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EPISTOLA
DEL SOMMO PONTEFICE
GREGORIO XVI

QUOD DE TUA

 

Al diletto figlio F. Lamennais.

Il Papa Gregorio XVI. 
Diletto figlio, salute e Benedizione Apostolica.

Abbiamo constatato con gioia che quanto Ci ripromettevamo circa la tua fede in Noi e nell’Apostolica Sede ha avuto finalmente compimento con un’umile e semplice dichiarazione che tu ti sei premurato di farci avere per mezzo del Venerabile Fratello Nostro il Cardinale Bartolomeo, Vescovo di Ostia. Abbiamo perciò benedetto il Padre della luce, dal quale ricevemmo questa grande consolazione; diciamo quindi col salmista che ha allietato l’anima Nostra «in proporzione dei numerosi dolori».

Da questo momento allarghiamo col massimo affetto per te il cuore della paterna carità, diletto figlio, ed esultando nel Signore Ci rallegriamo con te, ora che hai ottenuto la vera e piena pace dalla generosità di Colui che salva gli umili di spirito, e respinge coloro che attingono il loro sapere dalle dottrine mondane e non dalla scienza che proviene da Lui. Questa infatti é la più luminosa, questa è la vera vittoria che vince il mondo e che procura gloria perenne al tuo nome; senza lasciarti fuorviare da alcuna umana opinione, senza lasciarti irretire dalle insidiose macchinazioni dei nemici, hai soltanto mirato a raggiungere quella meta verso cui ti chiamava la voce del padre amoroso, come prescritto dalla verità e dall’onestà.

Insisti dunque, diletto figlio, nell’offrire alla Chiesa motivi di letizia proseguendo il tuo cammino nella virtù, nell’obbedienza e nella fede; continua a segnalarti per quegli stessi meriti d’ingegno e di cultura per i quali sei prestante, in modo che anche altri siano unanimi nell’approvare e nel testimoniare la dottrina trasmessa dalla Nostra lettera enciclica. Si accrebbe grandemente il Nostro gaudio poiché subito hai agito in modo che la dichiarazione, da Noi ricevuta, uscisse con la piena approvazione del diletto figlio Gerbezio, uno dei tuoi discepoli che pertanto con questa Nostra epistola vogliamo sommamente lodare.

Ma non è lecito fingere di non sapere che il nemico continuerà a seminare zizzania. Tuttavia fatti coraggio, o figlio, e sii tenace nel santo proposito di essere accolto «dove c’è protezione per tutti» (afferma il Pontefice Sant’Innocenzo), «dove c’è sicurezza, dove c’è un porto che resiste ai flutti, dove c’è un tesoro di beni infiniti». Se poi, mantenendoti saldo su quella pietra che è Cristo, combatterai strenuamente e senza pericolo le battaglie del Signore, perché ovunque fiorisca la sana dottrina, la pace cattolica non sarà turbata da alcuna esercitazione di novità, anche se introdotta con qualsivoglia onestissimo pretesto.

Poniamo qui termine a questa epistola che ti abbiamo inviato come testimonianza della Nostra buona disposizione nei tuoi confronti, e perciò supplichiamo ardentemente Dio, largitore di tutti i beni, affinché con l’intercessione della Santissima Vergine che è Nostra speranza, guida e maestra, nelle spaventose difficoltà dei tempi Egli stesso confermi l’opera che ha compiuto e, come auspicio di una così alta protezione, con molto affetto impartiamo a te l’Apostolica Benedizione.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 28 dicembre 1833, anno terzo del Nostro Pontificato.



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