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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
A TUTTI I CITTADINI DEL LIBANO

Martedì, 1° maggio 1984

 

Cari figli e fratelli del Libano.

Dopo aver ascoltato, nei giorni scorsi, le testimonianze qualificate dei patriarchi cattolici del Libano e averne condiviso le preoccupazioni, sento il bisogno di manifestare ancora una volta la mia vicinanza spirituale con tutti coloro che, nel vostro caro Paese, sono ancora esposti agli orrori della guerra. Questa è anche un’occasione per me per richiamare di nuovo l’attenzione del mondo sulle sorti di una nazione che, ormai da dieci anni, si trova a dover affrontare le disastrose conseguenze di una violenza endemica.

Il profondo affetto che da tempo nutro per questo Paese e la sua popolazione tanto provata, mi autorizza, io credo, a rivolgere una parola amichevole a tutti i libanesi, cattolici, cristiani e musulmani: so che essa troverà la strada per arrivare al loro cuore!

Faccio questo nell’incomparabile luce di Pasqua, manifestazione della vita. Infatti, se i libanesi, nelle attuali circostanze, hanno bisogno di una parola, è proprio di una parola di risurrezione, di una parola per il futuro!

Questi troppo lunghi anni di guerra non devono intaccare, infatti, la vostra fiducia nel Libano stesso. Esso costituisce un valore prezioso di civiltà: si pensi a quanto l’umanità intera gli deve, a partire dal tempo lontano dei Fenici, senza dimenticare che è stato punto d’incontro delle religioni, di dialogo culturale tra Oriente e Occidente e di iniziative economiche. La libertà, la comprensione, l’ospitalità e lo spirito di apertura sono stati i valori sui quali si appoggiava il Libano di ieri. Essi sono la base del Libano di domani. Una società animata dall’ideale democratico e pluralista è un patrimonio prezioso che nessuno può accettare di veder scomparire. Tutti i Paesi amanti della pace e della libertà non possono che offrire il loro appoggio per aiutare il Libano a ritrovare la sua fisionomia originale che sarà il risultato dell’opera paziente e generosa dei soli libanesi.

Per questo è necessità impellente che ogni cittadino libanese conservi una totale fiducia nell’uomo. Pensate, infatti, cari libanesi, a quello che voi siete stati capaci di costruire insieme: una società di dialogo e di prosperità che molti vi invidiavano. Certo, fattori interni ed esterni, che non possono essere sottovalutati, sono venuti a sfigurare il Libano. Ma le sconfitte, i rancori, le lotte, e perfino i massacri, non possono mai spegnere del tutto quella piccola fiamma che vacilla nel cuore di ogni uomo e che si chiama amore: è quello per cui l’uomo più è simile a Dio. So bene che lo scatenamento della violenza di questi ultimi anni ha creato un clima di dubbio e di sospetto che talvolta fa sì che si lancino anatemi contro colui che non la pensa come te o che non condivide la stessa fede religiosa. Ma sono altrettanto convinto che non è troppo tardi per superare questa situazione: accettare di ritrovarsi fra uomini, guardarsi come fratelli, è già avviare una soluzione. Vuol dire proclamare che non ci si piega assolutamente al fallimento. I libanesi sono credenti, e dunque sanno che il Creatore ha affidato a loro la loro terra perché fosse resa abitabile e accogliente per tutti!

La pace nasce da un cuore nuovo”, ho detto all’inizio di quest’anno, in occasione della Giornata mondiale della pace. Come non sottolineare che è ogni libanese infine il responsabile dell’avvenire del suo Paese? Ognuno deve essere pronto a fare un esame di coscienza, a rinunciare a qualcosa, a mettersi in discussione perché prevalgano i valori condivisi da tutti: la dirittura morale, la preoccupazione per la verità, il senso dell’uomo, la vera solidarietà, la difesa delle libertà e il rispetto delle tradizioni. E tutto questo sia a livello personale che comunitario. L’arroganza, la sete di potere, il fanatismo, il disfattismo o la paura sono germi mortali, che non soltanto indeboliscono lo spirito nazionale, ma possono condurre il vostro Paese a una disgregazione totale. Il Libano del 1984 deve raccogliere la sfida del risollevamento morale e dell’avvento di una società fedele al suo prestigioso patrimonio di civiltà e lucida di fronte al suo avvenire.

In questa esaltante avventura, i cristiani hanno un ruolo specifico da svolgere. Ed è proprio a loro, costantemente presenti al mio affetto e alla mia preghiera di padre, che desidero ora rivolgermi in modo del tutto particolare.

Cari figli, nel Libano di oggi voi siete responsabili della speranza. Di quella speranza che sgorga dalla tomba aperta di Pasqua, dal Cristo risuscitato. “In se stesso, Gesù ha distrutto l’inimicizia” (cf. Ef 2, 16): che buona novella da annunciare intorno a voi! Mediante questi frutti dello spirito pasquale che sono “la sincerità e la verità” (1 Cor 5, 8), create, là dove vivete e lavorate, un clima fraterno. Senza ingenuità, sappiate dare fiducia agli altri e siate creativi per far trionfare la forza rigeneratrice del perdono e della misericordia. Mi piace ricordarvi, insieme all’apostolo Paolo: “Non rendete a nessuno male per male... Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male” (Rm 12, 17-21). Ma non siate mai timidi quando si tratti di difendere le vostre libertà e in modo particolare quella di proclamare e vivere insieme i valori evangelici. La Chiesa tutta è al vostro fianco, solidale con le vostre prove e con le vostre aspirazioni, perché essa ricorda che nella vostra regione, per la prima volta, i discepoli di Cristo ricevettero il bel nome di “cristiani”. Essa è fiera anche per tutti i sacrifici dei cristiani d’Oriente per conservare intatta la fede in Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo. Essa non saprebbe dunque convincersi a vedere indebolita in Libano e altrove questa presenza acquisita al prezzo di tanta eroica perseveranza.

Insieme, membri di una Chiesa che, al di là delle legittime diversità, ha la preoccupazione di rinsaldare le sue energie, date la testimonianza di una comunità unita, ansiosa di superare le contrapposizioni fittizie create dalla guerra. La Chiesa in Libano deve assicurare in modo profetico il ministero del dialogo e della riconciliazione che ha la sua sorgente nel cuore di Cristo che, come ha ricordato la Chiesa durante la Settimana santa, ha dato la sua vita per la moltitudine. Sotto la guida dei vostri pastori, con i vostri sacerdoti tanto disponibili, stimolati dalla testimonianza dei vostri religiosi e religiose, con i fratelli delle altre Chiese cristiane, prendete parte senza esitare a tutto ciò che procede nella direzione del bene. Cooperate con i vostri concittadini di buona volontà – e sono la maggioranza – per ricomporre la trama della vita nazionale e dare così alla nazione libanese una consistenza capace di resistere definitivamente alle scosse interne e alle pressioni esterne.

Le generazioni future vi giudicheranno sulla vostra capacità di superare le tensioni presenti e la paura del domani. “Il futuro dell’umanità è riposto nelle mani di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza” (Gaudium et Spes, 31, 3). Per noi si tratta di Cristo, redentore dell’uomo!

Queste aspirazioni e questi desideri io affido alla santa Vergine, invocata sotto il nome di nostra Signora del Libano, ella che con le braccia aperte dalla collina di Harissa, offre a tutto il Libano il suo sorriso e la sua tenerezza, per ricordare che solo l’amore sa fare grandi cose!

A tutti i libanesi, e specialmente a coloro che piangono la perdita dei loro cari, ai malati e ai feriti di guerra, ai giovani inquieti per il loro avvenire, a tutti coloro che aspirano a un Libano libero e felice, infine ai cristiani che hanno appena celebrato il mistero della risurrezione del Signore, invio di gran cuore la mia paterna e affettuosa benedizione, pegno delle consolazioni di Dio che ci chiama alla vita!

Dal Vaticano, 1° maggio 1984.

 IOANNES PAULUS PP. II



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