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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
AI RAPPRESENTANTI DEI COMITATI NAZIONALI DELL'UNICEF*

Martedì, 16 ottobre 1984

 

1. È questa la prima volta nella storia dell’Unicef che rappresentanti di tutti i Comitati nazionali si sono incontrati per riflettere insieme sul loro compito e sulla loro missione. Io sono particolarmente felice di salutare ciascuno di voi, perché, nonostante la diversità dei vostri ambienti e Paesi di provenienza, la principale ispirazione che vi ha spinto a riunirvi insieme in questi giorni è rappresentata da un autentico impegno e interesse per un futuro migliore e una vita migliore per tutti i bambini del nostro mondo.

In tale nobile compito voi potrete sempre contare sull’aiuto della Chiesa cattolica in ogni parte del mondo. E non potrebbe essere diversamente, trattandosi di una Chiesa che riceve la sua missione direttamente da Gesù Cristo, che identificava se stesso con i più umili quando diceva: “Chiunque accoglie uno di questi bambini nel nome mio accoglie me” (Mt 18, 5).

I Comitati nazionali che voi rappresentate sono un segno della preoccupazione e dell’impegno di molti dei vostri compagni e delle vostre compagne - e perfino di molti bambini - verso i bambini meno fortunati del mondo. Uno degli aspetti originali della struttura dell’Unicef è rappresentato dal fatto che questa organizzazione riconosce che l’impegno di lavorare con successo per il bene dei bambini di tutto il mondo non può essere portato avanti in modo efficace da un’agenzia centrale internazionale che agisca isolatamente, ma giudica importante il contributo e la partecipazione di una grande quantità di cittadini di molte nazioni. Solo in questo modo è possibile creare una consapevolezza di più profonde dimensioni circa la vastità della domanda, solo così si può creare quella genuina catena di solidarietà umana che è necessaria per trovare adeguate soluzioni e risposte a così vasta domanda.

2. L’Unicef fu concepita originariamente come un “fondo per l’emergenza”, ma nonostante la parola “emergenza” sia stata tolta dal titolo, rimane il fatto che la situazione di così tanti bambini in tutte le parti del mondo è più tragica che mai. Infatti, accanto a situazioni in alcune parti del mondo dove i bambini mancano dei più elementari mezzi per la sopravvivenza, nuove forme di sofferenza stanno nascendo per i bambini di altre parti del mondo a causa di una crisi di tipo morale e culturale. Da ciò ne deriva che i bambini vengono a mancare di quell’amore altruistico che è loro diritto ricevere dai genitori e senza il quale essi non potranno mai raggiungere felicità né conseguire lo sviluppo della propria persona. Mi sto riferendo, per esempio, alle sofferenze causate dagli effetti della distruzione di così tante famiglie.

3. La nostra società, in quest’ultima parte del XX secolo, provoca un giudizio su se stessa quando, nonostante il grande progresso nella tecnica e nella medicina e il progresso nelle comunicazioni, ancora ogni giorno così tanti debolissimi membri della nostra società soffrono e muoiono perché mancano delle più semplici e basilari risorse che potrebbero essere facilmente messe a loro disposizione. E nonostante questo fatto, di cui nessuno, in virtù dei numerosi mezzi di comunicazione di massa, può dirsi ignaro, molti uomini e donne ancora vivono e conducono uno stile di vita basato su un consumismo esclusivamente a vantaggio della propria persona, basato sull’esagerato possesso dei beni e perfino sulla distruzione delle risorse della terra.

Se noi diamo uno sguardo approfondito alle domande, ci accorgiamo che la situazione nella quale così tanti bambini sono privati dei mezzi basilari per la sopravvivenza è collegata ad una visione della vita chiusa in se stessa e che ostacola la generosità e la solidarietà. Uno degli aspetti più critici della coscienza della società contemporanea è l’indifferenza per il mistero e la sacralità del dono della vita, che viene troppo facilmente manipolata in un modo da non rispettare la vera natura e il vero destino dell’umana persona, o da osare sopprimere la vita stessa nei momenti nei quali essa è più indifesa.

Oggi io mi appello a voi che siete venuti a Roma come rappresentanti delle vere ansie di molti degli uomini del nostro mondo, perché voi vediate come un fondamentale elemento del vostro lavoro, per il bene dei bambini, il compito dell’educazione delle coscienze, rivolto verso il pieno apprezzamento del valore di ogni vita umana, e specialmente di quella dei più indifesi.

4. Voi capite bene che - senza sottovalutare l’urgenza dei programmi diretti ad assicurare la sopravvivenza dei bambini - il vostro impegno vi deve portare più lontano, vi deve portare a offrire a tutti i bambini del mondo la possibilità di un vero sviluppo fisico, morale e spirituale dai primi giorni di vita in avanti.

In questo contesto, il ruolo della famiglia, e specialmente delle madri, è della più grande importanza. Voi sapete che il futuro sviluppo umano del bambino è legato alla salute della madre, proprio dal momento in cui ha luogo il concepimento, durante la gravidanza e nei primissini anni dello sviluppo del bambino. Voi conoscete il valore di un forte e amorevole ambiente familiare nel quale il padre, la madre, fratelli, sorelle ed altri parenti contribuiscono tutti ad aiutare il bambino o la bambina ad acquisire la propria identità culturale e religiosa.

Non è possibile impegnarsi per il bene del bambino senza nello stesso tempo essere sulla stessa linea di coloro che lavorano per la famiglia, senza aiutare tutte le famiglie a prendere coscienza delle proprie possibilità per la formazione di persone mature, che saranno la forza della società di domani.

Proprio un anno fa la Santa Sede presentò, alla comunità internazionale e a tutti quelli impegnati nella missione della famiglia nel mondo di oggi, un documento dei Diritti della famiglia diretto a rinforzare una consapevolezza dell’insostituibile ruolo e posizione della famiglia, che “costituisce - più che una mera unità giuridica, sociale ed economica - una comunità di amore e di solidarietà, che è adatta unicamente a insegnare e trasmettere valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi, ed è essenziale per lo sviluppo e il benessere dei suoi membri e della società” ("Carta dei diritti della famiglia", Preambolo E). Ogni violazione dei diritti della famiglia, ogni politica che porta all’indebolimento dell’istituzione della famiglia, non possono condurre al vero progresso culturale e umano.

5. I problemi umani saranno soltanto risolti con soluzioni che sono integralmente umane. Proporre qualsiasi cosa di diverso sarebbe trattare gli esseri umani come se possedessero minor dignità di noi stessi. Per voi, nel vostro lavoro, trascurare i valori spirituali, che fanno davvero parte dell’eredità di tutti i popoli del mondo, sarebbe come chiudere la porta al totale sviluppo del bambino e condannarlo o condannarla a una nuova forma di povertà.

Il vostro compito vi spinge a portare aiuti materiali di prima necessità in abbondanza, specialmente ai popoli delle nazioni in via di sviluppo. Non si deve mai trascurare, comunque, che questi popoli, nonostante la povertà materiale, possiedono un patrimonio di valori culturali, di commovente solidarietà umana, amore e vita, specialmente nei confronti dei bambini.. Gli uomini di buona volontà non solo esigono che questi valori siano rispettati, ma anche alimentati e identificati come pietre miliari per tutti quelli che, considerando il progresso materiale come fine a se stesso, perdono di vista i più profondi valori della vita stessa.

Con queste riflessioni che scaturiscono dal significato cristiano della vita, che è soprattutto un dono di Dio che, a sua volta, è vita e amore, invoco la benedizione di Dio sul vostro lavoro e sulle vostre organizzazioni, su di voi e sulle vostre famiglie.

Dal Vaticano, 16 ottobre 1984.

IOANNES PAULUS PP. II


*Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. VII, 2 p. 941-943.



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