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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CECA,
S.E.M. Vaclav HAVEL*

7 marzo 1994

 

Signor Presidente!

È con grande gioia che L'accolgo oggi in questa casa, dove non è certo la prima volta che Ella viene; ricordo, infatti, con piacere gli incontri, che negli anni scorsi abbiamo avuto, improntati sempre a grande cordialità.

Ma l'odierna Visita Ufficiale è la prima che Ella compie in qualità di Presidente della nuova Repubblica Ceca, dopo i passi che hanno portato alla storica divisione tra la Boemia-Moravia e la Slovacchia, divisione che si è svolta in modo esemplarmente pacifico.

A Lei, pertanto, il mio più cordiale benvenuto, mentre La prego di portare a tutti i Suoi concittadini il mio saluto e l'espressione della mia stima sincera.

Il l gennaio si è compiuto il primo anno di vita della nuova Repubblica Ceca. E, il successivo 2 febbraio, Ella veniva eletto alla suprema responsabilità di Capo dello Stato.

È stato un anno sotto tanti aspetti positivo per la Nazione. Essa si è sempre più affermata nel panorama talora inquieto della vita internazionale, con le caratteristiche doti che hanno distinto sempre l'anima Ceco-morava: tenacia, pazienza resistenza davanti alle avversità, attaccamento alle proprie tradizioni ed insieme serena apertura al nuovo. La Repubblica ha dimostrato di essere un partner fidato e sincero delle altre Nazioni, sì da essere accolta nel fitto scambio di rapporti internazionali con generale favore. In questa rete di intelligenti scambi ha valso non poco il prestigio culturale e morale, che Ella ha acquistato nel mondo ancora negli anni bui della persecuzione, prestigio che è andato aumentando, a partire dall'incarico di primo Presidente Federale fino ad ora.

La Repubblica Ceca ha conseguito anche innegabili sviluppi interni, pur nelle difficoltà che sarebbe miopia non rilevare. I progressi nel campo delle provvidenze sociali, dell'economia, dell'introduzione del libero mercato, degli investimenti esteri, del movimento turistico sono ben visibili a tutti. Certo, tali conquiste costano; né è da dimenticare il pericolo che, specie per le nuove generazioni, la mentalità del permissivismo, dell'edonismo, del facile guadagno può introdurre nella convivenza civile, con ripercussioni che potrebbero essere fatali per il futuro.

Ma la forte e generosa tempra della popolazione Ceca ha in sé gli anticorpi per salvarsi da simili rischi. Non mancano i richiami continui, da parte della Chiesa, alla vigilanza e al dovere di reagire con serenità e decisione. E mi piace qui ricordare che anche Lei, Signor Presidente, nel messaggio inviato nello scorso agosto ai giovani spiritualmente uniti a Velehrad con me, che ero a Denver per la Giornata Mondiale della Gioventù ha fortemente sottolineato il primato dello spirito sull'effimero, dell'essere sull'avere, nonché la fragilità di un sistema di vita che sia basato solamente sul miraggio del denaro.

In questo momento di delicato trapasso, con lo sguardo rivolto al futuro, è necessario il riferimento continuo alla preziosa eredità spirituale e religiosa, che ha fatto grande la terra di Boemia e Moravia. La comune eredità dei Santi Cirillo e Metodio è sicuro punto di riferimento perché sia tenuta sempre alta la fiamma degli ideali, che soli valgono e che soli restano nella vita dell'umanità.

I due Fratelli di Tessalonica, questi impareggiabili missionari della fede cristiana, sono stati anche uomini di cultura, che hanno contribuito a dare una comune eredità linguistica ai popoli Slavi, e, di conseguenza, anche una innegabile identità di civilizzazione, raccogliendone gli elementi dalle precedenti tradizioni storiche, etniche e sociali. Anche per questo aspetto, essi sono così vicini all'anima Ceca, che trova in essi ben definita la sua inclinazione ai valori della cultura e della religione.

Tali valori sono stati poi messi in suggestiva luce dai santi, che formano una costellazione stupenda nella storia del Paese. In Ludmila, Venceslao, Adalberto, Hroznata, Agnese, Giovanni di Nepomuk, ha preso netto rilievo l'aspirazione alla genuinità e all'autenticità della fede cristiana, propria della loro terra. E, in un certo modo, al di là delle sue dottrine, questo stesso anelito ha anche mosso l'azione riformatrice di Jan Hus, con esiti purtroppo infausti per la Chiesa e per la Nazione. Gli studi in atto sulla sua figura potranno contribuire a una positiva e costruttiva visione del problema, che ha tanto turbato la storia del Paese.

Questo tesoro di spiritualità e di cultura cristiana è alla base della vostra storia. Faccio ardenti voti, affinché le care popolazioni di Boemia, Moravia e Slesia tengano sempre preziosa questa loro eredità come la pupilla degli occhi, perché in essa è posta la loro più grande ricchezza, di fronte alle spinte disgregatrici della mentalità areligiosa e immanentistica, propria di certe correnti del pensiero occidentale.

Auguro anche, Signor Presidente, che una profonda saggezza e una decisa volontà ispirino le Autorità dello Stato alla soluzione dei problemi, che ancora rimangono in sospeso. Mi riferisco alle questioni sull'insegnamento religioso nelle scuole statali, sull'assistenza spirituale ai degenti negli ospedali, ai detenuti nelle carceri, e soprattutto sulla cura pastorale, a cui hanno diritto le forze impegnate nel servizio militare.

In particolare vorrei richiamarmi all'argomento della restituzione dei beni, iniquamente sottratti dal regime ateo alla Chiesa Cattolica, come ad altre denominazioni cristiane ed ai fratelli Ebrei. Certamente non sarà possibile seguire criteri di totale giustizia, ritornando semplicemente alla situazione pre-comunista. Ma faccio voti che si trovi quanto prima un'equa soluzione a questo problema, che tiene occupate, tra l'altro, le forze politiche e parlamentari, l'Episcopato della Chiesa Cattolica e la stessa opinione pubblica.

Nel formulare tale auspicio, la Chiesa è guidata dal desiderio di vedere assicurato l'effettivo esercizio della libertà religiosa. Essa non chiede privilegi, ma esige che sia rispettato lo spazio necessario per svolgere, in modo adeguato, la sua attività di evangelizzazione e di promozione umana, a beneficio di tutta la società.

Signor Presidente! Al termine di questa Sua Visita, rinnovo il mio augurio per la Sua persona, e per l'instancabile attività, che Ella svolge sullo scenario internazionale, ricordando l'assoluta urgenza di salvaguardare i valori spirituali, pena la caduta nel caos civile e sociale, e, quel ch'è peggio, nella cecità più temibile per l'uomo: quella che non sa più fare riferimento alla luce della libertà, della dignità e della verità.

Con Lei saluto i distinti Membri del suo seguito, come pure invio un reverente pensiero alle Autorità del Parlamento, del Governo, della Magistratura. E, in Lei, saluto tutte le care popolazioni della Repubblica Ceca, sparse in quel magnifico territorio, cosparso di castelli storici e pittoreschi, di celebri abbazie e di chiese stupende, di santuari famosi, elevati ai santi Patroni – tra i quali, in quest'Anno Internazionale della Famiglia, voglio ricordare quello della beata Zdlislava, a Jablonné – e soprattutto quelli dedicati alla Gloriosa Madre di Dio: Svatà Hora, Starà Boleslav, Kàjov, Filipov, Kainy, Hostýn e tanti altri.

Che la Repubblica Ceca prosperi sempre nel cammino della mutua comprensione, del progresso autentico, della vera pace.

È l'augurio che di cuore rivolgo a Lei, Signor Presidente, ed all'intera Nazione. S Pànem Bohem!


*L’Attività della Santa Sede 1994 p.197-199.

L'Osservatore Romano 8.3.1994 p.7.

 

© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana

 



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