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GIOVANNI PAOLO II

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 4 novembre 1998

    

Lo Spirito e il "corpo spirituale" risorto (cfr 1 Cor 15,44)

1. "La nostra patria - insegna l'apostolo Paolo - è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che ha di sottomettere a sé tutte le cose" (Fil 3,20-21).

Come lo Spirito Santo ha trasfigurato il corpo di Gesù Cristo quando il Padre l'ha risuscitato dai morti, così lo stesso Spirito rivestirà della gloria di Cristo i nostri corpi. Scrive san Paolo: "E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi" (Rm 8,11).

2. La fede cristiana nella risurrezione della carne ha incontrato sin dagli inizi incomprensioni ed opposizioni. Lo tocca con mano lo stesso apostolo Paolo al momento di annunciare il Vangelo in mezzo all'Areopago di Atene: "Quando sentirono parlare di risurrezione di morti - raccontano gli Atti degli Apostoli - alcuni lo deridevano, altri dissero: 'Ti sentiremo su questo un'altra volta'" (At 17,32).

Tale difficoltà si ripropone anche nel nostro tempo. Da una parte, infatti, anche quando si crede in una qualche forma di sopravvivenza al di là della morte, si reagisce con scetticismo alla verità di fede che rischiara questo supremo interrogativo dell'esistenza alla luce della risurrezione di Gesù Cristo. Dall'altra, non manca chi avverte il fascino di una credenza come quella della reincarnazione, che è radicata nell'humus religioso di alcune culture orientali (cfr Tertio millennio adveniente, 9).

La rivelazione cristiana non si accontenta di un vago sentimento di sopravvivenza, pur apprezzando l'intuizione di immortalità che è espressa nella dottrina di alcuni grandi ricercatori di Dio. Possiamo, inoltre, ammettere che l'idea di una reincarnazione sia suscitata dall'acuto desiderio di immortalità e dalla percezione dell'esistenza umana come "prova" in vista di un fine ultimo, nonché della necessità di una purificazione piena per giungere alla comunione con Dio. La reincarnazione, tuttavia, non garantisce l'identità unica e singolare di ogni creatura umana quale oggetto del personale amore di Dio, né l'integrità dell'essere umano quale "spirito incarnato".

3. La testimonianza del Nuovo Testamento sottolinea innanzi tutto il realismo della risurrezione anche corporale di Gesù Cristo. Gli Apostoli attestano esplicitamente, rifacendosi all'esperienza da loro vissuta nelle apparizioni del Signore risorto, che "Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che apparisse... a testimoni prescelti da Dio, a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con Lui dopo la sua risurrezione dai morti" (At 10,40-41). Anche il quarto Vangelo sottolinea questo realismo, quando, ad esempio, ci narra l'episodio dell'apostolo Tommaso che è invitato da Gesù a mettere il dito nel posto dei chiodi e la mano nel costato trafitto del Signore (cfr Gv 20,24-29). Così pure, nell'apparizione sulla sponda del lago di Tiberiade, quando Gesù risorto "prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce" (Gv 21,13).

Tale realismo delle apparizioni testimonia che Gesù è risorto con il suo corpo e con questo corpo vive presso il Padre. Si tratta tuttavia di un corpo glorioso, non più soggetto alle leggi dello spazio e del tempo, trasfigurato nella gloria del Padre. In Cristo risorto è manifestato quello stadio escatologico a cui un giorno sono chiamati a giungere tutti coloro che accolgono la sua redenzione, preceduti dalla Vergine Santa che "finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla gloria del cielo in corpo ed anima" (Pio XII, Cost. apost. Munificentissimus Deus, 1 nov. 1950, DS 3903; cfr Lumen gentium, 59).

4. Rifacendosi al racconto della creazione narrato dal libro della Genesi e interpretando la risurrezione di Gesù come la "nuova creazione", l'apostolo Paolo può dunque affermare: "Il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l'ultimo Adamo divenne spirito datore di vita" (1 Cor 15,45). La realtà glorificata del Cristo, infatti, attraverso l'effusione dello Spirito Santo, viene partecipata in modo misterioso ma reale anche a tutti coloro che credono in Lui.

Così, in Cristo, "tutti risorgeranno coi corpi di cui ora sono rivestiti" (Concilio Lateranense IV: DS 801), ma questo nostro corpo sarà trasfigurato in corpo glorioso (cfr Fil 3,21), in "corpo spirituale" (1 Cor 15,44). Paolo, nella prima Lettera ai Corinzi, a coloro che gli chiedono: "Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno?", risponde servendosi dell'immagine del seme che muore per aprirsi a nuova vita: "Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore; e quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco, di grano per esempio o di altro genere (...). Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso; si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale (...). E' necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità" (1 Cor 15,36-37.42-44.53).

Certamente - spiega il Catechismo della Chiesa Cattolica - il "come" ciò avverrà "supera le possibilità della nostra immaginazione e del nostro intelletto; è accessibile solo nella fede. Ma la nostra partecipazione all'Eucaristia ci fa già pregustare la trasfigurazione del nostro corpo per opera di Cristo" (n. 1000).

Attraverso l'Eucaristia Gesù ci dona, sotto le specie del pane e del vino, la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante la nostra carne al fine di farci partecipare con tutto il nostro essere, spirito e corpo, alla sua risurrezione e condizione di gloria. Ireneo di Lione a tal proposito insegna: "Come il pane che è frutto della terra, dopo che è stata invocata su di esso la benedizione divina, non è più pane comune, ma Eucaristia, composta di due realtà, una terrena, l'altra celeste, così i nostri corpi che ricevono l'Eucaristia non sono più corruttibili, dal momento che portano in sé il germe della risurrezione" (Adversus haereses, 4, 18, 4-5).

5. Quanto sin qui abbiamo detto, sintetizzando l'insegnamento della Sacra Scrittura e della Tradizione della Chiesa, ci spiega perché "il credo cristiano... culmina nella proclamazione della risurrezione dei morti alla fine dei tempi, e nella vita eterna" (CCC, 988). Con l'incarnazione il Verbo di Dio ha assunto la carne umana (cfr Gv 1,14) rendendola partecipe, attraverso la sua morte e risurrezione, della sua stessa gloria di Unigenito del Padre. Mediante i doni dello Spirito e della carne di Cristo glorificata nell'Eucaristia, Dio Padre infonde in tutto l'essere dell'uomo e, in certo modo, nel cosmo stesso l'anelito a questo destino. Come dice san Paolo: "La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; (...) e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio" (Rm 8,19-21).


Saluti

Je salue cordialement les pèlerins de langue française, notamment les élèves et les professeurs du Centre Pierre Faure de Paris. A tous, je donne de grand cœur la Bénédiction apostolique.

I warmly greet the consecrated members of the Mary Ward Institute present at this audience. I extend a sincere welcome to the members of the American College of Trial Lawyers, as well as to the participants in the Congress of The European Law Students’ Association. Upon all the English-speaking pilgrims and visitors, especially those from England, Denmark, the Philippines and the United States, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ.

Mit diesen Gedanken grüße ich die Pilger und Besucher, die aus den Ländern deutscher Sprache nach Rom gekommen sind. Unter ihnen heiße ich besonders willkommen: die Behindertengruppen des Malteser-Hilfsdienstes aus Landshut und Leverkusen sowie die Ehepaare aus Forchheim und Bamberg, die ihre Silberhochzeit feiern. Euch allen, Euren lieben Angehörigen daheim und allen, die mit uns über Radio Vatikan und das Fernsehen verbunden sind, erteile ich von Herzen den Apostolischen Segen.

Saludo con afecto a los visitantes de lengua española, en particular, al grupo de la Confraternidad Judeo-Cristiana de Chile. Saludo igualmente a los peregrinos de Argentina, México, demás Países latinoamericanos y España.

Recibo con profunda tristeza las alarmantes noticias sobre el elevadísimo numero de víctimas que está causando el huracán "Mitch" en América Central y el Caribe, principalmente en Nicaragua, Honduras, El Salvador y Guatemala. Mientras elevo mi plegaria de sufragio por los fallecidos, expreso mi total cercanía espiritual a las innumerables personas probadas por el cataclismo. Al mismo tiempo, dirijo ahora un fuerte llamado, sobre todo a las instituciones públicas y privadas, así como a todos los hombres de buena voluntad, para que movidos por sentimientos de solidaridad fraterna presten todo tipo de ayuda a las poblaciones afectadas, y les presten el socorro necesario en este grave momento de destrucción y muerte. Como expresión de mi solicitud y cercanía a estos queridos pueblos, les otorgo la Bendición Apostólica.

Saúdo cordialmente os peregrinos de língua portuguesa que porventura se encontrem aqui presentes na praça S. Pedro, e a todos os que me ouvem pela rádio ou pela televisão, de modo especial os portugueses e brasileiros anunciados. A todos formulo meus votos de paz e de alegria no Senhor, e invoco abundantes luzes do Espírito Consolador, para que vos inspire um amor desinteressado pelos demais e vos anime a ser solidários com os que sofrem e padecem necessidade, ao conceder-vos de coração, extensiva às vossas famílias, minha Bênção Apostólica.

Traduzione italiana del saluto in lingua lituana

Cari pellegrini lituani!

E' con grande piacere che vi porgo il benvenuto e vi ringrazio per la vostra partecipazione a questo incontro. Risuoni in ciascuno di voi l'invito del Santo Apostolo Paolo a cercare le "cose di lassù" (Col. 3,1) per riscoprire nella fede il vero senso dell'esistenza umana.

Mentre vi affido alla materna protezione di Maria Santissima, imparto con affetto a tutti voi, ai vostri familiari e all'intero popolo lituano la mia Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo.

Traduzione italiana del saluto in lingua slovacca

Cordialmente saluto i giovani pellegrini slovacchi del Ginnasio cattolico di Madre Alexia di Bratislava.

Cari fratelli e sorelle, siete venuti a salutare il Santo Padre proprio nel giorno del suo onomastico. Vi ringrazio per tutte le vostre preghiere con le quali accompagnate la mia missione di Supremo Pastore della Chiesa Universale.

Che il santo Carlo Borromeo sia per voi un esempio nell’impegno per la vera sapienza, devozione e carità.

Vi benedico di cuore.

Sia lodato Gesù Cristo!

* * *

Nel salutare i pellegrini italiani, rivolgo un cordiale benvenuto ai Missionari di diverse Congregazioni e Diocesi che partecipano al corso promosso dalla Pontificia Università Salesiana. Carissimi, vi accompagni la continua assistenza del Signore, affinché il corso di formazione che state seguendo valga a ravvivare il vostro generoso impegno di autentici apostoli del Vangelo. Con questi sentimenti, di cuore benedico voi e quanti sono affidati alle vostre cure pastorali.

Desidero salutare anche il gruppo di giovani appartenenti al Movimento "Amici di Maria Immacolata", che partecipano ad un Convegno Internazionale promosso in occasione del centenario di fondazione dell'Istituto delle Figlie di Maria Immacolata. Cari giovani, formulo voti che il ricordo della fondatrice, la Serva di Dio Brigida Maria Postorino, contribuisca ad infondere in voi rinnovato fervore spirituale per una generosa testimonianza cristiana.

Saluto, poi, la numerosa rappresentanza ecclesiale e civile proveniente da Grumo Nevano, in Diocesi di Aversa. Carissimi, nell'esprimere la mia gratitudine per la vostra presenza, auspico di cuore che il vostro pellegrinaggio alle tombe degli Apostoli e dei Martiri romani rafforzi i vostri propositi di testimonianza evangelica, in preparazione anche al Grande Giubileo dell'Anno Duemila.

Desidero, infine, rivolgere un particolare saluto ai giovani, agli ammalati ed agli sposi novelli. Ricorre oggi la memoria liturgica di San Carlo Borromeo, Vescovo insigne della Diocesi di Milano, che, animato da ardente amore per Cristo, fu instancabile maestro e guida dei fratelli. Il suo esempio aiuti voi, cari giovani, a lasciarvi condurre da Cristo nelle vostre scelte per seguirLo senza timore; incoraggi voi, carissimi ammalati, ad offrire la vostra sofferenza per i Pastori della Chiesa e per la salvezza delle anime; sostenga voi, cari sposi novelli, nel generoso servizio alla vita.

* * *

Ringrazio di cuore per gli auguri e le preghiere a me offerti per l’onomastico. Quella di San Carlo Borromeo è la figura di un grande Pastore, il cui luminoso esempio mi ha sempre accompagnato e sostenuto. Alla sua intercessione affido il mio ministero e quello di tutti i vescovi ed i sacerdoti della Chiesa.

   



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