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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PRESULI DELL'AMERICA DEL NORD, CENTRALE E DEI CARAIBI


Ai miei confratelli
vescovi dell’America del Nord, Centrale e dei Caraibi
convenuti a Dallas, Texas.

Sono molto felice d’inviarvi il mio saluto mentre siete riuniti in un altro incontro di studio organizzato dal Centro di ricerca ed educazione medico-morale Giovanni XXIII. Nel salutarvi nel nome del nostro Signore Gesù Cristo, desidero ringraziare anche i Cavalieri di Colombo che con tanta generosità hanno reso ancora una volta possibile questo vostro incontro da tante diocesi così lontane come quelle del Canada, dei Caraibi, dell’America Centrale, del Messico e degli Stati Uniti. Siete convenuti come pastori e maestri della Chiesa, desiderosi di approfondire la vostra conoscenza e il vostro amore per la verità, grati di questa occasione per pregare e riflettere insieme nell’unità della Chiesa universale, in comunione con il successore di Pietro.

Nel 1980 il Sinodo dei vescovi si riuniva a Roma per riflettere sul ruolo della famiglia cristiana nel mondo moderno. Il tema di quel Sinodo fu scelto per rispondere direttamente a numerose richieste da tutte le parti del mondo perché fosse intrapreso uno studio concordato e particolareggiato sui problemi che si pongono alla famiglia oggi, e sulla missione della famiglia nella Chiesa e nella società. In risposta al Sinodo e attingendo alle numerose constatazioni e proposte dei padri sinodali, scrissi l’anno seguente l’esortazione apostolica Familiaris consortio. Il vostro seminario di Dallas è, in un certo senso, una continuazione del lavoro fatto nel Sinodo del 1980, un’espressione eloquente del vostro desiderio di vescovi di assistere le famiglie nello svolgimento del loro ruolo insostituibile nella vita e nella missione della Chiesa.

Sono lieto di apprendere che il tema della conferenza di questo anno è: “Il vescovo e la famiglia: la Chiesa si interpella sul suo futuro”. Esso indica, infatti, che siete consapevoli della grave responsabilità che i vescovi devono assumersi verso la famiglia, e dimostra il vostro desiderio di svolgere la vostra missione con la massima efficacia possibile. Come ho detto nella Familiaris consortio: “Il primo responsabile della pastorale familiare nelle diocesi è il vescovo. Come padre e pastore egli deve essere particolarmente sollecito in questo settore, senza dubbio prioritario, della pastorale” (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 73). Sono sicuro che le relazioni e le discussioni di questo seminario vi aiuteranno nella vostra pastorale familiare e vi permetteranno di ispirare e guidare meglio i sacerdoti, i diaconi, i religiosi e tutti coloro che vi aiutano in questo lavoro.

Durante questi giorni esaminerete certamente varie tendenze correnti che interessano la vita familiare, come le sfide che si pongono ai genitori nell’educare i loro figli alla maturità in Cristo, i problemi che devono essere affrontati dagli stranieri e dalle famiglie degli emigranti, le difficoltà degli anziani nelle famiglie, le pressioni nella società che tendono a disgregare la famiglia, i mali morali che minacciano l’amore coniugale e la vita umana dal momento del concepimento, e tante altre fonti di particolare preoccupazione. Riflettete nello stesso tempo sui modi in cui la famiglia partecipa alla vita e alla missione della Chiesa, specialmente nel duplice ruolo di promuovere l’amore e l’unità e di promuovere e proteggere la vita umana. Poiché la famiglia è chiamata ad essere una continuità di persone unite nell’amore e impegnate alla fedeltà, essa è il fondamento stesso dell’unità e della stabilità della società, e costruisce in modo primario il regno di Dio in questo mondo. Dicevo anche nella Familiaris consortio: “Il compito fondamentale della famiglia è il servizio alla vita, il realizzare lungo la storia la benedizione originaria del Creatore, trasmettendo nella generazione l’immagine divina da uomo a uomo” (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 28).

Come sapete, in occasione delle mie udienze generali settimanali di questi ultimi anni ho svolto una serie di conversazioni catechetiche sulla teologia del corpo umano e sulla sacramentalità del matrimonio, includendovi una conferma, un’analisi approfondita e uno sviluppo dell’insegnamento di Paolo VI contenuto nell’enciclica Humanae vitae. Una delle cose che mi hanno più fortemente mosso ad intraprendere questa catechesi è stata la preoccupazione pastorale per la famiglia e la convinzione che il Papa e i vescovi possano servirla nel miglior modo svolgendo fedelmente il loro ruolo di maestri della fede, illuminando le famiglie con la parola di Dio e con l’insegnamento autentico della Chiesa. È per questo che do volentieri il mio appoggio a questo seminario e ad altre iniziative simili che si prefiggono di aiutare i vescovi a insegnare e predicare più efficacemente la buona novella. Vi sono vicino nel ruolo speciale che esercitate come vescovi nell’“annunziare con gioia e convinzione la buona novella sulla famiglia, la quale ha un assoluto bisogno di ascoltare sempre di nuovo e di comprendere sempre più a fondo le parole autentiche che le rivelano la sua identità, la sue risorse interiori, l’importanza della sua missione nella città degli uomini e in quella di Dio” (Ivi, 86).

Il tema del vostro incontro indica molto chiaramente che quando la Chiesa si preoccupa della famiglia, essa si preoccupa del proprio futuro. Con questa stessa convinzione dicevo all’assemblea generale delle Nazioni Unite sei anni fa: “Desidero esprimere la gioia che troviamo tutti nei figli, primavera della vita, anticipazione della storia futura di ciascuna delle nostre odierne patrie terrestri. Nessun Paese di questa terra, nessun sistema politico può pensare al proprio futuro se non attraverso l’immagine di queste nuove generazioni che riceveranno dai loro genitori il multiforme retaggio di valori, di doveri e di aspirazioni della nazione alla quale appartengono e dell’intera famiglia umana. La preoccupazione per il bambino già prima della nascita, dal primo istante del concepimento e successivamente attraverso gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, costituisce la prova primaria e fondamentale del rapporto tra un essere umano e l’altro” (Giovanni Paolo II, Allocutio ad Nationum Unitarum Legatos, 21, 2 ottobre 1979: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II/2 [1979] 538-539). L’impegno pastorale di noi vescovi a preoccuparci della famiglia del nostro tempo è per noi un modo concreto di contribuire al futuro della Chiesa e di tutta l’umanità.

Possa dunque lo Spirito Santo dimorare ancora più pienamente nella vostra mente e nel vostro cuore, carissimi fratelli, “lo Spirito di verità che procede dal Padre (Gv 15, 26), colui che è stato inviato per guidarci tutti alla verità tutta intera (cf. Gv 16, 13). E invoco la grazia e la pace di nostro Signore Gesù Cristo su di voi e sui vostri popoli, specialmente su tutte le famiglie che servite con la parola e il sacramento.

Dal Vaticano, 16 gennaio 1985.

GIOVANNI PAOLO II



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