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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI EDUCATORI E AGLI ALUNNI
DELL’ISTITUTO SAN LEONE MAGNO

Domenica, 5 novembre 1989

 

1. Sono lieto di salutare tutti voi, cari fratelli maristi, professori, genitori, alunni ed ex alunni dell’istituto san Leone Magno!

Saluto il Cardinale Ugo Poletti e il Vescovo ausiliare del settore; ringrazio il direttore fratel Gildo per le cortesi parole che ha voluto rivolgermi.

Ho accettato ben volentieri l’invito di venire tra voi, in occasione del centenario della fondazione del vostro istituto, iniziato nel 1887 ad opera dei fratelli maristi, in ossequio ad un preciso programma pastorale voluto da Pio IX e proseguito da Leone XIII, da cui l’istituto prese il nome. In questa felice circostanza non posso non esprimere i miei sentimenti di affetto e di stima per la vostra scuola che per la serietà degli studi e l’efficacia dei metodi educativi si è affermata fra le istituzioni cattoliche più apprezzate e benvolute della diocesi di Roma. Nel rievocare il bene compiuto in questi cento anni di vita il mio pensiero corre doverosamente ai benemeriti fratelli maristi, la cui generosa dedizione si ispira alla geniale figura del loro fondatore, il beato Marcellino Champagnat, di cui ricorre pure il bicentenario della nascita. Nella sua illimitata fiducia verso la Vergine, egli volle fondare la comunità religiosa dei fratelli maristi per l’educazione dei giovani in Francia, in un periodo particolarmente difficile, quale fu quello che fece seguito alla rivoluzione francese.

Per tale ragione egli incluse nel suo progetto educativo il compito di inculcare negli alunni la devozione alla Vergine, come mezzo per amare e servire più perfettamente e più facilmente Gesù Cristo.

2. Desidero porgere a tutti voi qui presenti un fervido augurio che possiate costituire sempre una comunità sinceramente partecipe della missione educativa della Chiesa, in modo che tutti voi, insegnanti e fratelli, genitori ed alunni, possiate costituire una famiglia unita, corresponsabile nella delicata attività destinata a formare uomini onesti e cristiani coerenti.

La vostra scuola ha un programma vasto ed ampio, accolto dagli alunni e dalle loro famiglie, ed espresso con le stesse parole dei giovani riportate nel progetto educativo: “Noi chiediamo alla scuola di aiutarci ad acquistare gradualmente dei principi sicuri e una forte volontà per divenire capaci di manifestarci socialmente come viva testimonianza del nostro essere cristiani”.

Mi associo a questa vostra richiesta, carissimi giovani, e desidero manifestarvi tutta la mia fiducia e la viva speranza che voi possiate attuarla. Abbiate grande stima e considerazione della vostra scuola e guardate ad essa come ad una palestra di vita, dove la preghiera, l’istruzione e la disciplina si fondono insieme per fare di voi dei giovani ben formati: sani, forti, cristiani convinti, responsabili e capaci domani di svolgere un ruolo importante nella costruzione di una società migliore.

3. Affido a Cristo “Via, Verità e Vita”, alla sua madre Maria, all’intercessione del beato Marcellino Champagnat tale vostro proposito, e di cuore imparto a tutti voi, ai responsabili e collaboratori della scuola e ai vostri genitori la mia benedizione apostolica.  

Nel cortile, nonostante la pioggia, moltissimi bambini e ragazzi delle classi elementari e medie, accompagnati dai genitori, salutano l’arrivo del Santo Padre con il canto, agitando in segno di festa centinaia di bandierine. Sei di loro accolgono il Papa dinanzi alla cappella, porgendogli un fascio di fiori. Dopo la preghiera, Giovanni Paolo II si rivolge ai presenti salutandoli con queste parole.  

Non so chi è il responsabile di questa pioggia. Può essere il Papa, ma possono anche essere tutti i presenti, i ragazzi. Vorrei dire che questa pioggia è un buon segno, perché sappiamo bene che essa serve per la fertilità dei campi. E la scuola è un grande campo da coltivare: il campo delle personalità umane, della umanità giovane. Allora, questa pioggia è anche un simbolo della fertilità, di tutti i beni di ordine etico, di ordine spirituale, di un buon carattere, di una buona educazione, di una composita intelligenza, di tutto quello che si cerca nella scuola e che si deve anche augurare alla scuola. Nel nome di questa pioggia, io auguro questa fertilità spirituale a voi, alla vostra grande scuola nei suoi diversi livelli, cominciando dai più giovani, dai ragazzi, e passando poi al livello medio e anche superiore.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 



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