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DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII
AI COLTIVATORI DIRETTI
IN OCCASIONE DEL XIII CONGRESSO NAZIONALE DELLA CONFEDERAZIONE ITALIANA
DEI COLTIVATORI DIRETTI

Basilica Vaticana
Mercoledì, 22 aprile 1959

 

Una grande gioia Ci inonda l'animo, nel rivolgervi il Nostro paterno benedicente saluto, diletti figli e figlie della Confederazione Nazionale dei Coltivatori Diretti, che in questi giorni celebrate il tredicesimo Congresso Nazionale, ed il sesto Congresso dei Gruppi Donne Rurali, e Giovani Coltivatori.

Nel contemplare infatti il vostro numero così grandioso, nel mirarvi come a uno a uno, rivediamo il volto sereno, sebbene segnato da tante fatiche, della buona gente dei campi che avemmo familiare fin dall'infanzia. Il Nostro pensiero ritorna oggi con particolare intensità a quel mondo rurale, pieno di ricordi e di soavi impressioni, le prime che provvidenzialmente abbiamo avute; e la vostra presenza qui ha per Noi il profumo delle cose buone, delle persone care. Ma l'odierna Nostra soddisfazione ha ancora un altro motivo. Da quando il Signore ha voluto chiamarCi alle responsabilità del Sommo Pontificato, è questa la prima volta in cui Ci incontriamo con voi, in una Udienza a voi soli riservata. In questo primo nostro compiacimento si rivolge, in voi, a tutte le migliaia di coltivatori diretti, che nelle oltre tredicimila Sezioni della Confederazione offrono esempio di unione e di buona volontà. In voi, il Papa vede ed abbraccia tutti i coltivatori delle belle e feraci campagne d'Italia, qui oggi con voi spiritualmente presenti.

La vostra benemerita Confederazione compie nel prossimo ottobre quindici anni di vita. Quale magnifico cammino ha essa compiuto in sì breve tempo! Quante affermazioni pacifiche e luminose, ha essa registrato ogni anno, tutte dirette alla tutela sempre più completa del vostro lavoro, della vostra preparazione tecnica, delle vostre necessità anche domestiche, del vostro stesso avvenire, sostenuta in ciò dal vostro appoggio sempre concorde! Scorrendo i vostri annali, specialmente leggendo i sapienti discorsi a voi diretti dal Nostro Predecessore Pio XII, che tanto cari vi ha avuti, si ha la chiara documentazione delle tappe percorse con passo sicuro, e delle compiacenze, delle speranze che la Santa Chiesa ha riposto e ripone in voi. In tal modo, anche nel vostro campo si sono avverate le parole incitatrici della « Rerum Novarum », in cui Leone XIII incoraggiava il formarsi di associazioni cristiane di lavoratori; e anche a voi va il plauso di Pio XI ai sodalizi, sorti dopo quell'invito, per aver formato « lavoratori schiettamente cristiani, che sapevano ben congiungere la diligente pratica del loro mestiere coi salutari precetti della religione, e difendere con efficacia e fermezza i propri interessi e diritti temporali, ma tenendo il debito ossequio alla giustizia, e il sincero intento di cooperare con le altre classi della società al rinnovamento cristiano di tutta la vita sociale » [1].

Salga pertanto anzitutto il devoto ringraziamento a Dio, per il continuo aiuto con cui ha voluto benedire la vostra Confederazione, ponendola oggi fra le forze utili e benefiche al servizio dei singoli e della vita nazionale. Problemi sempre nuovi si presentano peraltro alla vostra attenzione, e richiedono intelligenza, costanza, precisione, per essere risolti. Il vostro Congresso assume quest'anno una particolare importanza per l'ampiezza e l'urgenza dei temi trattati, particolarmente quello riguardante la prossima entrata in vigore del Mercato Comune Europeo, con le complesse questioni ad esso attinenti, che esigono ordinato adeguamento alle nuove esigenze, per trovarsi preparati alla evoluzione che è in atto. Profonda risonanza ha anche per voi lo studio del maggiore equilibrio tra il reddito della vostra proprietà, e il peso delle imposte dello Stato: problema che Ci auguriamo sia risolto secondo le provvide indicazioni della dottrina sociale cristiana, e nel rispetto della situazione reale dell'agricoltura. Anche gli argomenti svolti dai due Congressi Nazionali dei Gruppi Donne Rurali e Giovani Coltivatori, hanno un grande valore umano e cristiano.

Non intendiamo entrare nel vivo di questi problemi. Cedendo tuttavia a quell'affetto, che così profondo sentiamo nel Nostro cuore per voi, vogliamo offrirvi alcuni pensieri, che, con l'aiuto di Dio, vi possano illuminare nel proseguimento della vostra missione.

Diletti figli e figlie!

Amate la terra! vi diciamo in primo luogo. Essa è il vincolo soave e forte che; Oltre a quello della famiglia, vi unisce strettamente ai vostri luoghi di origine o di lavoro, ed a quanti ricordi essi racchiudono, e che si tramandano come sacra eredità di generazione in generazione. È bensì vero che il coltivarla, in conseguenza del peccato originale, esige fatica e pena, come del resto ogni attività eseguita da umane forze. È vero ancora che il reddito che essa dà è talora impari al lavoro compiuto, costringendo spesso a cercare nella città un'esistenza di vantaggi economici più immediati, sebbene non sempre sicuri.

Mentre pertanto confidiamo che mediante lo studio continuato del problema rurale, e con le buone generose volontà di tutti coloro che hanno il compito di provvedere alle immediate sue soluzioni, si possa ovviare alle odierne difficoltà, a voi diciamo: Amate la terra, madre generosa e severa, che racchiude nel suo grembo ì tesori della Provvidenza! Amatela perchè, specialmente oggi, quando si diffonde una pericolosa mentalità, che insidia ai più sacri valori dell'uomo, voi trovate in essa la cornice serena, per lo sviluppo e per la salvaguardia della vostra completa personalità; amatela perchè, a contatto con essa, ed attraverso il vostro nobile lavoro, più facilmente l'animo vostro può migliorarsi, ed elevarsi a Dio.

Questo amore non vuol dire tuttavia quieto ed improvvido adattamento a metodi antichi, non più conformi alle nuove esigenze; ma è studio e applicazione ai nuovi processi di coltivazione e di lavoro, nell'incessante ritmo di un continuo progresso. A tale proposito, troviamo assai opportuno il tema del Congresso dei Gruppi Giovanili, inteso a « sostenere lo sforzo dei giovane per assicurare alle campagne le energie capaci di farle progredire »; e sono assai appropriate le parole del motto « provare-produrre-progredire », offerto alla buona volontà dei giovani più preparati, per spronarli a trovare nella loro terra le ragioni per amarla sempre di più, come lo scienziato ama i suoi strumenti di precisione, e continuamente li perfeziona per nuove conquiste benefiche.

Se il nostro invito ad amare la terra è rivolto a tutti i Coltivatori, in modo speciale esso si indirizza ai giovani, alle cui mani robuste, alla cui intelligenza pronta, al cui spirito intraprendente è affidata la continuità ed il progresso della vita rurale, e pertanto anche dell'intera vita nazionale.

Amate la famiglia! È il secondo pensiero che vi offriamo. Senza questo amore non avrebbe pieno significato quanto prima vi abbiamo detto. L'attaccamento alla terra si comprende ed apprezza soltanto nell'amore alla propria famiglia, nella quale riposto il segreto dell'integrità e della forza di ciascuna nazione. L'esodo dalle campagne porta come sua diretta conseguenza una ferita, e talora anche una disgregazione dell'istituto familiare, con l'assorbimento di mentalità ed abitudini ad essa dannose. Quale spettacolo invece si apre allo sguardo, al contemplare il quadro meraviglioso di innumerevoli famiglie, gelose custodi delle virtù più genuine e schiettamente cristiane: ove il padre è erma e sicura guida, esempio di rettitudine, di laboriosità, di sacrificio; ove la madre, come ape industriosa, compie nel silenzio, sostenuta dalla fiducia in Dio, l'ardua missione di educatrice di lavoratrice; ove i baldi giovani, resi più semplici e schietti al contatto con la natura, e più preservati dai pericoli, crescono puri e forti, speranza e consolazione dei genitori; ove i piccoli, come virgulti di olivo intorno alla mensa » [2], allietano la casa, portando con sé le benedizioni del Signore. Non è in quadro immaginario, quello che abbiamo tracciato, ma una realtà, grazie a Dio tuttora viva; e di molti di questi esempi Noi Messi siamo testimoni compiaciuti e commossi.

Amate dunque la famiglia! Ci rivolgiamo particolarmente elle donne rurali, il cui Congresso ha messo a punto tanti problemi delicati. L'auspicato miglioramento delle condizioni di lavoro e di reddito, lo sforzo per l'arricchimento culturale e spirituale, debbono unicamente tendere qui, alla perfetta fioritura ella .vita familiare. La vostra gloria, pertanto, la vostra santa ambizione sia quella di avere una famiglia sana, onesta, laboriosa, u cui possa posarsi compiacente l'occhio di Dio; una famiglia ;te sia di esempio per lo spirito di pietà e di bontà, e anche per la lieta armonia, temprata dalle prove, attraverso la quale è più facile la fattiva collaborazione, nello sforzo di raggiungere un elevato livello di vita.

Diletti figli e figlie!

Per ultimo pensiero vi diciamo: Amate la Chiesa! In tutti i secoli, essa ha sempre trovato nelle genti della campagna il tessuto solido e capace, con cui ha formato la maggior parte dei suoi sacerdoti e dei suoi Santi. Mentre, negli ultimi secoli, con l'appannarsi dello splendore della fede e del « sentire cum Ecclesia », in altre classi sociali si è persa la stima per l'alto dono della vocazione ecclesiastica e religiosa, l'apporto della campagna all'ordine sacerdotale è stato ed è insostituibile. Allo stesso modo, come evidente conseguenza, grande è il numero dei Santi, che il Signore ha voluto scegliersi dalle famiglie rurali, come i fiori più profumati. Ci mancherebbe il tempo per enumerarli tutti; Ci basti ricordare, per circostanze che ci toccano più da vicino, il Santo Parroco d'Ars, di cui ricorre quest'anno il centenario della morte, Don Bosco, al quale nelle prossime settimane si dedica un tempio qui in Roma, e S. Pio X, temporaneamente trasportato in un tripudio di folla orante alla sua diletta Venezia.

Conservate pertanto inalterato questo prezioso patrimonio di religiosità, che è il vostro più grande tesoro! Amate la Chiesa, i suoi Vescovi e i suoi sacerdoti. Siate membra operanti di essa, partecipando con profonda e gioiosa consapevolezza alla sua vita; siate esemplari in tutte le manifestazioni delle vostra parrocchia. Alimentate il desiderio di conoscere sempre meglio l'insegnamento materno della Chiesa, che può dare una risposta di rasserenante certezza a tutti i vostri interrogativi; siate fervidi sostenitori della sua dottrina sociale, alla quale potrete attingere luce e norma sicura.

Diletti figli e figlie!

Se vivo sarà in voi l'amore alla terra, alla famiglia, alla Chiesa, la più grande pace colmerà i vostri cuori, e le benedizioni di Dio discenderanno copiose sopra di voi, come la rugiada benefica che nel mattino ristora i vostri campi, e ne abbellisce i fiori. Noi invochiamo questa effusione di doni celesti su le attività, le speranze, le fatiche della vostra vita quotidiana; ed in pegno di essa, di gran cuore impartiamo a voi, alle vostre famiglie lontane, con speciale tenerezza ai vostri bambini ed ai vostri anziani, ed inoltre ai dirigenti e collaboratori della vostra Confederazione, e a quanti vi sono uniti nei vincoli del lavoro e dell'amicizia la Nostra paterna e confortatrice Benedizione Apostolica.

 


[1] Lett. Enc. « Quadragesimo Anno », A.A.S. XXIII, 1931, p. 187.

[2] Ps. 127, 3

 



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