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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA CAMPAGNA DI FRATERNITÀ 2014 DELLA CHIESA IN BRASILE

 

Cari brasiliani,

Ricordando sempre il cuore grande e l’accoglienza calorosa con cui mi avete aperto le braccia nella visita di fine luglio scorso, vi chiedo ora di poter essere vostro compagno nel cammino quaresimale, che inizia il 5 marzo, parlandovi della Campagna della Fraternità che vi ricorda la vittoria della Pasqua: «Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi» (Gal 5, 1). Con la sua Passione, Morte e Resurrezione, Gesù Cristo ha liberato l’umanità dalle catene della morte e del peccato. Nei prossimi quaranta giorni, cercheremo di prendere sempre più coscienza della misericordia infinita che Dio ha avuto verso di noi e che ci ha poi chiesto di trasmettere agli altri, soprattutto a quanti soffrono di più: «Sii libero! Vai e aiuta i tuoi fratelli a essere liberi!». In tal senso, volendo mobilitare i cristiani e le persone di buona volontà della società brasiliana per una piaga sociale qual è il traffico di esseri umani, i nostri fratelli vescovi del Brasile vi propongono quest’anno il tema «Fraternità e Traffico Umano».

Non è possibile restare impassibili, sapendo che esistono esseri umani trattati come merce! Si pensi alle adozioni di bambini per l’espianto di organi, alle donne ingannate e costrette a prostituirsi, ai lavoratori sfruttati, senza diritti né voce, etc... Questo è traffico umano! «E su questo piano c’è bisogno di un profondo esame di coscienza: quante volte infatti tolleriamo che un essere umano venga considerato come un oggetto, esposto per vendere un prodotto o per soddisfare desideri immorali? La persona umana non si dovrebbe mai vendere e comprare come una merce. Chi la usa e la sfrutta, anche indirettamente, si rende complice di questa sopraffazione» (Discorso ai nuovi Ambasciatori, 12/XII/2013). Se poi scendiamo a livello familiare ed entriamo nelle case, quante volte vi regna la sopraffazione! Genitori che schiavizzano i figli, figli che schiavizzano i genitori; coniugi che, dimentichi della loro chiamata al dono, si sfruttano come se fossero un prodotto a perdere, che si usa e si getta via; anziani senza un posto, bambini e adolescenti senza voce. Quanti attacchi ai valori basilari del tessuto sociale e della stessa convivenza sociale! Sì, c’è bisogno di un profondo esame di coscienza. Come si può annunciare la gioia della Pasqua senza essere solidali con coloro ai quali qui in terra la libertà viene negata?

Cari brasiliani, possiamo esserne certi: io offendo la dignità umana dell’altro solo perché prima ho venduto la mia. In cambio di cosa? Del potere, della fama, dei beni materiali. E questo — stupitevi! — in cambio della mia dignità di figlio e figlia di Dio, riscattata al prezzo del sangue di Cristo sulla Croce e garantita dallo Spirito Santo che grida dietro di noi: «Abbà, Padre!» (cfr. Gal 4, 6). La dignità umana è uguale in ogni essere umano: quando la calpesto nell’altro, sto calpestando la mia. È stato per la libertà che Cristo ci ha liberati! Lo scorso anno, quando sono stato insieme a voi, ho affermato che il popolo brasiliano dava una grande lezione di solidarietà; certo di ciò, mi auguro che i cristiani e le persone di buona volontà possano impegnarsi affinché mai nessun uomo o donna, giovane o bambino, sia vittima del traffico umano! E la base più efficace per ristabilire la dignità umana è annunciare il Vangelo di Cristo nelle campagne e nelle città, poiché Gesù vuole spargere ovunque vita in abbondanza (cfr. Evangelii gaudium, n. 75).

Con questi voti, invoco la protezione dell’Altissimo su tutti i brasiliani, affinché giunga loro la vita nuova in Cristo, nella più perfetta libertà dei figli di Dio (cfr. Rom 8, 21), risvegliando in ogni cuore sentimenti di tenerezza e di compassione per il proprio fratello e la propria sorella bisognosi di libertà, mentre di buon grado vi imparto una propiziatrice Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 25 febbraio 2014

 

Francesco

 


*L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n.053, Giov. 06/03/2014

 



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