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GIOVANNI XXIII

NATALE 1959

MESSAGGIO URBI ET ORBI

Venerdì, 25 dicembre 1959

 

Venerabili Fratelli, diletti figliuoli!

La celebrazione della terza Messa di Natale Ci ha riempito di gaudio il cuore. La presenza accanto al Nostro altare di così numerosi fedeli di Roma e dell'orbe cattolico Ci ha commosso, e Ci fa esultare. Nell'ora meridiana in cui l'odierna festività raggiunge il suo culmine, e la pia turba, nell'intimità della pace domestica, gioisce di santa letizia, desideriamo farvi giungere ancora una volta un paterno augurio.

E questo augurio trae ispirazione dalle pagine della Sacra Scrittura, risonanti nella ricca liturgia della Natività del Signore. Augurio di luce, di gioia, di pace.

Di luce innanzitutto. Noi ci sentiamo figli della luce: noi crediamo. Il Bambino, che vagisce nella culla di Betlem, irradiato dal volo fiammeggiante degli Angeli non è semplicemente il figlio di una donna elettissima, ma è il Figlio di Dio. È lui che « illumina ogni uomo, veniente in questo mondo » [1]; il Sole di giustizia, davanti al quale si diradano le tenebre degli errori umani: è l'Annunziatore dei segreti nascosti da secoli in Dio; Lui il Redentore del mondo: il Datore della vita eterna. Natale per noi significa docilità alla verità della sua dottrina, alla pratica dell'amore, affinché « irradiati dalla nuova luce del Verbo incarnato, risplenda nelle nostre opere ciò che rifulge per la fede nella nostra mente ».

Augurio di gioia: questa notte l'Angelo ha dato ai pastori veglianti la lieta novella. « Vi annunzio una grande allegrezza, che avrà tutto il popolo: perchè è nato oggi a voi un Salvatore, che è il Cristo Signore » [2].

Qui sta il segreto della vera letizia, quella che non si può trovare nel rumore dell'esultanza mondana: quella che nulla, neppure la tribolazione, può estinguere: e cioè la gioia di sapersi redenti, di avere in Gesù il nostro fratello, amabile e buono, di essere stati fatti in Lui partecipi della natura divina [3], elevati ad una stretta comunanza di vita con Dio. Figliuoli carissimi, la gioia di questo giorno, intessuta di profonda riconoscenza al Signore, vi accompagni per tutto il nuovo anno, e non vi abbandoni mai. Ed infine un augurio di pace. È il canto immortale dei celesti messaggeri nella notte santa. La pace è il dono del Cielo, che è offerta in terra alle buone disposizioni di uomini sinceri. Ne abbiamo parlato nel Radiomessaggio dell'Antivigilia di Natale, ma Ci è ancora tanto gradito augurarla a voi tutti. Sia pace nelle vostre coscienze, nel rispetto della legge di Dio e della Chiesa, nell'ordine, nell'adempimento generoso del proprio dovere; pace nelle vostre famiglie; nella dolcezza e nella pazienza e nella fioritura di ogni virtù; pace nelle nazioni e nel mondo intero, frutto della ricerca sincera del bene dei popoli, con la tutela della libertà. Diletti figli! Questo è il triplice augurio, che vi esprimiamo con tutto il cuore. E preghiamo per tutti e per ciascuno di voi presso la Culla del Figlio dí Dio: in particolar modo per i piccoli, che si allietano nell'ammirata contemplazione del presepio; per i poveri tribolati, i sofferenti nel corpo e nello spirito, che traggono rinnovata forza dalla mansuetudine e povertà del Cristo; preghiamo per chi è lontano dalla casa e dalla patria. Per tutti invochiamo serenità, pace e conforto da Colui che è nato oggi in terra per condividere le sofferenze degli uomini, e renderle accette nella luce della eternità. Ed ecco, diletti figli, ancora in augurio di Buon Natale, ed in pegno delle divine compiacenze, a voi, qui presenti, ed a quanti ascoltano la Nostra voce attraverso le vie dell'aria, la Nostra propiziatrice Benedizione Apostolica.


[1] Io. 1, 9

[2] Luc. 2, 10-11

[3] 2 Pet. 1, 4.

    



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