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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
PER LA «CAMPAGNA DI FRATERNITÀ» INDETTA
DALLA CONFERENZA EPISCOPALE DEL BRASILE

Giovedì, 5 marzo 1992

 

Cari fratelli e sorelle brasiliani,

1. Oggi, con la Quaresima, la Chiesa inizia un periodo di penitenza e di riconciliazione, affinché tutti i cristiani camminino alla luce del Mistero Pasquale verso la Vita con la speranza della felice resurrezione nel Regno dei Cieli.

Allo stesso tempo, è ormai una tradizione, in questa data, l’avvio della campagna di fratellanza, il cui tema proposto quest’anno dalla CNBB ha per titolo: “Giovani - Cammino aperto”. È con particolare soddisfazione che mi rivolgo, questa volta, agli amati giovani, poiché serbo ancora nel mio animo le emozioni, le parole e i gesti di tutti, soprattutto di quei bambini che ho incontrato nella mia visita pastorale dell’anno scorso, e ringrazio ancora Dio per gli abbondanti frutti avuti.

2. A voi, cari giovani, parla oggi la Chiesa: essa parla alla gioventù che cammina ed è cammino.

Il Papa vorrebbe parlare personalmente con ogni fanciullo e con ogni fanciulla di questo amato Brasile, per dire, e quasi per rivelare ad essi, l’immenso potenziale del quale sono portatori. A tutti voi che vivete nella città, o nelle campagne, e siete di differenti razze, voglio ricordare la vostra giusta ed esigente aspirazione ai grandi valori che Dio ha posto nel vostro cuore: siate amanti della libertà e di ciò che è giusto e vero; desiderate la pace e la solidarietà fra gli uomini; esigete, giustamente, il rispetto per quanto è degno e nobile; desiderate anche di realizzarvi nella vita, negli studi e nella professione e, se Dio lo consentirà, di realizzare la vocazione alla quale siete stati chiamati per dare continuità a queste sante e nobili aspirazioni. Ma, soprattutto, vedo palpitare nei vostri cuori quella sete di infinito che potrà essere saziata solo se saprete andare incontro al Dio che si è fatto Uomo per redimerci: Quel “Gesù che ci assicura che continuerà a costruire la storia con noi, e che la Croce non è il fine, ma il cammino della vittoria per quanti lo seguono” (Campanha da Fraternidade, 135).

3. Miei cari giovani, consentitemi di ripetervelo: penso che Cristo abbia semplicemente qualcosa di più da dire all’uomo, e in particolare a voi. Le sue “sono parole di vita”. Esse sono piene di semplicità e attendono una risposta dall’uomo. Può darsi che voi percepiate ancora la verità e la forza che esse hanno e che sono, appunto, parole “di Vita”, mentre le altre, nate dalla menzogna, dall’egoismo e dall’ambizione sfrenata, portano con sé i germi del peccato e “della morte”.

In un certo senso, Gesù parlava a tutti gli uomini, ma specialmente a voi, quando, come ci racconta San Luca, vedendo un corteo funebre, disse al giovane che sta per essere sepolto: “Giovinetto, dico a te, alzati!” (Lc 7, 14). Alzati dallo stato in cui ti trovi; ricordati che in Gesù “risiede la Verità senza ombra di menzogna, è in Lui la Via certa e senza deviazioni, è in Lui la Vita” (cf. Gv 14, 6) (Discorso ai giovani a Cuiabá, 16 ottobre 1991). Cerca Cristo e quando lo incontri, amalo! Sii fedele e non perderti. Ascolta ancora una volta l’esclamazione di San Pietro: “Tu hai parole di vita eterna” (Gv 6, 68). Che la Resurrezione di Cristo sia anche la luce e la forza della tua resurrezione! Il Signore dall’alto della Croce ti dice: “alzati!”.

4. È impossibile non amare questi giovani che camminano, poiché essi stessi sono cammino, portatore di immensi valori, linfa feconda dell’umanità nel Terzo Millennio che dev’essere orientata e protetta.

Ad essi e per essi, devono rivolgersi tutti gli sforzi e le iniziative della pastorale della gioventù, per aiutarli a scoprire la grandezza della fede con un’adeguata formazione dottrinale e umana, attraverso una catechesi che insegni la verità rivelata e le sue conseguenze nel campo della morale cattolica e attraverso la partecipazione alla costruzione della società civile. La pastorale della gioventù, rispettando le iniziative di altri movimenti e associazioni ecclesiali dei giovani, è senza dubbio un importante centro di irradiazione di luce per un’adeguata evangelizzazione.

5. Miei cari giovani, concludo rinnovando l’appello che vi ho rivolto l’anno scorso a Cuiabá: “offrite a Gesù i vostri cuori spalancati! Aprite fiduciosamente l’anima ai tesori della verità cristiana! Cercate con impegno una formazione che porti alla maturazione nella fede!” (Discorso a Cuiabá, 16 ottobre 1991).

La Chiesa ha compiuto un’opzione preferenziale per i giovani di tutte le condizioni sociali, ma particolarmente per quelli che soffrono perché non conoscono la verità e camminano disorientati per le strade della vita; per quanti sono abbandonati e per quanti soffrono per le ingiustizie umane; per i malati, ai quali dico di non disperarsi poiché il Signore è più vicino a coloro che soffrono con santa rassegnazione. A voi e a molti altri, voglio dire: “Giovinetto, dico a te, alzati!” (Lc 7, 14).

Benedico con particolare affetto tutti i brasiliani e specialmente i giovani e le giovani di questo amato Paese: “in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!”.



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