemmo nella lettera inviata all’Arcivescovo di Praga — che la Sede Apostolica possa giammai approvare quelle innovazioni demagogiche che alcuni propongono insistentemente di introdurre nella disciplina della Chiesa. A proposito poi della Iednota, Noi riconfermiamo col peso dell’autorità apostolica le citate deliberazioni dei Vescovi, e confidiamo vivamente che ad esse vorranno uniformarsi, consapevoli del proprio dovere, gli affiliati a tale organizzazione.

Frattanto, mentre attendiamo che cessi alfine la loro ostinata ribellione, traiamo motivo di consolazione e sollievo da una notizia che Ci viene recapitata: e cioè che in quella nazione i sacerdoti di origine Germanica si sono sottomessi all’autorità dei Vescovi ed hanno obbedito alle disposizioni, e così pure non pochi appartenenti al Clero Ceco si sono orientati ad abbandonare la Iednota. Possano seguirne l’esempio tutti gli altri, che vediamo precipitare, spinti da un impulso irragionevole: accorgendosi della rovina verso la quale stanno correndo, si ravvedano in tempo e sappiano ritrovare la retta via.

La seconda causa che Ci preoccupa vivamente è legata alla grave crisi in cui versano le Missioni Cattoliche, delle quali nulla è più prezioso per Noi che abbiamo quale primo compito il dovere di proseguire l’opera di Gesù Cristo. Ricordate ciò che dicemmo, trattando davanti a voi questo tema così importante il 3 luglio dell’anno scorso, cioè come volentieri constatassimo che le decisioni del Congresso di Versailles relative alle Missioni Cattoliche corrispondevano, se non in tutto, certo in gran parte ai loro interessi; e come fossimo al contempo fiduciosi che la stessa equità che aveva ispirato quegli illustri uomini politici nelle deliberazioni sarebbe stata loro compagna nel momento di renderle esecutive. Ma in realtà le cose non sono fin qui andate come avevamo diritto di sperare. In diverse regioni si è continuato per parecchio tempo ad ostacolare e a ritardare con intralci d’ogni genere l’opera apostolica della santa Chiesa presso gli infedeli. Noi non abbiamo tralasciato nulla, per quanto era in Noi, per rimuovere ogni ostacolo, e non senza qualche risultato. Tuttavia perdurano ancora qua e là circostanze tali che creano ritardi e impedimenti per l’attività delle Sante Missioni, con danno inimmaginabile per le anime. Si tratta evidentemente delle tristi conseguenze di quel conflitto che ha sconvolto il mondo così a lungo: residui che devono scomparire al più presto, in modo che non sia più assolutamente impedita la diffusione della fede cristiana da parte della Chiesa Cattolica: lo esige non soltanto la causa della religione, ma la causa stessa della civiltà e dell’umanità.

 


(1) Ad Himerium, c. VII, n.10.

 

 

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