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PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Il giorno del sì

Lunedì, 4 aprile 2016

 

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVI, n.077, 05/04/2016)

«Sì»: per il cristiano non c’è altra risposta alla chiamata di Dio. E soprattutto non ci deve essere mai l’atteggiamento di chi fa finta di non capire e si gira dall’altra parte. È proprio nella solennità dell’Annunciazione del Signore, lunedì mattina 4 aprile, che il Papa ha invitato a vivere una vera e propria «festa del sì», celebrando la messa nella cappella della Casa Santa Marta.

E un «sì» convinto stamani lo hanno pronunciato i sacerdoti che hanno concelebrato con Francesco nel giorno del loro cinquantesimo anniversario di ordinazione. E anche le religiose vincenziane che lavorano a Santa Marta che hanno rinnovato i voti. «È tutta una storia che finisce e incomincia in questa solennità che oggi celebriamo: la storia dell’uomo, quando esce dal paradiso» ha voluto subito far notare il Papa all’inizio dell’omelia. Dopo il peccato, infatti, il Signore comanda all’uomo di camminare e riempire la terra: «Sii fecondo e vai avanti». Ma «il Signore era attento a quello che faceva l’uomo». Tanto che «alcune volte, quando l’uomo sbagliò, Lui punì l’uomo: pensiamo a Babele o al diluvio».

Così Dio sempre «guardava cosa faceva l’uomo: a un certo punto, questo Dio che guardava e custodiva l’uomo, decise di fare un popolo e chiama nostro padre Abramo: “Esci dalla tua terra, dalla tua casa”». E Abramo «obbedì, ha detto “sì”» al Signore «ed è partito dalla sua terra senza sapere dove sarebbe andato». È «il primo “sì” del popolo di Dio». E proprio «con Abramo, Dio — che guardava il popolo — incominciò a “camminare con”. E camminò con Abramo: “Cammina nella mia presenza” gli ha detto».

Dio, ha spiegato il Papa, «fece poi lo stesso con Mosè, al quale a ottant’anni disse: “Fa’ questo”. E Mosè a ottant’anni — è anziano — dice “sì!”. E va a liberare il popolo».

Ma Dio, ha affermato ancora il Pontefice, «fece lo stesso con i profeti»: pensiamo per esempio a Isaia che, quando il Signore gli dice di andare a dire le cose al popolo, risponde di avere «le labbra impure». Ma «il Signore purifica le labbra di Isaia e Isaia dice “sì!”».

E anche con Geremia, ha ricordato il Papa, avviene lo stesso: «Signore, io non so parlare, sono un ragazzino!» è la prima risposta del profeta. Ma Dio gli comanda di andare comunque e lui risponde «sì!». Sono «tanti, tanti» quelli «che hanno detto “sì”», è davvero una «umanità di uomini e donne anziani che hanno detto “sì” alla speranza del Signore». E nell’omelia Francesco ha voluto ricordare anche Simeone e Anna.

«Oggi — ha spiegato — il Vangelo ci dice la fine di questa catena di “sì” e l’inizio di un altro “sì” che incomincia a crescere: il “sì” di Maria». Proprio «questo “sì” fa che Dio — ha affermato il Pontefice — non solo guardi come va l’uomo, non solo cammini con il suo popolo, ma che si faccia uno di noi e prenda la nostra carne». Infatti «il “sì” di Maria apre la porta al “sì” di Gesù: “Io vengo per fare la tua volontà”». E «questo “sì” che va con Gesù durante tutta la vita, fino alla croce: “Allontana da me questo calice, Padre, ma sia fatta la tua volontà”». È «in Gesù Cristo che, come dice Paolo ai corinzi, vi è il “sì” di Dio: Lui è il “sì”».

«È una bella giornata — ha rimarcato il Papa — per ringraziare il Signore di averci insegnato questa strada del “sì”, ma anche per pensare alla nostra vita». Oltrettutto «alcuni di voi — ha detto rivolgendosi direttamente ai sacerdoti presenti alla messa — celebrano il cinquantesimo di sacerdozio: bella giornata per pensare ai “sì” della vostra vita». Ma «tutti noi, durante ogni giorno, dobbiamo dire “sì” o “no”, e pensare se sempre diciamo “sì” o tante volte ci nascondiamo, con la testa bassa, come Adamo e Eva, per non dire “no”» facendo finta di non capire «quello che Dio chiede».

«Oggi è la festa del “sì”» ha rilanciato Francesco. Infatti «nel “sì” di Maria c’è il “sì” di tutta la storia della salvezza e incomincia lì l’ultimo “sì” dell’uomo e di Dio: lì Dio ricrea, come all’inizio con un “sì” ha fatto il mondo e l’uomo, quella bella creazione: con questo “sì” io vengo per fare la tua volontà e più meravigliosamente ricrea il mondo, ricrea tutti noi». È «il “sì” di Dio che ci santifica, che ci fa andare avanti in Gesù Cristo». Ecco perché oggi è la giornata giusta «per ringraziare il Signore e per domandarci: io sono uomo o donna del “sì” o sono uomo o donna del “no”? O sono uomo o donna che guardo un po’ dall’altra parte, per non rispondere?».

Il Papa ha quindi espresso la speranza «che il Signore ci dia la grazia di entrare in questa strada di uomini e donne che hanno saputo dire il “sì”». E dopo aver avuto un pensiero per i sacerdoti, Francesco ha concluso rivolgendosi alle religiose della comunità di Santa Marta: «In questo momento, in silenzio, le suore che sono in questa Casa rinnoveranno i voti: lo fanno ogni anno, perché San Vincenzo era intelligente e sapeva che la missione che affidava loro era molto difficile, e per questo ha voluto che ogni anno rinnovassero i voti. Noi in silenzio accompagniamo la rinnovazione».

 



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