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VIDEOMESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
IN OCCASIONE DELLA VEGLIA DI PENTECOSTE PROMOSSA DA CHARIS

Sabato, 30 maggio 2020

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Mentre si stava compiendo la festa della Pentecoste, tutti i credenti si trovavano riuniti nello stesso luogo. Così inizia il secondo capitolo del libro degli Atti degli Apostoli che abbiamo appena ascoltato. Anche oggi, grazie ai progressi tecnici, siamo riuniti, credenti di diverse parti del mondo, nella veglia di Pentecoste.

Il racconto continua: «Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatté impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo» (vv. 2-4).

Lo Spirito si posa su ognuno dei discepoli, su ognuno di noi. Lo Spirito promesso da Gesù viene a rinnovare, a convertire, a guarire ognuno di noi. Viene a guarire le paure — quante paure abbiamo —, le insicurezze; viene a guarire le nostre ferite, anche le ferite che ci facciamo gli uni gli altri; e viene a trasformarci in discepoli, discepoli missionari, testimoni, pieni di coraggio, della parresia apostolica, necessari per la predicazione del Vangelo di Gesù come leggiamo, nei versetti che seguono, che accadde ai discepoli.

Oggi più che mai abbiamo bisogno che il Padre ci mandi lo Spirito Santo. Nel primo capitolo degli Atti degli Apostoli, Gesù dice ai suoi discepoli «di attendere l’adempimento della promessa del Padre, “quella — disse — che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo”» (v. 4). E, nel versetto 8, aggiunge: «Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra».

Testimonianza di Gesù. A questa testimonianza ci conduce lo Spirito Santo. Oggi il mondo soffre, è ferito; viviamo in un mondo molto ferito, che soffre, specialmente nei più poveri, che vengono scartati, ora che tutte le nostre sicurezze umane sono sparite, il mondo ha bisogno che noi gli diamo Gesù. Ha bisogno della nostra testimonianza del Vangelo, il Vangelo di Gesù. Questa testimonianza la possiamo dare soltanto con la forza dello Spirito Santo.

Abbiamo bisogno che lo Spirito ci dia occhi nuovi, apra la nostra mente e il nostro cuore per affrontare il momento presente e il futuro con la lezione appresa: siamo una sola umanità. Nessuno si salva da solo. Nessuno. San Paolo dice nella Lettera ai Galati: «Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti uniti a Cristo siamo uno solo, un corpo solo» (cfr. 3, 28) reso coeso dalla forza dello Spirito Santo. Da questo Battesimo dello Spirito Santo che Gesù annuncia. Lo sappiamo, lo sappiamo, ma questa pandemia che viviamo ce lo ha fatto sperimentare in modo molto più drammatico.

Abbiamo davanti a noi il dovere di costruire una realtà nuova. Il Signore lo farà; noi possiamo collaborare: «Io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21, 5).

Quando usciremo da questa pandemia, non potremo continuare a fare ciò che stavamo facendo e come lo stavamo facendo. No, sarà tutto diverso. Tutta questa sofferenza non sarà servita a nulla se non costruiremo tutti insieme una società più giusta, più equa, più cristiana, non di nome, ma di fatto, una realtà che ci porti a una condotta cristiana. Se non lavoreremo per porre fine alla pandemia della povertà nel mondo, alla pandemia della povertà nel paese di ognuno di noi, nella città dove vive ognuno di noi, questo tempo sarà stato invano.

Dalle grandi prove dell’umanità, e tra queste la pandemia, si esce migliori o peggiori. Non si esce uguali.

Io vi chiedo: Come volete uscirne voi? Migliori o peggiori? Ed è per questo che oggi ci apriamo allo Spirito Santo affinché sia Lui a cambiare il nostro cuore e ad aiutarci a uscirne migliori.

Se non vivremo per essere giudicati secondo quello che ci dice Gesù: «Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, sono stato carcerato e siete venuti a trovarmi, forestiero e mi avete ospitato» (cfr. Mt 25, 35-36), non ne usciremo migliori.

E questo è compito di tutti, di tutti noi. E anche di voi di Charis, che siete tutti i carismatici uniti.

Il terzo documento di Malines, scritto negli anni Settanta dal cardinale Suenens e dal vescovo Helder Camara, intitolato Rinnovamento Carismatico e servizio all’uomo, segna questo cammino come una corrente di grazia. Siate fedeli a questa chiamata dello Spirito Santo!

Mi tornano ora in mente le parole profetiche di Giovanni XXIII con cui annuncia il concilio Vaticano II e di cui il Rinnovamento Carismatico fa tesoro in modo particolare: «E si degni l’adorabile Spirito di Dio, accondiscendendo alle aspettative di tutti, di accogliere questa supplica, che ogni giorno gli viene rivolta da ogni parte della terra: “Rinnova in questa nostra epoca i tuoi prodigi, quasi come con una nuova Pentecoste, e concedi alla Santa Chiesa che, perseverando concordemente e assiduamente con Maria, la Madre di Gesù, e guidata da San Pietro, estenda il regno del divin Salvatore, regno di verità e di giustizia, regno di amore e di pace”».

Auguro a tutti voi in questa veglia la consolazione dello Spirito Santo. E la forza dello Spirito Santo per uscire da questo momento di dolore, di tristezza e di prova che è la pandemia; per uscirne migliori.

Che il Signore vi benedica e la Vergine Maria vi custodisca.



*L'Osservatore Romano
, ed. quotidiana, Anno CLX, n. 124, 01-02/06/2020



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