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DISCORSO DI SUA SANTITÀ GIOVANNI XXIII
AI VIGILI URBANI DI ROMA
IN OCCASIONE DELL'ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL CORPO

Aula della Benedizione
21 aprile 1959

 

Con particolare effusione di affetto vi salutiamo, diletti figli appartenenti al Corpo dei Vigili Urbani di Roma, che, nel giorno della vostra festa, per dimostrare la vostra ardente devozione alla Cattedra di Pietro, avete voluto venire a ricevere il Nostro saluto ed il Nostro incoraggiamento.

La vostra presenza merita rilievo: essa è un atto di quella fede che vi anima e che è la espressione della vostra presente serenità, e garanzia del vostro felice avvenire di perfetti cristiani.

Voi siete gli uomini dell'ordine. Alla vostra diligenza, al vostro spirito di sacrificio, alla vostra vigilanza è affidata una missione delicata: l'assicurazione che, nella vita cittadina, tutto proceda bene, con disciplina, nel rispetto delle leggi, del buon garbo, e anche della morale cristiana. Orbene, non potreste adeguatamente adempiere i vostri compiti, che esigono da ciascuno di voi prontezza di spirito e continuo controllo di sé, se voi non viveste per primi nell'ordine, che si fonda sulla retta coscienza; se le vostre virtù restassero ad un livello puramente umano, senza essere sorrette dalla fede, virtù teologale, cioè soprannaturale e divina.

Anche i contatti quotidiani, che avete coi più disparati ceti sociali, vi insegnano che, ove c'è fede, regna la pace, la concordia, l'onestà profonda; mentre senza di essa si trova scontentezza, disordine e squilibrio, anche sotto l'orpello di apparenze illusorie, come la ricchezza ed il benessere.

Abbiate dunque fede, diletti figli, Fede in Dio Padre, che tutto vede e a tutto provvede; fede nel suo Figlio unigenito, incarnato e morto per la nostra salvezza, che un dì verrà a giudicarci, « e allora renderà a ciascuno secondo le sue opere » [1]; fede nella Chiesa, che continua in terra la missione di Gesù, che è missione non di predominio terreno, ma di pace, di mansuetudine e di salvezza temporale ed eterna.

Se avrete questi sentimenti, la vostra lucerna si accenderà sul candelabro, secondo le parole di Gesù: « Così brilli la vostra luce al cospetto degli uomini, affinché vedano le vostre buone opere, e diano gloria al Padre vostro, che è nei cieli » [2]. Le vostre azioni, infatti, i vostri gesti, le vostre parole sono più esposte al giudizio del prossimo: non siano dunque improntate soltanto ad una correttezza priva del suo valore davanti a Dio, ma abbiano il profumo della fede, il calore della carità, il proposito dell'edificazione nel ben fare.

Ma un'intensità particolare deve avere la vostra fede, per un'altra ragione, che per voi è motivo di vanto: appartenete infatti al Corpo dei Vigili Urbani di Roma, e pertanto a voi è affidata la vigilanza su questa Città unica al mondo, non soltanto per i suoi monumenti, ma perchè sede di Pietro e dei suoi Successori. Tale carattere sacro è quello che attira più numerose folle di pellegrini, che qui vengono a venerare le tombe degli Apostoli e dei Martiri, ed a ricevere la benedizione del Papa.

È dunque sommamente desiderabile che Roma nulla offra allo sguardo dei forestieri che disdica alla sua dignità, nulla che offenda le convinzioni di chi ne percorre con pio intento le strade, che furono imporporate dal sangue di tanti eroi della fede cristiana. Anche a voi, secondo i vostri mezzi, è dunque affidata la salvaguardia dell'impronta sacra di Roma, predestinata da Dio all'alta missione di reggere spiritualmente il mondo, come parvero intuire perfino i poeti pagani : « Longa sit huic aetas dominaeque potentia terrae. Sitque sub hac oriens occì duusque dies! — Che questa città conti lunghi anni di vita, signoreggi la terra, e detti le sue leggi all'Oriente e all'Occidente » [3].

Vi esortiamo, pertanto, diletti Vigili Urbani, a compiere sempre il vostro dovere con piena coscienza della dignità di Roma, e della responsabilità che i suoi cittadini hanno davanti agli uomini e davanti a Dio.

E perchè la vostra gioia sia più piena, di cuore impartiamo a voi, ai vostri colleghi, venuti oggi da diverse città d'Italia e d'Europa, alle vostre amate famiglie, ed a quanti vi sono cari nei vincoli dell'amicizia e del lavoro, la Nostra propiziatrice Benedizione Apostolica.

 


[1] Matth. 16, 27.

[2] Matth. 5, 16.

[3] Ovidio, Fast. 4, 831-2



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