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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AD UNA SESSIONE DI STUDIO
DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA DELLE SCIENZE

 

Ai partecipanti a una sessione di studio
ella Pontificia Accademia delle Scienze

Sono molto lieto di poter salutare ancora una volta un’assemblea della Pontificia Accademia delle Scienze in occasione della vostra attuale sessione di studio. Siete consapevoli della profonda stima che nutro per questo devoto gruppo di uomini e di donne di scienza e del mio interesse personale per la vostra ricerca su questioni che sono di primaria importanza per quanto riguarda la conoscenza sempre maggiore dell’universo da parte dell’umanità. Nel dire questo, esprimo il rispetto della Chiesa per la conoscenza scientifica e il suo riconoscimento dell’immenso valore che essa ha per l’umanità (cf. Gaudium et spes, 59).

Uno dei propositi della vostra Accademia è di fornire alla Santa Sede e alla Chiesa un quadro, il più esauriente e aggiornato possibile, delle ultime scoperte nei vari campi della ricerca scientifica. In tal modo contribuite a una maggiore comprensione fra scienza e fede. A volte infatti, in passato, questo rapporto è stato dominato da una reciproca incomprensione. Fortunatamente, la Chiesa e la comunità scientifica possono oggi collaborare nella ricerca comune di una più precisa comprensione dell’universo, teatro del passaggio dell’uomo attraverso il tempo verso la sua destinazione trascendente. Un dialogo fecondo si sta svolgendo fra questi due ambiti: la conoscenza che dipende dalla forza naturale della ragione e la conoscenza che deriva dall’intervento di Dio che si rivela nella storia dell’uomo. Il Padre Eterno ci parla con la sua Parola e attraverso lo Spirito Santo che riversa nei nostri cuori (cf. Gv 1, 14; Rm 5, 5).Lo stesso Dio ci parla nella natura, e in essa si rivolge a noi con un linguaggio che possiamo decifrare. Entrambi gli ambiti di conoscenza sono doni meravigliosi del Creatore.

Un chiaro esempio di un interesse comune fra scienza e religione, di fatto del bisogno che esse hanno l’una dell’altra, è dato dal tema del vostro attuale incontro: L’emergere della Struttura nell’Universo a Livello delle Galassie. Con questa Conferenza state completando una panoramica generale dei cosmi fisici. È straordinario pensare che, con l’aiuto di tecniche avanzate e sofisticate, “vedete” non soltanto la vastità dell’universo, ma anche la forza e il dinamismo inimmaginabili che lo pervadono. Ancor più affascinante è il fatto che, poiché i segnali provenienti dalle zone più lontane vengono trasmessi dalla luce che viaggia a una velocità finita, voi potete “guardare” indietro fino alle epoche più remote del passato e descrivere i processi attuali. Risultati sperimentali ben consolidati vi permettono di costruire uno schema o modello generale, che traccia l’intera evoluzione dell’universo da un istante infinitesimale dopo l’inizio dei tempi fino ad ora e anche oltre, nel lontano futuro. Certamente, non tutto è semplice e chiaro in questo schema generale, e numerose questioni della massima importanza impegnano voi e i vostri colleghi nel resto del mondo.

Una tale questione, l’emergere della struttura, è l’argomento della vostra attuale Conferenza ed è di vitale interesse, in particolare se consideriamo che l’emergere della struttura è la precondizione per un eventuale emergere della vita e in definitiva dell’uomo come culmine di tutto ciò che esiste intorno a lui nei cosmi fisici. Voi, uomini e donne di scienza, riflettete sul vasto e pulsante universo e quando svelate i suoi segreti comprendete che in certi punti la scienza sembra sfiorare il misterioso confine dove nuove questioni emergono e si sovrappongono nelle sfere della metafisica e della teologia. Di conseguenza, il bisogno di dialogo e di cooperazione fra scienza e fede è divenuto sempre più urgente e promettente. È come se la scienza stessa stesse offrendo una giustificazione pratica all’apertura e alla fiducia mostratale dal Concilio Vaticano II quando affermò che la ricerca compiuta in maniera autenticamente scientifica e in accordo con le norme morali non è mai realmente in contrasto con la fede (cf. Gaudium et spes, 38).

Vi ringrazio per quello che state facendo nei vostri rispettivi ambiti scientifici. Spero e prego che Egli “dalla” cui “parola furono fatti i cieli” (Sal 33, 6) vi sostenga nei vostri nobili sforzi, i cui risultati rendono il dialogo fra scienza e religione più concreto e più saldamente radicato nella verità. “Siate benedetti dal Signore che ha fatto il cielo e la terra” (Sal 115, 15).

Dal Vaticano, 29 novembre 1996.



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