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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
AL TERMINE DELLA CELEBRAZIONE EUCARISTICA
IN MEMORIA DEI SETTE MONACI TRAPPISTI
UCCISI NEL MESE DI MAGGIO

 

Carissimi Fratelli e Sorelle!

Con animo intensamente partecipe mi unisco a voi, raccolti intorno all’altare per celebrare nel sacrificio di Cristo la memoria dei sette vostri Confratelli del Monastero di Notre-Dame d’Atlas, a Tibhirine, in Algeria, barbaramente uccisi lo scorso mese di maggio. Con questo mio messaggio voglio testimoniarvi la mia spirituale vicinanza ed esprimervi la mia solidarietà, avvalorata da un particolare ricordo nella preghiera. “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà” (Gv 12, 24-26).

Come sono attuali queste parole del Vangelo! Come risuonano appropriate, pensando ai vostri sette Confratelli ed alle vostre presenti riunioni capitolari, che si svolgono nella luce della loro testimonianza! Il Signore, e Lui solo, può confortare i suoi figli in così drammatiche prove. La fede in Cristo, crocifisso e risorto, squarcia il velo dello sconforto e ci fa conoscere la misteriosa fecondità della morte dei credenti, la cui esistenza non è tolta ma trasformata.

Sono certo che il sacrificio dei monaci di Tibhirine non ha mancato di infondere singolare ispirazione ai vostri lavori capitolari, permettendo a ciascuno di voi di affrontare con piena disponibilità di spirito le due grandi sfide che vi stanno dinanzi: quella di una rinnovata fedeltà alla sequela radicale di Cristo, e quella della comunione all’interno della grande Famiglia cistercense. Non dubitate: il sangue dei martiri è nella Chiesa forza di rinnovamento e di unità.

“Al termine del secondo millennio, la Chiesa è diventata nuovamente Chiesa di martiri” (Giovanni Paolo II, Tertio millennio adveniente, 37). La testimonianza dei Trappisti di Notre-Dame d’Atlas si associa a quella del Vescovo di Oran, Mons. Pierre Lucien Claverie, e di non pochi altri figli e figlie del continente africano che, in questo periodo, hanno dato la vita per il Signore e per i loro fratelli e sorelle, cominciando da quelli che li hanno perseguitati ed uccisi. La loro testimonianza è la vittoria della Croce, la vittoria dell’amore misericordioso di Dio, che salva il mondo. Il testamento, lasciato da Fratel Christian de Chergé, ha offerto a tutti la chiave di lettura della tragica vicenda sua e dei Confratelli, di cui il senso ultimo è il dono della vita in Cristo: “La mia vita - ha scritto - era donata a Dio e a questo Paese”.

Voi, venerati Fratelli e Sorelle, siete custodi di questa memoria: custodi nella preghiera, nel discernimento comunitario e nelle scelte operative che compirete, affinché essa sia feconda di futuro per i Trappisti e per la Chiesa tutta. In questa prospettiva ricca di speranza ed invocando l’abbondanza dei doni dello Spirito Santo su ciascuno di voi e sui lavori dei rispettivi Capitoli, vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica.

Dal Policlinico “A. Gemelli”, 10 ottobre 1996.



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