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GIOVANNI XXIII

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 28 ottobre 1959

 

Venerabili Fratelli, diletti figli!

Oggi 28 ottobre, festa dei Santi Apostoli Simone e Giuda Taddeo: festa particolarmente sacra per Noi. Si inizia infatti l'anno secondo di quello che S. Gregorio Magno chiamava il servizio del « servo dei servi del Signore ». Potete comprendere l'emozione profonda del Nostro spirito in questa data. Da tutti i punti della terra continuano a giungerCi in tutte le ore migliaia e milioni di voti, echeggianti filiale devozione ed augurio per l'avvenire.

Un anno è trascorso da quando, per il voto dei venerabili membri del Sacro Collegio Cardinalizio, si determinò la volontà del Signore per la Nostra umile persona. Un anno: e sembra un giorno! Il primo segno della grazia celeste, che tocca la Nostra anima, è questa continuazione di semplicità, di spirituale giovinezza e di abbandono, che unendoCi più intimamente a Gesù, di cui tutti Ci chiamano il Vicario sulla terra, Ci tiene aperti pensieri, cuore, parole, braccia verso tutti quelli che in Cristo Ci sono fratelli e figli.

La vostra presenza — non possiamo nasconderlo a Noi stessi — è particolarmente emozionante per i Nostri occhi e per il Nostro cuore. Essa Ci fa sentire la santa realtà della intima comunicazione che le tre virtù teologali: fede, speranza e carità stabiliscono tra tutti i figli della Cattolica Chiesa, quando il Divino Spirito così li raduna e li vivifica.

Vi ringraziamo di ciò che la vostra presenza significa ed esprime, qui, presso la tomba del Principe degli Apostoli, cha questo tempio che tutt'insieme simboleggia l'intera umanità, che Cristo redense.

Gli auguri di longevità, di prosperità e di buon successo della azione pastorale avviata, che Ci vengono espressi con tanta bontà e tenerezza, Ci toccano sicuramente. Ma essi non Ci distolgono dal pensiero dell'altra riva che Ci attende, e da cui vengono a Noi, fiduciosi nella misericordia del Signore, gli inviti della Chiesa trionfante, che è l'aspirazione continuata di tutte le anime che credono in Gesù, Salvatore e Re glorioso ed immortale dei secoli eterni.

Per altro voi comprendete come se è naturale anche in Noi, come in ciascuno, la disposizione ad abbandonare l'anima sacerdotale all'amplesso del Signore che attende i suoi: sia pur bello e doveroso, finché questo dono della vita Ci viene accordato, conservarlo alle alte responsabilità del magistero sacro e del ministero pontificale, postoCi per Divina Provvidenza sulle spalle e sul cuore.

Ebbene, venerabili Fratelli e diletti figli, tenendo conto delle prime esperienze di cui il Signore, durante l'anno trascorso, Ci ha fatto gustare la dolcezza nei contatti con l'Episcopato, con il clero, con il popolo di ogni nazione e di ogni provenienza, ed anche con quanti, sotto diverso nome, portano il segno di Cristo sulla fronte: lasciateCi dire: non mai come in questo primo giorno dell'anno secondo, Ci apparve più vivido il disegno generale della grande missione del Pontificato, depositario del testamento di Cristo: come nel rivedere e contemplare i punti più luminosi della preghiera che Gesù sul monte volle insegnare ai suoi, quasi a traccia splendente dell'apostolato della Santa Chiesa. Ricordate quei punti, quelle petizioni del Pater noster: lette di numero, perfette e magnifiche di comprensione e di ignificato.

È su questa via sicura che si sostiene la Santa Chiesa di Cristo: è su questa nave che si dirige la vita e la storia del mondo: su questa continuazione di luce, di forza e di grazia, che si perenna tutto ciò che, anche da un punto di vista semplicemente ano, è irradiazione di scienza, di progresso, di verace civiltà cristiana.

Questi sono pure beni di natura temporale: ma preparano elli eterni, che ci attendono e ne favoriscono il pregustamento quaggiù.

I

Innanzitutto il nome e il culto di Dio.
Venerabili Fratelli e diletti figli! Il nome rispettato e il culto chiamato alla bellezza delle antiche tradizioni, e riservato ad accordi nuovi, che anche la vita moderna santificata dalla dottrina evangelica può suggerire.

Accanto al culto, la disciplina, che rappresenta la forza e la compattezza della Chiesa, quale Cristo la costituì: altrice di nuove energie nella realizzazione del programma evangelico, e cura delle promesse fatte da Gesù ai suoi contemporanei ed depositari della sua eredità.

Venerabili Fratelli e diletti figli!
Qui vos audit me audit [1], ha detto il Signore: chi ascolta voi ascolta me. Super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam [2] sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa. Modicae fidei, quare dubitasti? [3]. Nessun timore, o Pietro! Io sono con te. I secoli passano: e nei secoli si rinnova la virtù di Cristo.

L'anno secondo del Pontificato è chiamato ad ammirare qui, da Roma, uno di questi prodigi rinnovantisi nel tempo: al nome, alla gloria di Cristo. Diciamo: il Sinodo Diocesano, che vuole segnare rinvigorimento nel campo liturgico, amministrativo e pastorale. L'abbiamo ora annunziato per il 25 gennaio: ed in preparazione poi ad un movimento più vasto, che Ci piace contemplare non imminente ancora, ma riservato a rinsaldare la compattezza, anche esterna e visibile, della Chiesa Cattolica come istituzione divina.

II

Il regno di Dio.
Quando si parla del regno di Dio non si dovrebbe equivocare tra le costruzioni politiche della umana potenza, come spesso fu nella storia, come qua e là appare anche oggi, espressione di umana e materiale prepotenza.

Noi salutiamo questo adveniat regnum tuum [4], quale lo configurò il Cristo, e come lo canta la Liturgia in una delle espressioni più grandi della preghiera ufficiale: regnum veritatis et vitae, regno di verità e di vita: regnum sanctitatis et gratiae, regno di santità e di grazia: regnum iustitiae, amoris et pacis [5], regno di giustizia, di amore e di pace.

Nomi misteriosi e sacri che esprimono l'aut aut di ogni indirizzo di vita individuale e sociale, per le famiglie, per le nazioni e per il mondo intero.

O con Cristo dunque, con qualche poco di croce sulle spalle di ciascuno: o senza di Lui, e sperduti nella incertezza, nel rischio, nel disordine, nel baratro universale.

III

La volontà del Signore.
Fiat voluntas tua
[6]. La volontà del Signore è il terzo raggio luminoso posto a guida e ad aspirazione delle anime. Esso segna lo sforzo di ciascuno per la propria santificazione, poiché sta scritto: — Questa è la volontà di Dio su ciascuno di voi: che siate santi! [7]

Venerabili Fratelli e diletti figli! Tra i timori e le afflizioni, di cui l'anima del primo Pastore della Chiesa universale si commuove, osservando la prevaricazione di molti, di troppi, che seguendo lo spirito diabolico si sciupano e si perdono, vi è pure lo spettacolo che si leva su luminoso da questa Roma, da cui è permesso al Vicario di Cristo ammirare i prodigi della fede, della carità, del sacrificio, che si moltiplicano in forme solenni o modeste in tutto il mondo : e che celebrano, anche nel sangue e nei tormenti, la perennità del sacrificio del Calvario, che redime e salva le genti.

IV

E la grande questione: e la ricerca del pane quotidiano?
Anch'essa entra nel programma di azione della preghiera e della attività cristiana. È il Signore che dà il pane: come premio alla fatica di ciascuno: come vigore della intelligenza di innumerevoli anime, che con illuminata coscienza cercano le vie e le forme della prosperità anche materiale, affinché il corpo, nella sufficienza bene impiegata delle energie ordinarie, risponda alle esigenze, alle elevazioni ed agli splendori dello spirito.

Certo è motivo di grande dolore per Noi, e di profonda mestizia, il constatare la indisposizione di molti a voler attingere luce e forza dal magistero, che la Chiesa sa fornire per la risoluzione dei gravi problemi posti dalla economia e dalla ricerca del benessere temporale. Una volta spenti i cieli e chiusi gli occhi alla irradiazione delle leggi evangeliche, che sono alla base della civilizzazione cristiana, è ben naturale che ci si dibatta tra gli sforzi inani anche nella ricerca di miglioramenti economici. Questi non potranno mai rappresentare vera prosperità della umana convivenza, ricercata nella più vasta estensione dei suoi termini.

V

Grande preoccupazione della Chiesa Cattolica e del sacerdozio cristiano, accanto all'esercizio ed al ministero della parola, è la distribuzione del perdono di Dio sui singoli uomini e sui popoli, che più o meno gravemente rifuggono o disprezzano la santità delle leggi fondamentali della vita. L'antico Decalogo, completato dalle leggi evangeliche della giustizia sociale e della carità, costituisce la tessitura della vita individuale e collettiva. Al di là e contro il Decalogo e il Vangelo c'è il peccato, che guasta tutto ed attossica tutto nell'ordine individuale e collettivo. È ciò che spiega l'Agnus Dei qui tollit peccata mundi [8]. Il Cristo è venuto sulla terra per espiare questi peccati del mondo; ed Egli si immola sui nostri altari, attraverso i secoli, io continuazione di questo sacrificio.

Quasi nessuno sfugge alla triste seduzione del peccato. Le parole del Libro Antico attestano come la iniquità riempie il mondo, e segnano purtroppo la conferma del disordine individuale e collettivo, che copre la terra.

Una voce apostolica scrisse esplicitamente, a questo riguardo: « Se diremo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi [9] ». Ma ad ogni peccato vi remissione. Il mondo ancora e sempre si regge perchè la voce e il sangue di Cristo gridano pietà e misericordia.

A questo grido di pietà e di misericordia, che il Cristo ripete dalle stille del sangue suo, cum clamore valido et lacrymis [10], risponde l'invito dello stesso Divino Redentore al reciproco perdono dei fratelli tra loro, ed al vero trionfo, — diciamo: non illusione, non inganno, non pervertimento – ma vero trionfo di perdono e di pace.

Charissimi, ripete lo stesso Evangelista, divenuto novantenne di età, ma sempre giovane di innocenza e di spirito, Giovanni, il confidente di Gesù e di Maria, « charissimi, diligamus nos invicem »: amiamoci scambievolmente [11], sinceramente e farete la pace.

Ogni tentativo di pace tra uomo e uomo, tra popolo e popolo è degno di commossa ammirazione. Ogni movimento sincero e fervido di pace, che si determini da un capo all'altro della terra, che non nasconda però alcun inganno, e che si ispiri alla purezza della giustizia ed alla universalità dell'amore, questo tentativo, diciamo, è degno di fiducia e di rispetto.

Tutto è rimesso a chi sa e vuole perdonare. E tutto si abbellisce in chi ha, o si rifà, l'anima pura ed innocente, in espressione di equità, di giustizia e di fraternità, di verace fraternità cristiana.

VI

La preghiera divina insegnataci da Gesù sul monte, e di cui la nostra vita vuole essere elevazione quotidiana, indirizzo ed insegnamento, si piega sopra un estremo grido di abbandono a Dio onnipotente, perchè ci salvi dal « maligno ». Libera nos a malo [12].

La natura umana è soggetta alla tentazione, e nell'arrendersi ad essa sta la minaccia ed il pericolo più grave per la libertà e la dignità dell'uomo.

Purtroppo mundus totus in maligno positus est [13]. Nell'essere preservati da tanta sventura, noi possiamo contare sulla parte soccorritrice e misericordiosa di Dio: ma dobbiamo cooperare dalla nostra con volontà decisa a guardarci dal male e dal suo suggeritore ed ispiratore.

In uno dei momenti più sacri e soavi della Messa, giusto nella immediatezza che succede al Pater noster, la Chiesa prolunga la supplicazione divenuta toccante ed universale: libera nos, Domine, ab omnibus malis praeteritis, praesentibus et futuris. Liberaci, o Signore, da tutti i mali passati, presenti e futuri : e per la intercessione della Madre benedetta e santa del Figliolo tuo e degli Apostoli Pietro, Paolo ed Andrea, e di tutti i Santi, — che sogguardano dai secoli passati alla Chiesa di tutti i tempi — dà propizio, o Signore, la pace ai giorni nostri, così che per il soccorso della tua misericordia, possiamo sempre essere liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento, per i meriti di Cristo Gesù Salvatore.

Venerabili Fratelli e diletti figli! A questo punto del Nostro colloquio con voi, che è vibrazione attenta degli occhi vostri e dei cuori, ci siamo noi dunque compresi? Sì: diteCi, diletti Fratelli e figli, che ci siamo compresi.

Noi riguardiamo al secondo anno del Nostro Episcopato Romano e Cattolico, a cui i vostri auguri Ci incoraggiano, su un fondo di semplicità e di sicurezza, nella luce serena del Pater poster, delle sue sette petizioni.

Questo è il programma che si apre davanti a voi, qui presenti, per il nuovo anno: davanti a tutti i discepoli di Cristo del mondo intero.

Il nome e il culto di Dio: la esaltazione del suo regno, che è quanto dire spirito cristiano convinto, sempre più diffuso, ed operoso: lo sforzo di santificazione individuale e collettivo, per conformarci alla divina volontà, e poi la cooperazione alla ricerca ordinata del pane quotidiano, assicurato dalla Provvidenza del Padre celeste, che santifica il lavoro umano: il sentimento di umiltà che implora dal Padre celeste il perdono, e lo concede a tutti in trionfo di umana fraternità: ed infine l'esercizio di confidenza nell'aiuto di Dio nelle ore trepidanti della tentazione e l'esercizio pronto della vigilante prudenza di ciascuno, per condurre il pensiero e le attività umane secondo l'insegnamento, l'esempio e la grazia di Cristo nostro Salvatore e Padre.

O Gesù, te ne supplichiamo e ti supplicheremo sempre: Da propitius pacem in diebus nostri: dà propizio la pace ai giorni nostri: sostieni il mondo intero colla forza della tua misericordia, perchè liberi da ogni peccato gli uomini siano preservati da ogni turbamento: per i meriti del tuo sangue divino. A te sia amore, onore, gloria nei secoli. Amen. 


[1] Luc. 10, 16.

[2] Matth. 6, 10.

[3] Matth. 14, 31.

[4] Matth. 6, 10.

[5] Praef . Fes, Christi Regis.

[6] Matth. 6, 10.

[7] 1 Thess., 4, 3.

[8] Io. 1, 29.

[9] 1 Io. 1, 8.

[10] Hebr. 5, 7.

[11] 1 Io. 4, 7.

[12] Matth. 6, 13.

[13] 1 Io. 5, 19

 



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