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PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Perché si va al tempio

Venerdì, 22 novembre 2013

 

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIII, n. 266, Sab. 23/11/2013)

 

Il tempio esiste «per adorare Dio». E proprio per questo è «punto di riferimento della comunità», composta da persone che sono esse stesse «un tempio spirituale dove abita lo Spirito Santo». È una meditazione sul «vero senso del tempio» quella proposta da Papa Francesco nell’omelia della messa celebrata stamani, venerdì 22 novembre, nella cappella della Casa Santa Marta.

Come di consueto la riflessione del Pontefice ha preso le mosse dalla liturgia della Parola, in particolare dal passo tratto dal primo Libro dei Maccabei (4, 36-37. 52-59) — che parla della riconsacrazione del tempio compiuta da Giuda — e dal brano evangelico di Luca che racconta la cacciata dei mercanti dal tempio (19, 45-48).

Quella di Giuda Maccabeo — ha spiegato — non è stata la prima riconsacrazione e purificazione del tempio, che, nelle vicissitudini della storia, è stato anche «distrutto» durante le guerre tant’è che «ricordiamo quando Neemia fa la ricostruzione del tempio». E così Giuda Maccabeo, dopo la vittoria, pensa al tempio: «Ecco, sono stati sconfitti i nostri nemici: andiamo a purificare il santuario e a riconsacrarlo». Una purificazione e una riconsacrazione necessarie «perché i pagani avevano utilizzato il santuario per il loro culto». Dunque «si doveva purificare, riconsacrare».

Per Papa Francesco il messaggio di fondo «è tanto importante: il tempio come un luogo di riferimento della comunità, luogo di riferimento del popolo di Dio». E in questa prospettiva il Pontefice ha fatto anche rivivere «il percorso del tempio nella storia», che «incomincia con l’arca; poi Salomone fa la sua costruzione; poi diviene tempio vivo: Gesù Cristo il tempio. E finirà nella gloria, nella Gerusalemme celeste».

«Riconsacrare il tempio perché lì sia data gloria a Dio» è perciò il senso essenziale del gesto di Giuda Maccabeo, proprio perché «il tempio è il luogo dove la comunità va a pregare, a lodare il Signore, a rendere grazie, ma soprattutto ad adorare». Infatti «nel tempio si adora il Signore. Questo è il punto più importante» ha ribadito il Papa. E questa verità vale per ogni tempio e per ogni cerimonia liturgica, dove ciò che «è più importante è l’adorazione» e non «i canti e i riti», per quanto belli. «Tutta la comunità riunita — ha spiegato — guarda l’altare dove si celebra il sacrificio e adora. Ma io credo, umilmente lo dico, che noi cristiani forse abbiamo perso un po’ il senso dell’adorazione. E pensiamo: andiamo al tempio, ci raduniamo come fratelli, ed è buono, è bello. Ma il centro è lì dov’è Dio. E noi adoriamo Dio».

Papa Francesco ha perciò invitato a cogliere l’occasione per ripensare l’atteggiamento da tenere: «I nostri templi — ha chiesto — sono luoghi di adorazione? Favoriscono l’adorazione? Le nostre celebrazioni favoriscono l’adorazione?». Giuda Maccabeo e il popolo «avevano lo zelo per il tempio di Dio perché è la casa di Dio, la dimora di Dio. E loro andavano in comunità a trovare Dio lì, ad adorare».

Come narra l’evangelista Luca, «anche Gesù purifica il tempio». Ma lo fa con la «frusta in mano». Si mette a scacciare «gli atteggiamenti pagani, in questo caso degli affaristi che vendevano e avevano trasformato il tempio in piccoli negozi per vendere, per fare il cambio delle monete, della valuta». Gesù purifica il tempio ammonendo: «Sta scritto: la mia casa sarà casa di preghiera» e «non di altra cosa. Il tempio è un luogo sacro. E noi dobbiamo entrare lì, nella sacralità che ci porta all’adorazione. Non c’è un’altra cosa».

Inoltre, ha proseguito il Pontefice, «san Paolo ci dice che noi siamo templi dello Spirito Santo: io sono un tempio, lo spirito di Dio è in me. E anche ci dice: non rattristate lo spirito del Signore che è dentro di voi». In questo caso, ha precisato, possiamo parlare di «una sorta di adorazione, che è il cuore che cerca lo spirito del Signore dentro di sé. E sa che Dio è dentro di sé, che lo Spirito Santo è dentro di sé e ascolta e lo segue. Anche noi — ha affermato — dobbiamo purificarci continuamente perché siamo peccatori: purificarci con la preghiera, con la penitenza, con il sacramento della riconciliazione, con l’Eucaristia».

E così, ha spiegato il Santo Padre, «in questi due templi — il tempio materiale luogo di adorazione e il tempio spirituale dentro di me, dove abita lo Spirito Santo — il nostro atteggiamento deve essere la pietà che adora e ascolta; che prega e chiede perdono; che loda il Signore». E «quando si parla della gioia del tempio, si parla di questo: tutta la comunità in adorazione, in preghiera, in rendimento di grazia, in lode. Io in preghiera col Signore che è dentro di me, perché io sono tempio; io in ascolto; io in disponibilità».

Papa Francesco ha concluso l’omelia invitando a pregare perché «il Signore ci conceda questo vero senso del tempio per poter andare avanti nella nostra vita di adorazione e di ascolto della parola di Dio».

 



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