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GIOVANNI PAOLO II

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 11 novembre  1987

 

1. Un testo di sant’Agostino ci offre la chiave per interpretare i miracoli di Cristo come segni del suo potere salvifico: “L’essersi fatto uomo per noi ha giovato alla nostra salvezza assai più dei miracoli che egli ha compiuto tra noi; ed è più importante che l’aver sanato le malattie del corpo destinato a morire” (S. Augustini, In Io. Ev. Tr., 17, 1). In ordine a questa salute dell’anima e alla redenzione del mondo intero Gesù ha compiuto anche i miracoli di ordine corporale. E dunque il tema della presente catechesi è il seguente: mediante i “miracoli, prodigi e segni” che ha compiuto, Gesù Cristo ha manifestato il suo potere di salvare l’uomo dal male che minaccia l’anima immortale e la sua vocazione all’unione con Dio.

2. È ciò che si rivela in modo particolare nella guarigione del paralitico di Cafarnao. Le persone che l’hanno portato, non riuscendo ad entrare attraverso la porta nella casa in cui Gesù insegna, calano il malato attraverso un’apertura del tetto, così che il poveretto viene a trovarsi ai piedi del Maestro. “Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: “Figliolo ti sono rimessi i tuoi peccati””. Queste parole suscitano in alcuni dei presenti il sospetto di bestemmia: “Costui bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?”. Quasi in risposta a quelli che avevano pensato così, Gesù si rivolge ai presenti con le parole: “Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino - disse al paralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua. Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti” (cf. Mc 2, 1-12 e anche Mt 9, 1-8; Lc 5, 18-26; Lc 5, 25).

Gesù stesso spiega in questo caso che il miracolo di guarigione del paralitico è segno del potere salvifico per cui egli rimette i peccati. Gesù compie questo segno per manifestare di essere venuto come Salvatore del mondo, che ha come compito principale quello di liberare l’uomo dal male spirituale, il male che separa l’uomo da Dio e impedisce la salvezza in Dio, qual è appunto il peccato.

3. Con la stessa chiave si può spiegare quella categoria speciale dei miracoli di Cristo che è “scacciare i demoni”, “Esci, spirito immondo da quest’uomo!” intima Gesù, secondo il Vangelo di Marco, incontrando un indemoniato nel paese dei Geraseni (Mc 5, 8). In quella circostanza assistiamo a un colloquio insolito. Quando quello “spirito immondosi sente minacciato da parte di Cristo, urla contro di lui: “Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!”. A sua volta Gesù “gli domandò: “Come ti chiami?”. “Mi chiamo Legione, gli rispose, perché siamo in molti”” (cf. Mc 5, 7-9). Siamo dunque sul margine di un mondo oscuro, dove giocano fattori fisici e psichici che senza dubbio hanno il loro peso nel causare delle condizioni patologiche in cui si inserisce quella realtà demoniaca, rappresentata e descritta variamente nel linguaggio umano, ma radicalmente ostile a Dio e quindi all’uomo e a Cristo venuto a liberarlo da quel potere maligno. Ma suo malgrado, anche lo “spirito immondo”, in quell’urto con l’altra presenza, prorompe in quella ammissione proveniente da una intelligenza perversa ma lucida: “Figlio del Dio altissimo“!

4. Nel Vangelo di Marco troviamo anche la descrizione dell’avvenimento qualificato abitualmente come guarigione dell’epilettico. Infatti i sintomi riferiti dall’evangelista sono caratteristici anche di questa malattia (“schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce”). Tuttavia il padre dell’epilettico presenta a Gesù il suo figlio come posseduto da uno spirito maligno, il quale lo scuote con convulsioni, lo fa cadere per terra e lui si rotola spumando. Ed è ben possibile che in uno stato di infermità come quello s’infiltri e operi il maligno, ma anche ad ammettere che si tratti di un caso di epilessia, dalla quale Gesù guarisce il ragazzo ritenuto indemoniato da suo padre, resta tuttavia significativo che egli effettui quella guarigione ordinando allo “spirito muto e sordo”: “Esci da lui e non rientrare più” (cf. Mc 9, 17-27). È una riaffermazione della sua missione e del suo potere di liberare l’uomo dal male dell’anima fino alle radici.

5. Gesù fa conoscere chiaramente questa sua missione di liberare l’uomo dal male e prima di tutto dal peccato, male spirituale. È una missione che comporta e spiega la sua lotta con lo spirito maligno che è il primo autore del male nella storia dell’uomo. Come leggiamo nei Vangeli, Gesù ripetutamente dichiara che tale è il senso della sua opera e di quella dei suoi apostoli. Così in Luca: “Io vedevo satana cadere dal cielo come folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare” (Lc 10, 18-19). E secondo Marco, Gesù dopo aver costituito i Dodici, li manda “a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demoni” (Mc 3, 14-15). Secondo Luca anche i settantadue discepoli, dopo il ritorno dalla loro prima missione, riferiscono a Gesù: “Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome” (Lc 10, 17).

Così si manifesta il potere del Figlio dell’uomo sul peccato e sull’autore del peccato. Il nome di Gesù, nel quale anche i demoni sono soggiogati, significa Salvatore. Tuttavia questa sua potenza salvifica avrà il suo adempimento definitivo nel sacrificio della croce. La croce segnerà la vittoria totale su satana e sul peccato, perché questo è il disegno del Padre che il suo Figlio unigenito esegue facendosi uomo: vincere nella debolezza e raggiungere la gloria della risurrezione e della vita attraverso l’umiliazione della croce. Anche in questo fatto paradossale rifulge il suo potere divino, che può giustamente chiamarsi la “potenza della croce”.

6. Fa parte di questa potenza, e appartiene alla missione del Salvatore del mondo manifestata dai “miracoli, prodigi e segni”, anche la vittoria sulla morte, drammatica conseguenza del peccato. La vittoria sul peccato e sulla morte segna la via della missione messianica di Gesù da Nazaret al Calvario. Tra i “segni” che indicano particolarmente il suo cammino verso la vittoria sulla morte, vi sono soprattutto le risurrezioni: “i morti risuscitano” (Mt 11, 5), risponde infatti Gesù alla domanda sulla sua messianità rivoltagli dai messaggeri di Giovanni Battista (cf. Mt 11,3). E tra i vari “morti” risuscitati da Gesù, merita un’attenzione particolare Lazzaro di Betania, perché la sua risurrezione è come un “preludio” alla croce e alla risurrezione di Cristo, in cui si compie la definitiva vittoria sul peccato e sulla morte.

7. L’evangelista Giovanni ci ha lasciato una descrizione particolareggiata dell’avvenimento. A noi basti riferire il momento conclusivo. Gesù chiede di togliere il masso che chiude la tomba (“Togliete la pietra”). Marta, la sorella di Lazzaro osserva che il fratello è già da quattro giorni nel sepolcro e il corpo certamente ha iniziato a decomporsi. Tuttavia Gesù grida a gran voce: “Lazzaro vieni fuori!”. “E il morto uscì”, attesta l’evangelista (cf. Gv 11, 38-43). Il fatto suscita la fede in molti dei presenti. Altri invece si recano dai rappresentanti del Sinedrio, per denunciare l’avvenimento. Sommi sacerdoti e farisei ne restano preoccupati, pensano ad una possibile reazione dell’occupante romano (“verranno i romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione” (cf. Gv 11, 45-48). Proprio allora cadono sul Sinedrio le famose parole di Caifa: “Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera”. E l’evangelista annota: “Questo però non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò”. Di quale profezia si tratta? Ecco, Giovanni ci dà la lettura cristiana di quelle parole, che sono di una dimensione immensa: “Gesù doveva morire per la nazione e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi” (cf. Gv 11, 49-52).

8. Come si vede, la descrizione di Lazzaro contiene anche indicazioni essenziali riguardanti il significato salvifico di questo miracolo. Sono indicazioni definitive, perché proprio allora viene presa dal Sinedrio la decisione sulla morte di Gesù (cf. Gv 11, 53). E sarà la morte redentrice “per la nazione” e “per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi”: per la salvezza del mondo. Ma Gesù ha già detto che quella morte diventerà pure la vittoria definitiva sulla morte. In occasione della risurrezione di Lazzaro egli ha assicurato a Marta: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno” (Gv 11, 25-26).

9. Alla fine della nostra catechesi torniamo ancora una volta al testo di sant’Agostino: “Se consideriamo adesso i fatti operati dal Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo, vediamo che gli occhi dei ciechi, aperti miracolosamente, furono rinchiusi dalla morte, e le membra dei paralitici, sciolte dal miracolo, furono di nuovo immobilizzate dalla morte: tutto ciò che temporalmente fu sanato nel corpo mortale, alla fine fu disfatto; ma l’anima che credette, passò alla vita eterna. Con questo infermo il Signore ha voluto dare un grande segno all’anima che avrebbe creduto, per la cui remissione dei peccati era venuto, e per sanare le cui debolezze egli si era umiliato” (S. Augustini, In Io. Ev. Tr., 17, 1).

Sì, tutti i “miracoli, prodigi e segni” di Cristo sono in funzione della rivelazione di lui come Messia, di lui come Figlio di Dio: di lui che, solo, ha il potere di liberare l’uomo dal peccato e dalla morte. Di lui che veramente è il Salvatore del mondo.


Ai fedeli di lingua francese

Chers frères et Sœurs de langue française, en cette dernière semaine de l’année liturgique, je vous invite à accueillir dans la joie de la foi le règne d’amour et de paix.

Parmi vous, je salue cordialement un groupe de pèlerins de Côte d’Ivoire, venus auprès du tombeau de Pierre après avoir vénéré le tombeau du Christ en Terre Sainte. Que votre long itinéraire soit pour vous un heureux pèlerinage de la foi! Et apportez dans votre pays le salut du successeur de Pierre! A tous, je donne volontiers ma Bénédiction.

Ai pellegrini di lingua inglese

I wish to extend a special word of welcome to the pilgrims who have come from Korea. And I offer very cordial greetings to the large group of visitors from Canada. I greet all the English-speaking visitors present at today’s audience, including those from England, Wales, Sweden, Denmark, Japan and the United States. To you and your loved ones I most willingly impart my Apostolic Blessing.

Ad un gruppo di pellegrini giapponesi

Saluto con affetto un gruppo di “Ave Maria pilgrimage tour” proveniente da varie parti del Giappone. Auguro che la vostra visita a Roma porti frutti spirituali a ciascuno di voi e alle vostre famiglie.

Ai pellegrini giunti dalla Spagna e dall’America Latina

Vaya ahora mi más cordial saludo de bienvenida a todos los peregrinos y visitantes de lengua española procedentes de los diversos países de América Latina y de España.

En particular, saludo a las Religiosas Oblatas del Divino Amor, que están celebrando el Capítulo General de su Congregación. Os aliento a una respuesta ilusionada y generosa a la gracia de vuestra vocación en el servicio a Dios y a los hermanos.

* * *

También saludo a los Oficiales, Profesores y Cadetes del Colegio Militar de la Nación Argentina, deseando que esta visita a Roma, centro de la catolicidad, les reafirme en sus principios cristianos y virtudes castrenses para mejor servir a la patria en la paz y en el progreso.

Finalmente, mi saludo a las peregrinaciones de Guadalajara (México), Cuzco (Perú) y San Juan Bautista de Muro (Mallorca).

A todos bendigo de corazón.

Ai fedeli di espressione tedesca

Diesen lebenspendenden, erlösenden Glauben erbitte ich euch, liebe Brüder und Schwestern. Zugleich grüße ich euch herzlich und wünsche euch schöne und fruchtbare Tage in der Ewigen Stadt. Für Gottes bleibenden Schutz und Beistand erteile ich euch und euren Lieben in der Heimat von Herzen meinen besonderen Apostolischen Segen.

Ai pellegrini polacchi

Serdecznie witamwszystkich pielgrzymów z Polski: księdza biskupa Kraszewskiego z Warszawy; pielgrzymów z parafii Matki Bożej Bolesnej z Podczerwonego i z Chochołowa na Podhalu; katechetki i katechetów diecezji włocławskiej, którzy przybyli w pielgrzymce dziękczynnej za beatyfikacię biskupa Michała Kozala; pielgrzymów z parafii Matki Bożej Wspomożenia Wiernych z Katowic Zalecze; z parafii œw. Wawrzyńca we Wrocławiu; z parafii Matki Bożej Pocieszenia również we Wrocławiu, ojcowie redemptoryści. Prócz tego pracowników cyrku “Americano”; kolejarzy z Katowic, uczestników grup turystycznych oraz inne osoby znaiduj¹ce się na tej audiencji a nie objęte tymi grupami.

Ad alcuni gruppi italiani

Desidero ora porgere il mio saluto ai rappresentanti della Federazione Nazionale dei Consorzi di bacino Imbrifero Montano, riuniti a Roma per celebrare il 25° anniversario di fondazione. Auspico che il valore della solidarietà orienti sempre il vostro impegno, illustri Signori, così che esso corrisponda efficacemente alle esigenze del bene comune e dello sviluppo.

A tutti la mia Benedizione.

* * *

Un saluto cordiale ed affettuoso va poi agli alunni insigniti del premio “Livio Tempesta”. Si tratta anzitutto degli alunni della scuola elementare di San Fortunato di Todi, i quali hanno voluto dimostrare singolare e affettuosa partecipazione al dolore della loro Insegnante per la perdita del figlio in un tragico incidente; e ci sono poi i ragazzi della Scuola Media “Antonio Rosmini” di Roma, che si sono distinti nell’aiutare con cordiale spontaneità ed amicizia i ragazzi polacchi profughi che hanno frequentato la loro classe durante il periodo di soggiorno nel loro quartiere. Vi ringrazio e mi compiaccio con voi per questi segni di carità e di solidarietà.

Vi accompagni la mia Benedizione Apostolica.

Ai giovani

Rivolgo ora un affettuoso saluto ai giovani presenti.

Inizia tra qualche giorno un nuovo Anno Liturgico e la Chiesa ricomincia ad approfondire i misteri di Cristo, dai tempi in cui Egli era l’atteso di tutti i popoli fino alla sua Pasqua di morte e risurrezione ed alla effusione del Suo Spirito sulla Comunità dei credenti.

Carissimi giovani, vi invito a camminare con la Chiesa per penetrare sempre più intimamente le insondabili ricchezze del Signore. Egli verrà incontro alla vostra ricerca e al vostro desiderio di realizzare progetti duraturi, per darvi la risposta più vera e il sostegno più sicuro. Il tempo che avete dinanzi è prezioso, ed io auspico che voi ne facciate buon uso, mettendone a frutto tutte le occasioni di grazia e di crescita. Vi benedico di cuore.

Anche a voi, carissimi ammalati, il mio cordiale saluto.

Agli ammalati

Mentre siamo ormai rivolti all’Avvento, si rinnova l’interiore desiderio di affinare lo sguardo di fede, che permetta di scoprire le misteriose, ma reali, venute del Signore nella vita di ogni giorno. Lo stato di malattia, nel quale ora vi trovate, può essere senz’altro considerato in questa prospettiva: utilizzatelo pienamente per farne una valida occasione di intima comunione con Lui. la luce e la pace che ne derivano, vi infonderanno coraggio per affrontare con serenità i momenti difficili, e vi offriranno anche diversi motivi di arricchimento spirituale, nella certezza che il Signore ricompensa abbondantemente quanto Gli viene offerto con generosità.

Vi accompagni la mia Benedizione.

Agli sposi novelli

Desidero, infine, esprimere un saluto agli sposi novelli.

Carissimi, con la celebrazione del sacramento del Matrimonio avete coronato il desiderio che vi ha sorretto nel periodo della conoscenza reciproca ed ha orientato le vostre energie ed i vostri sentimenti: formare una famiglia unita ed armoniosa il cui fondamento fosse il Signore. E’ stata e resta una scelta, che va rinnovata quotidianamente, per mantenere alla vostra vita coniugale la freschezza di questi giorni. Il Signore non farà mancare gli aiuti necessari per questo impegno e voi sperimenterete inoltre tutta la bellezza e l’importanza di contribuire, insieme con Lui, alla formazione di un’umanità più buona e più proficua.

A tutti voi i miei fervidi auguri, sostenuti dalla Benedizione Apostolica.

***

Desidero ora rivolgere il mio pensiero a una Nazione molto cara, che è sempre presente al mio cuore.

Nei giorni scorsi i vescovi di Haiti hanno indirizzato un nuovo Messaggio ai loro fedeli e agli uomini di buona volontà, esortandoli ad elevare a Dio le menti e i cuori per implorare, auspice la Vergine santissima, la luce e la forza morale necessarie in un momento così importante per l’avvenire pacifico e democratico della Nazione, mentre il popolo si prepara a scegliere liberamente i propri rappresentanti.

Vi chiedo di unirvi con me nell’invocare da Dio grazie e benedizioni su questo popolo generoso, che ha tanto sofferto. La speciale novena di preghiera e di penitenza indetta dai vescovi, ora in pieno svolgimento in tutte le diocesi haitiane, valga ad ottenere il ritorno a un clima di profonda riconciliazione nazionale, che favorisca l’impegno di tutti nella soluzione dei problemi che incontra il Paese.

 

© Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana

 



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