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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
AL POPOLO BRASILIANO IN OCCASIONE DELL’INIZIO
DELLA CAMPAGNA DI FRATERNITÀ

Giovedì, 9 febbraio 1989

 

Fratelli e sorelle in Cristo, amati brasiliani.
Sia lodato il nostro Signore Gesù Cristo!

1. Non è la prima volta che mi è gradito comunicare, attraverso la radio e la televisione con il diletto popolo brasiliano, in occasione dell’apertura della nuova campagna di fraternità che quest’anno ha come tema “La comunicazione sociale”. Entrando nelle vostre case, nei locali dei vostri incontri, saluto tutti voi, secondo lo slogan della campagna: “La Verità e la Pace” siano con voi!

Ciò equivale a dire, innanzitutto, che sia con voi Gesù Cristo, che è venuto a dare testimonianza della verità e ci dice: “Io sono . . . la verità” (Gv 14, 6). Come “mediatore tra Dio e gli uomini” (1 Tm 2, 5), egli ci ha riconciliato con Dio stesso e ci ha lasciato il suo messaggio di riconciliazione fraterna; e “primogenito fra molti fratelli” (Rm 8, 29) ci ha costituito nella libertà di figli di Dio e ci ha proclamati tutti fratelli: “È lui la nostra pace” (Ef 2, 14).

2. Comincia la Quaresima, tempo di penitenza, in preparazione della Pasqua: ci accingiamo a celebrare la salvezza, che abbiamo ottenuto attraverso la vita, la morte e la Risurrezione del Signore. Noi siamo stati introdotti in questo mistero pasquale attraverso il Battesimo, quando siamo stati liberati dal peccato e arricchiti con la grazia e lo Spirito di verità; quando abbiamo rinunciato alle opere contrarie alla luce e alla pace con Dio e con gli altri, opere che provengono soprattutto dal maligno. Egli è il principe delle tenebre e il padre della menzogna, dal quale nascono l’odio, i conflitti e le guerre (cf. Gc 3, 14).

3. Attraverso il Battesimo, poi, siamo entrati nella Chiesa pellegrina che, in continuità con la Chiesa della Pentecoste, dà il mandato: “Andate in tutto il mondo e annunciate la Buona Novella a tutte le creature” (Mc 1,15).

Fra questo mandato di evangelizzazione - “fate discepole tutte le nazioni” - e la comunicazione sociale, c’è un richiamo reciproco, in quanto convergono nell’uomo e nella sua salvezza.

La Chiesa ha sempre più coscienza dell’importanza della comunicazione sociale; la Chiesa vuole evangelizzare i rapporti di relazione e di scambio di esperienze fra le persone, i valori e gli ideali. Desidera portare il “fermento” del Regno alla “produzione” dei meravigliosi mezzi di comunicazione che caratterizzano il nostro tempo, i quali privilegiano l’immediatezza e non la riflessione.

4. La comunicazione sociale rappresenta uno dei beni di maggiore consumo; e il suo controllo risveglia le avidità del potere, del possesso e del compiacersi della sapienza terrena, contrapposta alla sapienza che viene dall’Alto (cf. Gc 3, 15). E accade che, per sopravvivere, le imprese della comunicazione vanno ad incentivare i padroni di quella condotta che disturba l’ordine nella società: la violenza, l’erotismo e il consumismo. Sollecita verso il bene degli uomini e dei popoli, la Chiesa ricorda agli imprenditori, ai professionisti della comunicazione sociale e a tutti gli operatori della comunicazione che prestino attenzione alla grave responsabilità dell’inversione di valori, che incide negativamente nel tessuto diversificato della società; indica loro la solidarietà e la fraternità come condizioni affinché tutti gli uomini possano usufruire dei beni della verità e della pace; ricorda loro che queste hanno radice nei principi basilari di condotta che salvaguardano il rispetto per l’altro; il senso del dialogo, la giustizia, l’etica corretta della vita personale, professionale e comunitaria, la libertà e la dignità della persona umana e la sua capacità di partecipazione e di condivisione con gli altri.

5. Quando vengono a mancare la verità nel riconoscimento dei diritti all’informazione, all’opinione, al pluralismo culturale e alla libera iniziativa, e la verità nell’osservanza dei doveri correlati, la pace comincia ad essere minacciata. La pace autentica non è solamente l’assenza di guerra ma è “opera della giustizia” (Is 32, 7) per la quale anelano gli uomini: è qualcosa che deve essere costruita.

Ma come la volontà degli uomini è debole e ferita dal peccato, la pace esige uno sforzo di conversione delle menti e dei cuori, per gli autentici valori umani. Nel caso dei cristiani sono la “penitenza e la fede nel Vangelo” (Mc 1, 15) che vi porteranno a vivere, testimoniare e annunciare la buona Novella della salvezza in Gesù Cristo, lo stesso ieri, oggi e per sempre (cf. Eb 13, 8).

Solamente con cuori convertiti si potranno mutare gli ambienti dove coesistono libertà e paura, scienza e analfabetismo, abbondanza e miseria, consumismo e condizioni disumane e proprio lì far emergere la fraternità.

Implorando lo Spirito della verità, in special modo per la missione della Chiesa in Brasile; affinché lì si affermi una comunicazione sociale a servizio della verità e della giustizia, che dia frutti di pace nella patria e nel cuore di ogni Brasiliano, vi benedico tutti!



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