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RADIOMESSAGGIO DEL SANTO PADRE
GIOVANNI XXIII
AL CLERO E AL POPOLO DI TRIESTE
IN OCCASIONE DELLA BENEDIZIONE DELLA
PRIMA PIETRA DEL SANTUARIO DEDICATO
A MARIA SS.MA MADRE E REGINA

Sabato, 19 settembre 1959

 

La benedizione della prima pietra del Santuario dedicato a Maria SS.ma Madre e Regina, a ricordo della consacrazione della nazione Italiana al Cuore Immacolato di Maria, suscita nel Nostro animo sentimenti di compiacenza e di tenerezza. E siamo lieti di essere presenti alla significativa cerimonia, e di rivolgere la Nostra voce alla eletta assemblea di clero e di popolo costì radunata intorno a due distinti Membri del Sacro Collegio, ed ai Vescovi della regione Triveneta, a Noi così vicina e cara.

Il Nostro pensiero si porta con particolare affetto a cotesta città di Trieste, che si affaccia maestosa su l'Adriatico, aprendo il suo incantevole golfo da Zaule a Miramare. Di essa serbiamo un vivo ricordo per le molte volte che vi transitammo recandoCi nel vicino Oriente, e per avervi celebrato nel 1954 il Centenario di S. Ignazio, ed il 3 settembre dell'anno dopo, la prima Messa liturgica in onore di S. Pio X, in occasione del Congresso Nazionale della Federazione Universitaria Cattolica Italiana. Ed ancora sono vive nel Nostro cuore le parole che rivolgemmo in quest'ultima circostanza a quell'attenta schiera di giovani, sottolineando la perenne giovinezza del messaggio apostolico, e la continuità dell'insegnamento dei grandi Pontefici, che Ci hanno preceduti, da S. Pio X a Pio XII di ven. mem.

E siamo lieti che in cotesta città si avvii la costruzione del tempio Mariano, che eretto sulle alture a specchio del mare a tutti rammenterà il vincolo soave della consacrazione, con cui a Catania si è concluso il XVI Congresso Eucaristico Nazionale Italiano. Come un visibile atto di fede e di amore, il tempio rimarrà a suggello delle promesse, ed a pegno di protezione della celeste Madre e Regina.

Mentre porgiamo il Nostro plauso a quanti hanno ideato la costruzione — in primo luogo al degno Pastore della Diocesi — e contribuiranno a mandarla ad effetto, amiamo confidarvi — diletti figli — qualcuno dei pensieri che abbiamo in cuore.

L'odierno avvenimento non ha un carattere effimero: ma prende la sua origine ed il suo significato da una profonda devozione alla Vergine Santissima, rinsaldata con patto solenne. E tale devozione risponde bene al pensiero di Dio ed al suo piano di Redenzione. Proprio perchè Madre di Cristo, Maria è Madre nostra. E come opportunamente osserva S. Agostino: « Essa è la madre delle membra di Cristo, che noi stessi siamo, perchè ha cooperato con l'amore a far sì che i fedeli nascessero nella Chiesa » [1].

In questa eccelsa maternità della Vergine è racchiusa la spiegazione di tutte le sue grandezze, che la Liturgia e la pietà cristiana riassumono nel titolo di Regina, a significare la potenza della sua intercessione e ad indicare che le nostre preghiere passano per le sue mani benedette.

Elevando dunque cotesto tempio a Maria Santissima — che si aggiungerà agli altri innumerevoli che in tutto il mondo cantano le sue lodi — si intendono celebrare le eccelse prerogative di Colei che è Madre, perchè ha generato corporalmente il Capo del Corpo Mistico, e spiritualmente le membra [2]; e che è Regina, perchè muove il Cuore del Figlio suo, e possiede soavemente i cuori degli uomini. Ma poiché la Vergine Santa non vive ed opera che per il Figlio suo, ecco che la devozione verso di Lei porta necessariamente a Gesù Cristo Nostro Signore. Pertanto una consacrazione, a Lei fatta, significa consacrazione fervente, irrevocabile, generosa al Divin Salvatore, alla sua legge, alla sua Chiesa.

Venerabili Fratelli, e diletti figli!

Nel rammentarvi i sacri impegni, che la prima pietra di cotesto tempio richiama a voi tutti, vi rivolgiamo il Nostro paterno invito a viverli sempre gioiosamente e fedelmente. Quanto è stato pronunziato con la parola non verrà smentito — ne abbiamo certezza — dall'opera e dalla vita!

Noi pertanto confidiamo che, nella presente occasione, si accendano di nuovo fervore le anime buone, si rinsaldino le deboli, ritornino a conversione le smarrite; attinga ciascuno alla sorgente di vita divina, che è Gesù Cristo, Figlio di Dio e di Maria, il segreto della vera felicità e della pace dell'anima, della forza nelle tentazioni, della rassegnazione nelle sofferenze; crescano i giovani — che tanto Ci sono cari — nell'entusiasmo di santi ideali, e nella custodia delle loro robuste energie; alimentino le famiglie la religiosità solida, la fede, il timore di Dio; brillino in tutti gli ordini della civile società le virtù cristiane, in particolare la probità, la rettitudine, il buon esempio.

Sono questi i voti che affidiamo al Cuore Immacolato di Maria, con la ferma speranza che Essa, ottenendone da Gesù l'esaudimento, faccia sì che l'atteso Santuario sorga a simbolo e a testimonianza di un altro tempio, più maestoso e solenne, che « s'innalzi al cielo come una beata visione di pace, costruito con pietre viventi », cioè fondato su cuori palpitanti di fede e d'amore, per attirare le celesti benevolenze sulla diletta Italia.

Sul punto di congedarCi da voi, diletti figli, siamo presi da un sentimento di viva e commossa tenerezza, quasi vedessimo i vostri volti e sulla faccia di ciascuno il riflesso delle glorie antiche, delle benemerenze odierne, delle iniziative apostoliche delle care diocesi Trivenete, dei singoli venerati Pastori, del clero buono e zelante, del popolo fedele e fervoroso.

In pegno delle invocate grazie, impartiamo di cuore a tutti voi, costì presenti, ai vostri familiari, e a quanti sono piamente in ascolto, la Nostra paterna Benedizione Apostolica.


[1] De sacra virginitate, 6; PL 40, 399.

[2] S. Agostino, loc. cit.

 



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