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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL CLERO DIOCESANO DI ALBANO

Castelgandolfo, 13 settembre 1980

 

Sono grato per questa vostra visita. Si pensava di potervi incontrare nella vostra Cattedrale o nel vostro Seminario, ma per motivi organizzativi si è deciso di farvi venire qui a Castel Gandolfo.

Spero che ci sia un’altra occasione perché io possa venire nella vostra cattedrale così come mi sono recato a visitare la cattedrale di Velletri, quella di Frascati per incontrarmi con la Chiesa tuscolana.

Il nostro amatissimo Vescovo, Monsignor Gaetano Bonicelli, accennava a quella roccia della quale parla Gesù, ci deve far pensare a quella roccia che è la Chiesa nella sua realtà particolare. Una roccia che consiste nella partecipazione ai compiti di Cristo: profetico, sacerdotale, regale. Da qui cresce la Chiesa, cresce il popolo di Dio, cresce il Regno di Dio. Questa roccia invisibile che è Cristo perché è lui che ci fa partecipare alla sua missione. Ecco la Chiesa di Albano è una realtà concreta, una “partecipante” alla missione di Cristo, con tutto il popolo di Dio, con tutta la sua realtà umana e cristiana e soprattutto con il suo clero. I sacerdoti rimangono sempre l’espressione più matura della missione della Chiesa, dello spirito che li spinge ad entrare in questa missione. E i sacerdoti sono anche collegati con gli apostoli, con i loro successori per dare a questa missione una compattezza, un’unità visibile, un’unità gerarchica, ma soprattutto un’unità apostolica, un’unità “viva e vivificante”. L’augurio che voglio formularvi è quello che voi possiate essere così. Un augurio che rivolgo al presbiterio della Diocesi di Albano, al suo Seminario, cioè al futuro del presbiterio di questa Diocesi.



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