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 DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII
ALLE ZELATRICI DELLE PONTIFICIE OPERE MISSIONARIE
IN ITALIA
*

Aula della Benedizione


Domenica, 26 aprile 1959

 

La visita che oggi riceviamo di così larga rappresentanza delle zelatrici missionarie d'Italia, Ci riempie l'animo di commozione e di speranza.

Di commozione, anzitutto, dilette figlie. Giacché la vostra presenza ridesta in Noi una moltitudine di ricordi lontani, ma vivi e soavissimi, Ci rievoca, cioè, quel periodo, così ricco di grazie, in cui fummo chiamati a rivestire la carica di primo Presidente dell'Opera della Propagazione della Fede in Italia, e per il quale abbiamo ben motivo di esclamare con riconoscenza : « Quid retribuam Domino pro omnibus quae retribuit mihi »? [1]

Nello stesso tempo è col cuore pieno di speranza che Noi vi accogliamo. La vostra visita e il Congresso Nazionale che avete celebrato qui in Roma, sono per Noi la prova della vitalità del vostro apostolato, e il pegno di un nuovo periodo di lavoro sempre più illuminato ed attivo. Grazie, figliuole, per il gran bene che per opera vostra si compie a servizio della Chiesa e delle anime.

Ma la vostra presenza Ci è gradita soprattutto perchè Ci offre l'occasione di intrattenerCi con voi su di un argomento — la cooperazione missionaria — che forma uno dei problemi più assillanti e più cari del Nostro ministero apostolico. Quante volte, dilette figlie, vi abbiamo incoraggiato a questo riguardo!! Come non farlo ora, che Iddio Ci ha scelti a rappresentare quaggiù il Divin Salvatore ed ha acceso nel Nostro animo il palpito della paternità universale, « la sollecitudine di tutte le Chiese »?

Quello che Noi vi chiediamo, e di cui la vostra presenza Ci assicura, è che voi tutte siate profondamente comprese dell'importanza del vostro lavoro, oggi, diremmo quasi, angosciosamente richiesto dalla Chiesa. Certo, è motivo di grande conforto il progresso raggiunto dalle Missioni in questi ultimi tempi. Non bisogna però dimenticare che, mai forse come oggi, la collaborazione all'opera dei missionari si è fatta sentire così urgente e imperiosa. Basta pensare come è mutato il volto del mondo missionario in questi ultimi decenni. Quante difficoltà e problemi nuovi da risolvere! Quanti motivi di inquietudine, anche là dove le Missioni conoscono da anni notevoli incrementi! In quanti luoghi si attraversano ore tragiche e decisive! Ed anche dove le campagne già biancheggiano per la mèsse [2] e in quelle dove già miete la falce, quanto spesso la sofferenza per la penuria di operai e di risorse costituisce il pane quasi quotidiano dell'apostolo di Cristo!

Noi ben sappiamo, dilette figlie, che il vostro lavoro, in questo campo della collaborazione missionaria, procede assiduo e silenzioso, tenace e prudente, e gli si addice più la lode che non l'incoraggiamento. Ne fanno fede i consolanti risultati da voi ottenuti e il contributo delle offerte che, come abbiamo rilevato dalle statistiche, sale ogni anno più. Quello però che maggiormente apprezziamo, è il vedere quanto vi stia a cuore la cooperazione spirituale alla causa delle Missioni. Insistiamo su questo punto di capitale importanza, affinché a nessuna di voi sfugga, ma sia anzi continuamente presente al vostro spirito, la chiave del successo della vostra attività di valide fiancheggiatrici dell'apostolato dei missionari.

É diffusa in non pochi cristiani l'idea errata che la cooperazione missionaria si esaurisca tutta in una semplice offerta di mezzi e di aiuti materiali. In tal modo il problema missionario viene abbassato al livello di un qualsiasi problema umano, mentre esso è un problema essenzialmente soprannaturale, e i mezzi materiali, per quanto necessari, non sono né la principale, né l'unica forma di cooperazione. Quello invece che maggiormente conta è l'amore per le anime, la preghiera per la loro salvezza, e soprattutto la sofferenza ispirata dalla carità. Ah, se si potessero arruolare sotto gli stendardi dell'apostolato missionario tutti i cristiani che soffrono negli ospedali, nei sanatori, negli ospizi; se si potesse fare di questi luoghi altrettanti centri di rifornimento mistico dell'esercito missionario; se si potessero persuadere questi infermi a donare le loro pene, accettate con amore dalle mani di Dio, per le Missioni, quali trionfi riporterebbe la Chiesa!

Ma la vostra opera, dilette figlie, se è preziosa per la diffusione della Fede in terra di missione, non meno preziosa si rivela per la salvaguardia della vita cristiana nelle stesse vostre diocesi e nelle vostre parrocchie. Purtroppo la preoccupazione per l'avvenire religioso dei nostri paesi, in molti ha rallentato alquanto lo slancio per la conversione degli infedeli, quando anche non ha fatto pensare che gli aiuti inviati ai missionari sono un distogliere energie e mezzi per conservare la Fede nei paesi cattolici. Non si accorgono costoro che l'ideale missionario è invece la scuola più efficace per educare le anime a quell'amore sincero alla Chiesa e a quello spirito veramente cattolico, che devono rifulgere in un apostolo degno di questo nome. Tra mondo missionario e mondo cristiano da difendere non esiste incompatibilità e antagonismo: sono due fatti che si completano e si potenziano a vicenda. Diciamo, anzi, che offrire preghiere, sacrifici e mezzi per portare la luce e l'amore di Cristo a coloro che ancora non lo conoscono, significa dare nuova linfa. di vita alle diocesi di antica tradizione cristiana e salvare forse tante parrocchie che languiscono nell'inedia. In questo senso il Nostro grande Predecessore Pio XI affermava che « la parrocchia che trascura l'azione missionaria, trascura l'opera più cattolica delle cattoliche, la più apostolica delle opere apostoliche ».

Dilette figlie! Perseverate nel vostro lavoro, senza soste, « corde magno et animo volenti ». In tal modo sarà dato anche a voi di gustare quella gioia ineffabile, che inonda il sacerdote o la suora missionaria quando, alla sera di giornate faticose, cadono estenuati ma giubilanti, perchè hanno dato alle anime un poco di più di amore e a Dio maggior gloria. Anzi, dopo avere sacrificato tutto per la causa delle Missioni, alla fine vi accorgerete che è più quello che avete ricevuto di quello che avete dato. Il balsamo della carità è infatti come quel nardo orientale, celebrato dalla Sacra Scrittura, il cui profumo impregna le mani e tutta la persona di chi lo tocca. Per questo Gesù diceva che « è maggior ventura il dare che il ricevere » [3].

Dilette figlie! Con questi sentimenti volentieri formuliamo voti augurali per il nuovo periodo di lavoro che vi si apre dinnanzi; e nella serena fiducia che tutte le vostre attività continueranno a prosperare, preghiamo Iddio che mantenga integro e alacre il vostro spirito, dando a ciascuna di voi un'alta coscienza di questa sublime missione.

Con tali sentimenti, e come preludio e pegno delle più abbondanti grazie, Noi impartiamo a voi, alle vostre famiglie, ai vostri dirigenti, e a tutte le opere per le quali pregate, lavorate e soffrite, la Nostra paterna Apostolica Benedizione.


 *  AAS. vol. LI, 1959, pp. 349-352.

[1] Ps. 115, 3.

[2] Io. 4. 35.

[3] Act. 20, 35.

 

 



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