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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLE MONACHE DELL'ORDINE DEL SANTISSIMO REDENTORE

 

Carissime Monache dell’Ordine del SS. Redentore!

1. Nel cammino di preparazione al Giubileo dell’Anno 2000, che vuole essere “una grande preghiera di lode e di ringraziamento soprattutto per il dono dell’Incarnazione del Figlio di Dio e della redenzione da lui operata” (Giovanni Paolo II, Tertio millennio adveniente, 32), le comunità contemplative sono chiamate a un impegno particolare di testimonianza e di stimolo per tutto il popolo di Dio. Vista in questa luce, la celebrazione del terzo centenario della nascita della vostra Fondatrice, carissime Monache, acquista un significato che va al di là dell’Ordine del SS. Redentore e della più ampia famiglia redentorista, nelle cui origini la Provvidenza ha voluto che ella svolgesse un importante ruolo.

2. La sua proposta spirituale, infatti, è profondamente cristocentrica. Si articola intorno al mistero del Verbo incarnato che lo Spirito attualizza incessantemente in noi, mutando la nostra vita nella sua: il Cristo può così “rinascere al mondo nelle anime dei suoi cari” (Autobiografia, ed. a cura di B. D’Orazio, Casamari 1965, 133-134). Le prospettive che la pietà popolare sviluppa partendo dal mistero dell’Incarnazione ricevono nella Ven. Suor Maria Celeste Crostarosa la profondità di essere e di partecipazione e il respiro mistico propri della cristologia giovannea e paolina. Tutto nella vita cristiana si radica e deriva dal Cristo che “vive, in unione di amore in Dio, viatore in tutte le anime sue care, vita della vita di quelle” (Ivi, 117-118). Le virtù sono espressione di questa vita nuova per partecipazione.

Di qui il costante riferimento della Fondatrice all’Eucaristia. Anzi essa indica come punto di arrivo di tutto il cammino spirituale la piena trasformazione eucaristica: “Andai alla santa comunione e mi trasmutaste in voi, perché entrai nell’umanità del vostro divin Verbo e cominciai a sacrificarmi al Padre per tutti gli uomini” e a gustare “dei meriti e grazie” che, per la sua passione, il Cristo diffonde in “tutte le anime dei fedeli” unendole e glorificandole nella sua “umanità unita al Verbo” (Suor Maria Celeste Crostarosa, Trattenimento dell’anima col suo Sposo Gesù [manoscritto inedito], 147).

Perché tutto questo possa realizzarsi si richiedono l’accoglienza e la risposta grata, impossibili senza la vera umiltà: “Mi disse il Signore - scriveva la Ven. Crostarosa a Sant’Alfonso nell’ottobre 1730 - che un umile non essere è la vita dell’essere e due moti dovevano vivere in me per piacergli: farne di glorificarlo in ogni spirito e in ogni tempo e rinunzia di tutto quello che non è purità del suo amore” (Spicilegium Historicum, CSSR 23 [1975] 23).

3. Da questa profonda esperienza del mistero del Redentore scaturisce il progetto crostarosiano di vita religiosa. Al centro si trova la comunità, segno e testimonianza dell’amore di Cristo, come ella scrive nel proemio delle Regole: “Acciò le mie creature si ricordino della mia eterna carità con la quale io l’ho amate, mi sono compiaciuto eligere quest’istituto, acciò sia una viva memoria a tutti gli uomini del mondo di tutto quanto si compiacque il mio Figlio unigenito operare per la loro salute” (Ivi, 16 [1968] 17-18). Si tratta di una struttura memoriale che abbraccia e dà unità a tutta la vita personale e comunitaria: tutto (dalla struttura della comunità all’articolazione della giornata fino al colore rosso dell’abito) è progettato e chiede di essere vissuto in questa prospettiva. Di fronte alle tante frammentazioni alle quali si trova esposta anche la vita religiosa, è oggi ancora più importante testimoniare con chiarezza l’unità della vita, evidenziando che essa è grazia come ha ricordato il recente Sinodo sulla vita consacrata (Messaggio del Sinodo, IV: “L’Osservatore Romano”, 29 ottobre 1994, 6).

A questa affermazione fondamentale la Ven. Suor Celeste ne aggiunge un’altra parimenti importante: la memoria scaturisce necessariamente dall’imitazione. Le Redentoriste dovranno imprimere in loro “la vita e la vera somiglianza” del Redentore, divenendone “in terra vivi ritratti animati” (Spicilegium Historicum, CSSR 16 [1968] 18). Non va mai dimenticato però che si tratta di una imitazione per partecipazione operata dallo Spirito, che non si stanca di tracciare in noi la pienezza della somiglianza del Cristo (cf. Giovanni Paolo II, Veritatis splendor, 21).

4. Di qui la particolare accentuazione che la Fondatrice dà alla contemplazione come punto focale della vita della sua comunità: essa deve essere sguardo fisso sul Cristo per lasciarsi irradiare e trasformare in lui dallo Spirito in maniera da diventarne segno trasparente per i fratelli a gloria del Padre. Le vostre Costituzioni, carissime Sorelle, lo sottolineano con forza: “La contemplazione assidua del mistero del Cristo svilupperà in noi quella caratteristica di gioia sorridente e irradiante, di chiara semplicità e di fraternità vera, che è specifica della nostra comunità” (Constitutiones, n. 10). Tutto questo esige un impegno incessante e amoroso di approfondimento del Vangelo, secondo anche l’indicazione della vostra Fondatrice, che vedeva nel brano evangelico proposto giornalmente dalla liturgia la base di tutta la giornata.

Si afferma allora nella comunità una carità fraterna sincera e generosa, frutto e al tempo stesso mezzo per l’ulteriore contemplazione. Anche questa sottolineatura di Suor Celeste è di forte attualità, in vista dell’edificazione di una cultura e di una civiltà dell’amore. Carissime Sorelle, testimoniate con coraggio e chiarezza la pienezza che l’amore dà alla vita quando è vissuto con radicalità di dono. Fedeli al Redentore, continuate a donare al prossimo, come si legge nelle vostre Regole primitive, “il vostro intelletto, innalzandolo alla mia misericordia in suo beneficio”, “la vostra memoria con perdonargli di cuore”, “la volontà con amarlo svisceratamente”, “il vostro cuore con i suoi affetti, per amor mio, compatendolo nelle sue afflizioni, infermità e travagli”, “il vostro corpo e i vostri sensi a suo beneficio” (Ivi, 33-34).

5. La carità fraterna, che nasce dalla contemplazione, è grazia che dovete saper condividere con i fratelli attraverso quell’accoglienza evangelica, ricordata costantemente dalle vostre Costituzioni, che vi chiede di progettare in prospettiva eucaristica la stessa clausura. La preghiera così vissuta fa dei vostri monasteri dei centri di accoglienza cristiana per coloro che vanno in cerca di una vita semplice e trasparente per incontrare nel Cristo il senso pieno della vita.

Questo vale per tutti, ma innanzitutto per i giovani e le giovani, oggi più bisognosi che nel passato di esperienze forti e più esposti al fascino di manipolazioni alienanti. Sappiate però sviluppare tutto questo in fedeltà all’eredità alfonsiana che vi ha visto sempre preferire i poveri. Al riguardo, sono certo che il terzo centenario della nascita di Madre Celeste e di Sant’Alfonso vi porterà a una presenza maggiore nelle Chiese dell’Africa e dell’Asia e in quelle dell’Est europeo, che conoscono oggi nuovi e impegnativi sviluppi.

6. La fedeltà chiede il coraggio del rinnovamento incessante delle forme, perché siano effettivamente significative. Occorre “riproporre con coraggio l’intraprendenza, l’inventiva e la santità dei Fondatori e delle Fondatrici come risposta ai segni dei tempi emergenti nel mondo di oggi” (Giovanni Paolo II, Vita consecrata, 37). È una sfida che la vita claustrale femminile deve vivere oggi con particolare coraggio dinanzi al rapido evolversi del mondo femminile: la vostra presenza e la vostra testimonianza sono un contributo prezioso, perché il cammino delle donne d’oggi sia ricco di profondità spirituale autenticamente evangelica. La “fedeltà creativa” vi chiama oggi a ricercare anche le forme che permettano all’Ordine intero di farsi carico delle situazioni di necessità dei singoli monasteri. I passi tentati finora vanno continuati con fiducia, cercando le soluzioni opportune che possono offrire validi sussidi “per risolvere adeguatamente problemi comuni, quali il conveniente rinnovamento, la formazione sia iniziale che permanente, il vicendevole sostegno economico ed anche la riorganizzazione degli stessi monasteri” (Ivi, 59).

7. La contemplazione delle “meraviglie operate in Maria dal Signore” e lo sforzo costante a “maturare una pietà mariana sempre più vera e profonda”, come affermano le vostre Costituzioni (Ivi, n. 8), contribuiranno a darvi slancio e fiducia. Con questo auspicio, che affido alla materna intercessione della Vergine Santissima, imparto volentieri a tutte voi, carissime Monache, quale pegno di copiose effusioni di favori divini, una speciale Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 31 Ottobre 1996.



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