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PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Come si fa il dialogo

Venerdì, 24 gennaio 2014

 

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n.019, Sab. 25/01/2014)

 

Il dialogo si fa con l’umiltà, anche a costo di «ingoiare tanti rospi», perché non bisogna lasciare che nel nostro cuore crescano «muri» di risentimenti e odio. Lo ha detto Papa Francesco nella messa celebrata venerdì mattina, 24 gennaio, memoria liturgica di san Francesco di Sales, nella cappella della Casa Santa Marta.

Lo spunto per l’omelia è stato il passo del primo libro di Samuele (24, 3-21), che racconta il confronto fra Saul e Davide. «Ieri — ha ricordato il Papa — abbiamo sentito la parola di Dio» che «ci faceva vedere cosa fa la gelosia, cosa fa l’invidia nelle famiglie, nelle comunità cristiane». Sono atteggiamenti negativi che «portano sempre a tante liti, a tante divisioni. Anche all’odio». E «questa storia l’abbiamo vista nel cuore di Saul contro Davide: lui aveva quella gelosia» a tal punto «che voleva ucciderlo».

Ma «oggi — ha proseguito — la parola di Dio ci fa vedere un altro atteggiamento: quello di Davide». Il quale «sapeva benissimo» di essere «in pericolo; sapeva che il re voleva ucciderlo. E si è trovato proprio nella situazione di poter uccidere il re: e così finiva la storia». Eppure «ha scelto un’altra strada»; ha preferito «la strada dell’avvicinarsi, di chiarire la situazione, di spiegarsi. La strada del dialogo per fare la pace».

Invece il re Saul «rimuginava nel suo cuore queste amarezze», insultava «Davide perché credeva che era suo nemico. E questa cresceva nel suo cuore». Purtroppo, ha affermato il Papa, «queste fantasie crescono sempre quando noi le ascoltiamo, dentro di noi. E fanno un muro che ci allontana dall’altra persona». Così finiamo per rimanere «isolati in questo brodo amaro del nostro risentimento».

Ecco che Davide, «con l’ispirazione del Signore», spezza questo meccanismo di odio «e dice: no, io voglio dialogare con te!». È così, ha spiegato il Pontefice, che «incomincia la strada della pace. Con il dialogo». Ma, ha avvertito, «dialogare non è facile, è difficile». Tuttavia solo «con il dialogo si costruiscono ponti nel rapporto e non muri che ci allontanano».

«Per dialogare — ha precisato il Papa — prima di tutto è necessaria l’umiltà». Lo dimostra l’esempio di «Davide, umile, che ha detto al re: ma, guarda, io avrei potuto ucciderti, io avrei potuto farti questo, ma non lo voglio fare! Io voglio essere vicino a te perché tu sei l’autorità, tu sei l’unto del Signore!». Quello di Davide è «un atto di umiltà».

Dunque, per dialogare non c’è bisogno di alzare la voce ma «è necessaria la mitezza». E poi «è necessario pensare che l’altra persona ha qualcosa in più di me», così come ha fatto Davide, che guardando Saul diceva a se stesso: «Lui è l’unto del Signore, è più importante di me». Insieme «con l’umiltà, la mitezza, per dialogare — ha aggiunto il Pontefice — è necessario fare quello che abbiamo chiesto oggi nella preghiera all’inizio della messa: farsi tutto a tutti».

«Umiltà, mitezza, farsi tutto a tutti» sono i tre elementi base del dialogo. Ma — ha puntualizzato il Santo Padre — anche se «non è scritto nella Bibbia, tutti sappiamo che per fare queste cose bisogna ingoiare tanti rospi: dobbiamo farlo perché la pace si fa così!». La pace si fa «con l’umiltà, l’umiliazione», cercando sempre di «vedere nell’altro l’immagine di Dio». Così tanti problemi trovano la soluzione «con il dialogo in famiglia, nelle comunità, nei quartieri». Occorre la disponibilità a riconoscere di fronte all’altro: «Ma senti, scusa, io ho creduto questo...». L’atteggiamento giusto è «umiliarsi: è sempre bene fare il ponte, sempre sempre!». Questo è lo stile di chi vuole «essere cristiano»; anche se, ha ammesso il Papa, «non è facile, non è facile!». Eppure «Gesù: l’ha fatto, si è umiliato fino alla fine, ci ha fatto vedere la strada».

Il Pontefice ha poi suggerito un altro consiglio pratico: per aprire il dialogo «è necessario che non passi tanto tempo». I problemi infatti vanno affrontati «il più presto possibile, nel momento che si può fare dopo che è passata la tormenta». Bisogna subito «avvicinarsi al dialogo, perché il tempo fa crescere il muro», proprio «come fa crescere l’erba cattiva che impedisce la crescita del grano». E, ha messo in guardia, «quando i muri crescono è tanto difficile la riconciliazione: è tanto difficile!». Il vescovo di Roma ha fatto riferimento al muro a Berlino che per tanti anni è stato elemento di divisione. E ha notato che «anche nel nostro cuore» c’è la possibilità di diventare come Berlino, con un muro alzato verso gli altri. Da qui l’invito a «non lasciare che passi tanto tempo» e a «cercare la pace il più presto possibile».

In particolare il Papa ha voluto fare riferimento agli sposi: «È normale che voi litigate, è normale». E vedendo il sorriso di alcune coppie presenti alla messa, ha ribadito che «in un matrimonio si litiga, alcune volte volano i piatti pure». Però, ha consigliato, «mai finire la giornata senza fare la pace; senza il dialogo che alcune volte è soltanto un gesto», un darsi appuntamento «a domani».

«Io ho paura — ha affermato il Papa — di questi muri che crescono ogni giorno e favoriscono i risentimenti. Anche l’odio». E ha indicato di nuovo la scelta del «giovane Davide: poteva vendicarsi perfettamente», poteva uccidere il re, ma «ha scelto la strada del dialogo con l’umiltà, la mitezza, la dolcezza». E, in conclusione, ha chiesto «a san Francesco di Sales, dottore della dolcezza», di dare «a tutti noi la grazia di fare ponti con gli altri, mai muri».

 



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