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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
PER IL V CENTENARIO DI EVANGELIZZAZIONE DELL’ANGOLA

 

Venerabili fratelli nell’episcopato.

Con sentimenti di profonda gioia e gratitudine desidero unirmi a tutto il popolo dell’Angola, specialmente a tutti i cattolici di questa amata Nazione africana, in occasione delle celebrazioni del V centenario della prima evangelizzazione dell’Angola, fissate per il prossimo 18 novembre.

La divina Provvidenza ha voluto che queste commemorazioni coincidessero con avvenimenti di particolare significato tanto per la storia della Chiesa nel vostro Paese, quanto per tutta la Nazione che, nel contesto universale dei popoli, si prepara anch’essa all’avvento del terzo millennio dell’era cristiana. Da un lato, pertanto, la mia gioia e il mio ringraziamento sono rivolti alla crescita della fede per l’espansione dell’evangelizzazione nella vostra terra. Per questo è valido l’invito dell’apostolo Paolo: “Camminate dunque nel Signore Gesù Cristo, come l’avete ricevuto, ben radicati e fondati in lui, saldi nella fede come vi è stato insegnato” (Col 2, 6-7).

D’altro lato, con lo sguardo già rivolto a questa fine di secolo, la commemorazione del V centenario dell’evangelizzazione dell’Angola deve esprimere la preparazione di un popolo “ben disposto” (Lc 1, 17) davanti alle sfide di un tempo nuovo. Tempo di rispetto della dignità di ognuno e tempo di unità; tempo di dialogo solidale e di rispetto reciproco; tempo di progresso di tutte le culture con spirito umano e fraterno. Per tutto questo faccio voti ferventi, affinché il popolo angolano trovi la pace che merita e alla quale ha diritto.

So bene che non è facile riuscire a far sì che la convivenza umana si ispiri all’amore e non all’odio o all’indifferenza, ma è necessario convincerci che non ci sarà pace fra gli uomini se non ci sarà, allo stesso tempo, la pace dei cuori a illuminare la ristrettezza della mente umana e a spegnere l’egoismo e le invidie reciproche.

Allo stesso tempo, noi cristiani abbiamo un debito di amore accettato liberamente con la chiamata della grazia divina: nonostante la nostra fragilità, sforziamoci per far diventare il mondo più unito e più fraterno, praticando la giustizia, rendendola più grande attraverso la grazia della carità, per permettere che tutti gli uomini conoscano e amino il Dio unico e vero.

Ma per questo, desidero ricordare a tutti gli uomini di buona volontà di questa amata terra di Angola che siete voi gli artefici di questa pace; siete voi i costruttori di un futuro felice per le vostre famiglie e per il progresso umano e spirituale, in armonia con le tradizioni socio-culturali che già formano secoli di storia.

Chiedo, per questo, a Dio onnipotente che mandi la sua luce affinché illumini tutti e tutti si lascino illuminare da essa, disposti a formare un popolo unito sotto lo sguardo del Creatore. Con l’intercessione della nostra Madre celeste, la Regina della pace, invoco per tutti i miei fratelli nell’episcopato e per le loro diocesi, nelle quali sono compresi i sacerdoti, i religiosi e le religiose insieme con tutto il popolo dei fedeli, la protezione dell’Altissimo e vi concedo con grande piacere la mia particolare benedizione apostolica.

Dal Vaticano, 18 novembre 1990, dodicesimo di Pontificato.

 

IOANNES PAULUS PP. II



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