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RADIOMESSAGGIO NATALIZIO
DI SUA SANTITÀ GIOVANNI XXIII
AI FEDELI E AI POPOLI DEL MONDO INTERO

Giovedì, 22 dicembre 1960

 

« Vidimus gloriam eius:
gloriam quasi Unigeniti a Patre
plenum gratiae et veritatis
» [1].

Venerabili Fratelli e diletti figli, sparsi nel mondo intero:
pace ed Apostolica Benedizione!

Vogliate accogliere, come Noi ve lo offriamo a festa, l'augurio di buon Natale.

Esso si ispira alla prima pagina del Vangelo di San Giovanni, a quel prologo che dà il motivo al sublime poema, che canta il mistero e la realtà dell'unione più intima e sacra tra il Verbo di Dio e i figli dell'uomo, tra il cielo e la terra, tra l'ordine della natura e quello della grazia, quale splende e si trasforma in spirituale trionfo dall'inizio dei secoli alla loro consumazione.

« Nel principio era il Verbo ed il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio... Tutte le cose per lui furono fatte... In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini e la luce splende nella tenebra e la tenebra non la ricevette » [2]. Vi fu un uomo chiamato Giovanni a dar testimonianza alla luce: egli non era la luce, ma solo un testimonio che invitava ad accogliere la luce. Il Verbo di Dio, con ineffabile tratto di divina degnazione, assunse la natura umana, e prese ad abitare sulla terra tra gli uomini e a conversare familiarmente con loro.

Quanti lo riconobbero, e in lui accolsero il Verbo di Dio fatto uomo — pronunciamone il nome sacro e benedetto: Iesus Christus filius Dei, filius Mariae — furono associati alla sua stessa filiazione divina: dedit eis potestatem filios Dei fieri, considerati dunque come suoi fratelli, riservati alla eredità dei secoli eterni.

É con questo semplice ed elementare richiamo di dottrina e di storia che viene a noi l'annuncio di Natale e di Betlemme. Parole sacre son queste, che in una bella sinfonia ricorrono qua e là, subito diffondendo soavità e bellezza, per prorompere poi insieme nell'ampiezza di quella grande composizione che è il triplice poema della creazione, della redenzione a prezzo del sangue di Cristo, e della Chiesa: una, santa, cattolica ed apostolica. Tutto ciò offerto a divino magistero ed a perfezione della vita di quaggiù per le anime e per i popoli, che ne sanno approfittare.

Dapprima dunque è lo splendore del Padre celeste glorificato nel Figlio suo, che ci attira verso l'ammirazione dei rapporti ineffabili delle Persone della Santissima Trinità tra di loro. Poi il secondo Giovanni, l'Evangelista, s'affretta a dirci dei riflessi della medesima Trinità a beneficio dell'uomo, a beneficio della Chiesa, corpo mistico di Cristo, e delle singole anime: Vidimus gloriam eius.

GRATIA ET VERITAS

É su queste parole che il prologo si arresta; e a questo punto pren¬dendo il tono di acclamazione gloriosa: Vidimus gloriam eius.

Quale gloria? Quella preclarissima del Verbo che era in principio et ante saecula, e facendosi uomo, come Figlio Unigenito del Padre, apparve pieno di grazia e di verità. Notate bene questi due accenti: grazia e verità.

Gratia

La parola grazia è la prima che spunta sulle labbra angeliche annunzianti a Maria il divino mistero: ed è pienezza di grazia: Ave, gratia piena. La si ripete poi nel Libro Santo in vario tono ed è sempre espressione di benignità, e di bontà.

« Quanto preziosa è la tua misericordia, o Signore; — canta il Salmista con tocchi di tenerezza che riempiono di commozione il cuore — i figli dell'uomo si rifugiano all'ombra delle tue ali; essi si inebriano dell'adipe della tua casa e il rivo delle tue delizie li disseta. Infatti è presso di te la fonte di vita; nella tua luce noi vedremo la luce. Continua, o Signore, la tua grazia a coloro che ti conoscono e concedi la tua giustizia ai retti di cuore » [3].

Parlarvi a lungo di questa grazia, o benignità, o bontà, quanto Ci sarebbe delizioso!

Veritas

Ma vi dobbiamo confidare, diletti figli, che soprattutto verso la verità il Nostro spirito si sente elevare, a misura che la esperienza della vita pastorale fornisce illustrazioni sempre più vivide circa ciò che è primiera mente importante e che converrebbe approfondire.

Sant'Agostino, nel dare un nome al Verbo divino apparso a Betlemme, lo chiama senz'altro e subito la verità, come Unigenito del Padre, splendente nei tesori della sua natura ad illuminazione di tutto il creato visibile ed invisibile, materiale e spirituale, umano e sovrumano [4].

I due Testamenti contengono l'annuncio di una dottrina che trae dall'eternità le sue origini ed è essenza e splendore di verità, che si irradia da tutti i secoli e appare all'uomo, considerato il capolavoro e il sacerdote dell'universo visibile, così come è sostanza viva di insegnamento che si distende sopra gli sviluppi del duplice ordine naturale e soprannaturale.

Le prime parole dell'Antico Testamento descrivono, infatti, le origini del mondo; le ultime del Nuovo Testamento « Veni, Domine Iesu », sono la ricapitolazione della storia, della legge, della grazia.

Per le anime create da Dio e riservate ai destini eterni è naturale la ricerca e la scoperta della verità, che è l'oggetto primo dell'attività interiore dello spirito umano.

Perchè si dice la verità? Perchè è comunicazione di Dio, e tra l'uomo e la verità. non vi è semplicemente rapporto accidentale, ma necessario ed essenziale.

VERITÀ NELL'UOMO
E NEL CRISTIANO

Questa verità, che irrompe dal Verbo Divino, e accende ed illumina il passato e vivifica con i suoi raggi il presente, è come il respiro che dà sicurezza di vita avvenire, oltre l'ultima apparizione di Dio per il giudizio estremo di quaggiù, che deciderà le sorti di ogni uomo per l'eternità.

Questo raggiare, questo vibrare, questo vivificare considerato nel mondo fisico, ma più ancora in quello spirituale, conosciuto e penetrato nella vita dell'uomo, la cui fisionomia riflette i lineamenti divini: signatum est super nos lumen vultus tui, Domine [5], è fonte di letizia per ogni anima: dedisti laetitiam in corde meo [6].

Ma ciò che è più importante a scorgersi e a ritenersi è che, da parte dell'uomo, la attitudine alla conoscenza della verità rappresenta una responsabilità sacra e ben grave di cooperazione al disegno del Creatore, del Redentore, del Glorificatore. E ciò tanto più deve dirsi del cristiano che reca evidente, attraverso la grazia dei Sacramenti, il segno della sua appartenenza alla famiglia di Dio. Qui sta e si aderge la dignità e la responsabilità più grande che sia imposta all'uomo — il che è quanto dire in forma più eccelsa ad ogni cristiano — di far onore a questo Figlio di Dio Verbum caro factum, e vivificante tutto l'insieme del composto umano e dell'ordine sociale.

Gesù offrì alla imitazione degli uomini trent'anni di silenzio perchè imparassero a contemplare in lui la verità; e tre anni di incessante e suadente magistero, perchè ne attingessero esempio e direzione di vita.

Basta il Libro Divino a riempirci e ad esaltarci di questa dottrina.

L'unione con Cristo, come egli si proclamò Dominus et Magister, è perciò il trionfo della verità, la scienza delle scienze, la dottrina delle dottrine. Giovanni, l'Evangelista, disse di Lui come Verbo Divino elevato nella luce dei due Testamenti: « La legge fu data per Mosè: la grazia e la verità fu fatta per Gesù Cristo » [7]. Altra volta il Rabbi divino ripeté: « Io sono la luce del mondo: chi mi segue non cammina nelle tenebre » [8].

Diletti figli ! Che è questa luce, se non la verità?

Nei libri dell'Antico Testamento il ricorso alla verità è comune.

Il Salmista ripete tante volte questa invocazione della verità. « La misericordia e la verità tua sempre mi sostennero, o Signore » [9]. La verità e il giudizio sempre furono e sono intorno a te [10]. La tua verità mi circonda come uno scudo [11]. La tua giustizia, la tua giustizia in eterno [12]: o Signore, la verità sta in eterno [13]. La verità tornerà a vantaggio di quanti la sanno adoperare [14].

Tutte le vie del Signore sono verità [15].

Il Signore ama la verità, la grazia e la gloria [16].

L'OTTAVO COMANDAMENTO

Come è bello in questa luce l'invito all'uomo a dir sempre la verità col prossimo suo, e come è forte e terribile il comandamento a non dire mai il falso contro il prossimo suo: Non loqueris falsum testimonium contra proaimum tuum [17];  ed a giudicare con verità e con intendimento di pace sulle porte di casa: loquimini veritatem unusquisque cum proximo suo: veritatem et iudicium pacis indicate in portis vestris [18].

S. Pietro Canisio, Dottore della Chiesa, nella sua celebre Summa Doctrinae Christianae [19], che fu il catechismo di intere generazioni, esprimeva la parte negativa e la positiva di questo precetto con parole penetranti e convincenti.

Per la negativa: è proibita ogni falsa e ingannatrice testimonianza, in cui possa essere compromessa in giudizio e anche fuori giudizio la buona fama del prossimo in qualunque modo, come può accadere a susurronibus, detractoribus, maledicis, criminatoribus et adulatoribus. Interdetto ogni mendacio ed ogni abuso della lingua contro il prossimo: e ciò nella stessa misura e nello stesso tono dei tre comandamenti, che precedono questo : cioè non ammazzare, non fornicare, non rubare.

Per la parte positiva invece è messo in onore il parlar bene e con garbo del prossimo, a sua difesa ed utilità, sine fuco, simulatione insidiisve, senza inganno, senza finzione, senza insidie.

Tutta dottrina attinta dall'Antico Testamento, che è ricchissimo di saggi su questo argomento della verità a servizio della innocenza, della giustizia, della carità.

E nel Nuovo Testamento — Evangelo e Scritti Apostolici — quale insegnamento sulla bellezza, sulla sostanza, sulla altissima sapienza della verità, appresa e vissuta, e del precetto del Signore!

Riprendendo la parola dell'Evangelista S. Giovanni, si rivela interessante il tratto di Gesù con coloro, che era pur riuscito a convertire: « Se voi resterete nella verità, veramente voi sarete miei discepoli: e voi conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi: cognoscetis veritatem, et veritas liberabit vos [20].

Ma quella conversazione da interessante diventa terribile, quando Gesù conduce i suoi interlocutori a conclusioni sconfortanti per ogni negatore della verità conosciuta.

Voi vi professate figli di Abramo. Fate dunque le opere di Abramo. Io so invece che voi studiate di ammazzare me, uomo che vi ha detto la verità, la verità che io conosco da Dio stesso. Se Dio fosse vostro padre, voi amereste anche me, perchè io stesso vengo da Dio che mi ha mandato. Voi invece siete figli del diavolo e volete compiere i desideri di lui che è padre vostro.

Al sentire queste parole, S. Giovanni dice che quei poveretti presero delle pietre per lanciarle contro Gesù. Ma Egli si nascose e uscì dal tempio [21]. Si verificava quanto era scritto nel Salmo: « Amate il Signore, quanti gli siete fedeli, perchè il Signore ricerca la fedeltà, e ripaga con abbondanza quelli che agiscono con superbia » [22]. Come nei Proverbi è detto: « Comprate la verità e non vendete la sapienza » [23]. E più sotto: Lingua menzognera non ama la verità » [24]. E infine ancora: « Chi in giudizio è accettatone di persone ... costui anche per un tozzo di pane tradirà la verità » [25].

PENSARE: ONORARE:
DIRE E FARE LA VERITÀ

Ecco l'uomo, ecco il credente in faccia alla verità, che si impone suaviter et fortiter, con soavità e fermezza.

Le parole di Cristo mettono infatti ogni uomo di fronte alla sua responsabilità, di accettare cioè o di respingere la verità; invitando ciascuno con forza suadente a stare nel vero, a nutrire i propri pensieri di verità, ad agire secondo la verità.

Questo messaggio augurale, che amiamo portarvi, è pertanto un richiamo solenne a vivere in essa, secondo il quadruplice dovere di pensare, onorare, dire e fare la verità. Tale dovere scaturisce in modo chiaro e incontrovertibile dalle parole del Libro Sacro, che vi abbiamo ricordate, dall'armonia, piena di soavi e anche di severe rispondenze, dell'Antico e del Nuovo Testamento.

E dunque anzitutto pensare la verità: avere idee chiare sulle grandi realtà divine e umane, della Redenzione e della Chiesa, della morale e del diritto, della filosofia e dell'arte. Avere idee giuste, o cercare di formarsele con senso di coscienziosità e di retta intenzione.

Si assiste purtroppo, pressoché quotidianamente, a una sconcertante leggerezza nel riferire o dissertare su argomenti, in una forma che denota l'impreparazione — è il meno che si possa dire — di chi si assume questi compiti. Per questo, in un Nostro recente discorso inteso alla salvaguardia dell'istituto familiare, abbiamo invitato « quanti hanno volontà e mezzi per influire sulla pubblica opinione, affinché i loro interventi siano sempre di chiarificazione, non di confusione delle idee; di rettitudine, di rispetto » [26].

Onorare la verità. È invito ad essere di esempio luminoso in tutti i settori della vita individuale, familiare, professionale e sociale. La verità ci rende liberi [27];  essa nobilita chi la professa apertamente e senza rispetti umani. Perchè adunque aver timore di onorarla e di farla rispettare? Perchè scendere ad accomodamenti con la propria coscienza, accettando compromessi stridenti con la vita e la pratica cristiana, quando invece solo chi ha la verità dovrebbe essere convinto di avere con sé la luce, che dissipa ogni tenebra, e la forza trascinatrice che può trasformare il mondo? Non è colpevole soltanto chi deliberatamente sfigura la verità, ma lo è altrettanto chi, per timore di non apparire completo e moderno, la tradisce con l'ambiguità del suo atteggiamento.

Onorare dunque la verità con la fermezza, il coraggio, la consapevolezza di chi possiede forti convincimenti.

Dire poi la verità. Non è l'ammonizione materna al bambino suo di guardarsi dalle bugie la prima scuola della verità, che da abitudine, da costume appreso ab inferioribus annis diventa una seconda natura, e prepara il galantuomo, il cristiano perfetto dalla parola pronta e aperta e, quando fosse necessario, con coraggio di martire e di confessore? É questa la testimonianza, che il Dio della verità richiede a ciascuno dei suoi figli.

E infine, fare la verità. Essa è luce, nella quale deve immergersi tutta la persona, e che dà il tono alle singole azioni della vita. Essa è la carità che impegna all'esercizio dell'apostolato della verità, per diffonderne la conoscenza, per difenderne i diritti, per formare le anime — specialmente quelle aperte e generose della gioventù — a lasciarsene impregnare fin nelle intime fibre dell'animo.

L'antidecalogo

Pensare, onorare, dire e fare la verità: enunciando tali basilari esigenze della vita umana e cristiana, un lamento sale dal cuore alle labbra: dov'è sulla terra il rispetto alla verità? Non siamo noi talvolta o anche troppo spesso in faccia ad un antidecalogo sfacciato ed insolente, che abolisce il non, il prefisso cioè di ogni indicazione netta e precisa dei cinque precetti del Signore, che seguono l'Onora il padre e la madre? La vita che passa sotto i nostri occhi non è praticamente un esercizio studiato della contraddizione: quinto, ammazzare: sesto, fornicare: settimo, rubare : ottavo, dire il falso testimonio, come per una diabolica congiura contro la verità?

Eppure rimane sempre chiaro e valido il comando della legge divina, risonato a Mosè sul monte: non loqueris falsum testimonium contra proximum tuum: non dirai falsa testimonianza contro il prossimo tuo [28]. Questo comandamento — come gli altri — è vivo, con tutte le sue conse¬guenze positive e negative: il dovere della veracità, della sincerità, della schiettezza, che è adeguamento della mente umana alla realtà, adaequatio rei et intellectus [29]; e la triste possibilità e il più triste fatto del mendacio, dell'ipocrisia, della calunnia, fino ad oscurare la verità.

Ci accade di vivere fra due concezioni della umana convivenza; da una parte la realtà del mondo, ricercata, studiata e attuata com'essa è nel disegno di Dio; dall'altra — non temiamo di ripetere — la contraffazione di questa stessa realtà, facilitata dalla tecnica e dall'artificio umano, moderno e modernissimo.

Dinanzi al quadruplice ideale di pensare, onorare, dire e fare la verità, e allo spettacolo quotidiano del tradimento aperto o mascherato di questo ideale, il cuore non riesce a frenare la sua angoscia: « la Nostra voce trema.

Ad onta di tutto e di tutti, veritas Domini manet in aeternum, la verità del Signore dura in eterno [30], e vuol sempre più risplendere innanzi agli occhi, ed essere ascoltata dai cuori. La sensazione è alquanto diffusa in parecchi che ancora una volta queste, che il mondo traversa, sono ore tremende. Ma la storia del passato ne ha conosciute di ben peggiori: e nonostante le voci clamorose o subdole dei più violenti, stiamo ben sicuri che la vittoria spirituale sarà del Cristo Gesù, qui pendei a cigno.

Ore trepide

La constatazione ognor più grave della tempesta, che imperversa su alcune regioni del mondo, e che minaccia l'ordine sociale, ma innanzitutto molte anime deboli ed incerte, più che malevoli e cattive, Ci sospinge in questo richiamo del Natale a rivolgere la parola a chi ha più alta responsabilità dell'ordine pubblico e sociale, e ad invitarlo, in nome di Cristo, a mettersi una mano sul petto e a farsi onore nei giorni del generale pericolo. In realtà trattasi della causa di tutti: e ogni distinzione tra grandi della vita e piccoli deve fondersi in uno sforzo unanime comune.

Amiamo quindi sollevare le Nostre braccia sacerdotali verso i responsabili più alti, che presiedono alla organizzazione dell'ordine civile — capi di Stato e di amministrazioni regionali o cittadine —; ma poi a tutti insieme: agli educatori — genitori e maestri —; a tutti i lavoratori della testa, delle braccia, del cuore ; ai responsabili — e a questi specialmente — della pubblica opinione, che si viene formando o deformando per mezzo della stampa, della radio e televisione, del cinema, dei concorsi e mostre di ogni genere, letterario o artistico: scrittori, artisti, produttori, registi e sceneggiatori.

A tutti i Nostri figli, e specialmente a quelli chiamati da una particolare missione a rendere testimonianza alla verità, come a quanti intendono vivere nella santa luce dell'insegnamento cristiano la loro vita individuale e familiare, sono rivolti questi Nostri pensieri, che Ci nascono spontanei nel cuore, e, ne siamo certi, saranno accolti con riflessione dalle anime più diritte e sincere.

Diletti figli, no, non prestatevi mai alla contraffazione della verità: abbiatene orrore.

Non servitevi di questi meravigliosi doni di Dio, che sono la luce, i suoni, i colori e le loro applicazioni tecniche e artistiche — tipografiche, giornalistiche, audiovisive — per travolgere la naturale inclinazione dell'uomo alla verità, da cui si innalza l'edificio della sua nobiltà e grandezza; non servitevene per sospingere a rovina le coscienze non ancora formate o vacillanti.

Abbiate il sacro terrore di diffondere quei germi, che dissacrano l'amore, dissolvono la famiglia, deridono la religione, scuotono le fondamenta dell'ordinamento sociale, che si regge sulla disciplina degli impulsi egoistici, e sulla fraternità concorde e rispettosa del diritto di ciascuno. Collaborate anzi a rendere sempre più pura e meno infetta l'aria che si respira, della quale le prime vittime sono gli innocenti e i deboli; sappiate costruire con serena perseveranza e impegno instancabile le premesse per tempi migliori, più sani, più giusti, più sicuri.

INALTERATA FIDUCIA

Diletti figli, eccoci tratti nuovamente alla visione di Betlemme: alla luce del Verbo Incarnato, alla sua grazia e verità; che tutti vuol conquidere a sé.

Il silenzio della notte santa e la contemplazione di quella scena di pace sono eloquentissimi. Volgiamoci a Betlemme con occhio puro, con cuore aperto. É presso questo Verbo di Dio, fatto uomo per noi, presso questa benignitas et hunaanitas Salvatoris nostri Dei [31], che amiamo ancora riguardare con grande rispetto ed affezione specialmente ai più alti rappresentanti dei pubblici poteri, variamente distribuiti sui diversi e più importanti punti del globo, e ai responsabili della educazione delle giovani generazioni, della pubblica opinione, incoraggiando ciascuno a prendere coscienza sempre più matura dei suoi propri compiti e delle sue responsabilità, a tenersi al posto suo con sincerità e coraggio.

Noi confidiamo in Dio e nella luce di Lui. Confidiamo negli uomini di buona volontà, contenti che le Nostre parole suscitino in tutti i cuori retti un palpito di virile generosità.

Accade talora che una voce lieve, quasi in tono di profezia, arrivi al Nostro orecchio in sussurro di esagerato timore, che poi accende deboli fantasie.

San Matteo, il primo degli Evangelisti, ci racconta di Gesù che nel vespero di una giornata faticosa si raccolse solo sul monte a pregare. La barca dei suoi, rimasta sul lago, era agitata dai venti, e a notte Gesù discese leggero sulle onde, e ad alta voce disse: — Abbiate fiducia, e non temete poiché sono io. — Signore, se sei tu, disse Pietro, fa che io possa arrivare a te sulle acque. — E Gesù gli disse: Vieni. E Pietro, sceso dalla barca, si volle accostare al Divino Maestro. Ma per la violenza del vento prese paura, e, cominciando a sommergersi, gridò: Signore, salvami! — Gesù gli stese subito la mano, lo afferrò e gli disse: Uomo di poca fede, perchè hai dubitato: modicae fidei, quare dubitasti? — E quando furono tutti riuniti sulla barca, il vento cessò [32].

Diletti figli! Anche nella notte sul lago, questo episodio è di una trasparenza incantevole. L'umile successore di S. Pietro non prova ancora alcuna tentazione di sgomento. Ci sentiamo forti nella fede e, accanto a Gesù, possiamo attraversare non solo il piccolo lago di Galilea, ma anche tutti i mari del mondo. La parola di Gesù basta a salvamento ed a vittoria.

Questa è una pagina tra le bellissime del nuovo Testamento. Essa è incoraggiante e beneaugurante. Su questa visione amiamo porre termine al Nostro messaggio natalizio con due parole del Testamento Antico, ad esprimere la sostanza viva del colloquio, che rende così caro l'aprirsi del cuore del Padre e del Pastore con i suoi figlioli spirituali.

É l'ultimo tocco dell'incontro tra il santo re Ezechia e Isaia, massimo profeta di Israele. Questi lo aveva atterrito con le minacce di una invasione non lontana e di immense rovine. A cui Ezechia rispose: « Buona la parola del Signore che mi hai riferito: solo mi basta la pace e la verità per gli anni miei » [33].


[1] Io, 1,14.

[2] Io, 1, 1, 3-5.

[3] Ps. 35, 8-11.

[4] Cfr. De Trin. 15, 11: PL 42, 1071.

[5] Ps. 4, 7.

[6] Ibid.

[7] Io. 1, 17.

[8] Io. 8, 12.

[9] Ps. 39, 12.

[10] Cfr. Ps. 88, 15.

[11] Cfr. Ps. 90, 5.

[12] Ps. 118, 142.

[13] Cfr. Ps. 116, 2.

[14] Cfr. Eccli. 27, 10.

[15] Cfr. Ps. 118, 151.

[16] Cfr. Ps. 83, 12.

[17] Ex. 20, 16.

[18] Zacc. 8, 16.

[19] Auctoritatum Sacrae Scripturae et Sanctorum Patrum quae in Summa Doctrinae Christianae Doctoris Petri Canisii theologi Societatis Iesu citantur et nunc primum ex ipsis fontibus fideliter collectae ipsis Catechismi verbis subscriptae sunt. Venetiís, Ex Bibliot. Aldina 1571, p. 141.

[20] Io. 8, 30-32.

[21] Cfr. Io. 8, 39-59.

[22] Ps. 30, 24.

[23] Cfr. Prov. 23, 23.

[24] Ibid. 26, 28.

[25] Ibid. 28, 21.

[26] Alla S. Romana Rota, 25 ottobre 1960; A. A. S. LII (1900), p. 901.

[27] Cfr. Io. 8, 32.

[28] Ex. 20, 16; Deut. 5, 20.

[29] S. Th. I, q. 16, art. 1. c. — cfr. Avicenna Metaphys. tract. VIII, cap. 6.

[30] Ps. 116, 2.

[31] Cfr. Tit. 3, 4.

[32] Cfr. Matth. 14, 22-32

[33] Is. 39, 8.

 



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