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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI ALLA XXXII CONFERENZA INTERNAZIONALE SUL TEMA
“AFFRONTARE LE DISPARITÀ GLOBALI IN MATERIA DI SALUTE”

[AULA NUOVA DEL SINODO, 16-18 NOVEMBRE 2017]

 

Al Venerato Fratello
Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson
Prefetto del Dicastero per il Servizio
dello Sviluppo Umano Integrale

Desidero far giungere il mio cordiale saluto ai partecipanti alla XXXII Conferenza internazionale sul tema Affrontare le disparità globali in materia di salute. Ringrazio di cuore quanti hanno collaborato per l’evento, in particolare il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e la Confederazione Internazionale delle Istituzioni Sanitarie Cattoliche.

Nella Conferenza dello scorso anno, a fronte di alcuni dati positivi riguardanti l’aspettativa di vita media e la lotta alle malattie a livello globale, era risultato evidente il grande divario tra Paesi ricchi e Paesi poveri nell’accesso alle cure e ai trattamenti sanitari. Si decise così di affrontare concretamente il tema delle disparità e dei fattori sociali, economici, ambientali e culturali che le alimentano. La Chiesa non può non interessarsene, nella consapevolezza che la sua missione, orientata al servizio dell’essere umano creato a immagine di Dio, è tenuta a farsi carico anche della cura della sua dignità e dei suoi diritti inalienabili.

Nella Nuova Carta degli Operatori Sanitari è scritto, al riguardo, che «il diritto fondamentale alla tutela della salute attiene al valore della giustizia, secondo il quale non ci sono distinzioni di popoli e nazioni, tenuto conto delle oggettive situazioni di vita e di sviluppo dei medesimi, nel perseguimento del bene comune, che è contemporaneamente bene di tutti e di ciascuno» (n. 141). La Chiesa suggerisce che l’armonizzazione del diritto alla tutela della salute e del diritto alla giustizia venga assicurata da un’equa distribuzione di strutture sanitarie e di risorse finanziarie, secondo i principi di solidarietà e di sussidiarietà. Come la Carta ricorda, «anche i responsabili delle attività sanitarie devono lasciarsi provocare in modo forte e singolare, consapevoli che “mentre i poveri del mondo bussano ancora alle porte dell’opulenza, il mondo ricco rischia di non sentire più quei colpi alla sua porta, per una coscienza oramai incapace di riconoscere l’umano”» (n. 91; Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate, 75).

Apprendo con soddisfazione che la Conferenza ha elaborato un progetto per contribuire ad affrontare concretamente queste sfide: l’istituzione di una piattaforma operativa di condivisione e collaborazione tra le istituzioni sanitarie cattoliche presenti nei diversi contesti geografici e sociali. Volentieri incoraggio gli attori di tale progetto a perseverare nell’impegno, con l’aiuto di Dio. A ciò sono chiamati anzitutto gli operatori sanitari e le loro associazioni professionali, tenuti a farsi promotori di una sempre maggiore sensibilizzazione presso le istituzioni, gli enti assistenziali e l’industria sanitaria, affinché tutti possano realmente beneficiare del diritto alla tutela della salute. Certamente, esso non dipende solo dall’assistenza sanitaria, ma anche da complessi fattori economici, sociali, culturali e decisionali. Perciò «la necessità di risolvere le cause strutturali della povertà non può attendere, non solo per una esigenza pragmatica di ottenere risultati e di ordinare la società, ma per guarirla da una malattia che la rende fragile e indegna e che potrà solo portarla a nuove crisi. I piani assistenziali, che fanno fronte ad alcune urgenze, si dovrebbero considerare solo come risposte provvisorie. Finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri, rinunciando all’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e aggredendo le cause strutturali della inequità, non si risolveranno i problemi del mondo e in definitiva nessun problema. L’inequità è la radice dei mali sociali» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 202).

Vorrei anche soffermarmi su un aspetto imprescindibile, soprattutto per chi serve il Signore dedicandosi alla salute dei fratelli. Se l’aspetto organizzativo è fondamentale per prestare le cure dovute e offrire la migliore attenzione all’essere umano, è anche necessario che non vengano mai a mancare, negli operatori sanitari, le dimensioni dell’ascolto, dell’accompagnamento e del sostegno alla persona. Gesù, nella parabola del Buon Samaritano, ci offre gli atteggiamenti attraverso cui concretizzare la cura nei riguardi del nostro prossimo segnato dalla sofferenza. Il Samaritano anzitutto “vede”, si accorge e “ha compassione” per l’uomo spogliato e ferito. Non è una compassione sinonimo solo di pena o dispiacere, è qualcosa di più: indica la predisposizione a entrare nel problema, a mettersi nella situazione dell’altro. Anche se l’uomo non può uguagliare la compassione di Dio, che entra nel cuore dell’uomo e abitandolo lo rigenera, tuttavia può imitarla “facendosi vicino”, “fasciando le ferite”, “facendosene carico”, “prendendosi cura” (cfr Lc 10,33-34). Un’organizzazione sanitaria efficiente e in grado di affrontare le disparità non può dimenticare la sua sorgente primaria: la compassione, del medico, dell’infermiere, dell’operatore, del volontario, di tutti coloro che per questa via possono sottrarre il dolore alla solitudine e all’angoscia.

La compassione è una via privilegiata anche per edificare la giustizia, perché, mettendoci nella situazione dell’altro, non solo ci permette di incontrarne le fatiche, le difficoltà e le paure, ma pure di scoprirne, all’interno della fragilità che connota ogni essere umano, la preziosità e il valore unico, in una parola: la dignità. Perché la dignità umana è il fondamento della giustizia, mentre la scoperta dell’inestimabile valore di ogni uomo è la forza che ci spinge a superare, con entusiasmo e abnegazione, le disparità.

Desidero infine rivolgermi ai rappresentanti di alcune ditte farmaceutiche che sono stati convocati qui a Roma per affrontare il problema dell’accesso alle terapie antiretrovirali in età pediatrica. Vi è un passaggio della Nuova Carta per gli Operatori Sanitari che vorrei affidarvi: «Se è innegabile che la conoscenza scientifica e la ricerca delle imprese del farmaco abbiano leggi proprie alle quali attenersi, come, ad esempio, la tutela della proprietà intellettuale e un equo profitto quale supporto all’innovazione, queste devono trovare adeguata composizione con il diritto all’accesso alle terapie essenziali e\o necessarie soprattutto dei Paesi meno sviluppati, e ciò soprattutto nel caso delle cosiddette “malattie rare” e “neglette”, alle quali si accompagna il concetto di “farmaci orfani”. Le strategie sanitarie, volte al perseguimento della giustizia e del bene comune, devono essere economicamente ed eticamente sostenibili. Infatti, mentre devono salvaguardare la sostenibilità sia della ricerca sia dei sistemi sanitari, dovrebbero al contempo rendere disponibili farmaci essenziali in quantità adeguate, in forme farmaceutiche fruibili e di qualità garantita, accompagnati da un’informazione corretta e a costi accessibili ai singoli e alle comunità» (n. 92).

Vi ringrazio per il generoso impegno con cui esercitate la vostra preziosa missione. Vi do la benedizione apostolica e vi chiedo di ricordarvi di me nella preghiera.

Dal Vaticano, 18 novembre 2017

Francesco

 



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