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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
AI FEDELI BRASILIANI IN OCCASIONE DELL'APERTURA
DELL'ANNUALE «CAMPAGNA DELLA FRATERNITÀ»

Mercoledì, 4 marzo 1987

 

Carissimi Brasiliani,
sorelle e fratelli: sia lodato nostro Signore Gesù Cristo
.

1. “Chi accoglie il più piccolo, accoglie me”. Con parole equivalenti, questo fu detto da Cristo che pose come simbolo del suo regno: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato” (Gv 13, 14), poi “tutti voi siate fratelli” (Mt 23, 8). In duemila anni di Cristianesimo, il mondo ha assimilato solo mediocremente questa dottrina del “buon Maestro”. Gli uomini continuano ad allontanarsi e allontanano gli altri dal cammino della fraternità.

Quaresima è tempo di conversione: di accoglienza di Gesù Cristo nella sua Pasqua, nel mistero centrale e culminante del suo “passaggio” fra noi, che è la sua morte e resurrezione. Siamo invitati a confrontare le nostre vite con il suo messaggio. E, ogni anno, la Chiesa che sta in Brasile è invitata a farlo in rapporto a un tema vitale, per la Campagna della fraternità. Quest’anno, il tema è “il più piccolo”, soprattutto come “povero”: “Chi accoglie il più piccolo, accoglie me”.

2. Il più piccolo vuol dire: il bambino e l’adolescente, “la primavera della vita, l’anticipazione della storia futura di ogni patria terrestre”. Nessun popolo può pensare al suo futuro astraendolo dalla immagine reale delle nuove generazioni. Per questo, la sollecitudine per il più piccolo - per il bambino, ancora prima della nascita, fin dal concepimento e dopo nell’infanzia e nell’adolescenza - prova la stima e il tipo di relazione con l’uomo in ogni popolo: è la speranza, o l’incertezza, di un futuro migliore!

Quando Gesù garantiva il regno dei cieli ai “piccoli” (Mc 10, 14), non stava solo presentando i bambini come modelli di innocenza e semplicità; ma stava dicendo che il Regno sarà “in mezzo a noi” quando per un impulso del cuore, guidato da una fede limpida, tutti noi diventeremo “piccoli”; e i “piccoli”, gli ultimi, quelli che “non producono” avranno un posto nella “famiglia” avranno “un amore preferenziale” che la loro dignità di persone esige nella loro condizione di “poveri”.

Nel quadro della situazione del più piccolo nell’immenso Brasile, le statistiche parlano di un numero molto elevato di minori, oggettivamente poveri, emarginati e abbandonati: questi dati sono un indizio di mali ai quali bisogna porre rimedio, poiché salvare il più piccolo è scegliere, valorizzare e celebrare la vita e fugare le ombre di morte. Ma per questo, bisogna scendere dalla montagna, come il “buon samaritano”, con umiltà e amore, e inchinarsi sulla vita del fratello, in atteggiamento di dono, mossi dal valore della vita e dal posto che essa occupa nella gerarchia dei valori.

Amati Brasiliani,

3. È bello avere un Padre, Dio, che ci ama. Egli ha sempre le braccia aperte per accoglierci e le mani piene di bontà, misericordia, amore e salvezza (Lc 15, 17). Quaresima è tempo forte di incontro o reincontro con lui, è tempo di conversione: conversione sincera e totale, abbracciando le dimensioni comunitarie della vita e della fede: conversione esigente, ma liberatoria, nella misura in cui “l’altro” sarà per noi, ogni volta di più, presenza di Gesù Cristo, identificato con il fratello che ha bisogno: “lo avete fatto a me”; e soprattutto, conversione amorosa: l’amore esiste e sopravvive, nonostante tutto, nel terreno silenzioso di molti cuori, ma avrà la sua pienezza soltanto nel rapporto coerente, di ogni persona e di ogni comunità, con l’Amore (Gv 4, 16): l’Amore del Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo.

Che la campagna della fraternità serva per aprire i cuori a Dio e ai semi della Pasqua, che li germoglieranno in misericordia e daranno frutti di giustizia, bontà, amore e fratellanza; con la mia benedizione. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!


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