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ALLOCUZIONE DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII
AGLI ALUNNI DEI SEMINARI
E COLLEGI ECCLESIASTICI DI ROMA
*

Giovedì, 28 gennaio 1960

 

Diletti figli!

Un vivo desiderio del Nostro cuore Ci ha suggerito il progetto di questo incontro, per confidarvi alcuni pensieri, suscitati in Noi dagli avvenimenti, così importanti e solenni, delle giornate sinodali.

La vostra presenza innumerevole e serena, varia per la provenienza, lietissima per l'incanto della giovinezza, è la più bella e pronta risposta della Provvidenza del Signore alle odierne sollecitudini ed ansietà della Santa Chiesa in riferimento al clero di domani, alla sua qualità, al suo numero, ed alla intraprendenza apostolica dei suoi membri. E il Sinodo Romano si abbellisce così della vostra promettente fioritura, e ne riflette la bellezza su tutte le diocesi del mondo, da cui provenite.

PIE E CARE MEMORIE

La celebrazione del massimo avvenimento della vita religiosa dell'Urbe, ed i ricordi gloriosi che questa chiesa di Sant'Ignazio custodisce gelosamente — quale testimonianza dell'alto servizio reso dall'annesso Collegio Romano alla scienza sacra ed all'apostolato — contribuiscono a rendere felice ed espressivo l'incontro. Specialmente degno di rispetto il mausoleo di papa Gregorio XV — Alessandro Ludovisi — a cui bastò un pontificato di pochi mesi (1621-1623) per acquistarsi merito insigne a favore della glorificazione di S. Ignazio e di S. Francesco Saverio, e della cooperazione Missionaria nel mondo intero. Vi diremo, come in un sussurro, che negli anni della vita seminaristica Romana venimmo spesso in questo tempio all'altare di S. Luigi e di S. Giovanni Berchmans, a chiedere la loro intercessione, come potete immaginare, perchè ci fosse conservata per sempre, senza attenuazioni di delicatezza e di splendore, la grazia della castità.

Erano gli anni in cui la Nostra giovane anima si allietava nella ricerca e nella benedizione delle ieratiche figure del grande Leone XIII, e, più tardi, del Santo Pio X, specialmente amabile e paterno.

É naturale che anche per questo colloquio con voi, che siete i figli più giovani, Noi andiamo a prendere ispirazione dalla Sacra Scrittura, come già. abbiamo fatto nei tre giorni scorsi, rivolgendoCi al solenne consesso dei sacerdoti della Nostra diocesi. Ci soccorre a tale scopo il Libro dei Giudici, che, come ben sapete, narra le gesta degli uomini che raccolsero la eredità di Mosè, ed avviarono il difficile cammino del popolo eletto nella sua vita e nella sua storia.

Gedeone, che ha ai suoi ordini una turba immensa, apparentemente pronta ad affrontare ogni pericolo e difficoltà, si sente dire dal Signore che nelle grandi imprese bisogna contare non sui molti, ma sui pochi. La selezione è legge di vita, di progresso, di perfezione.

Diletti figli! Vogliamo immaginare che voi, dopo gli anni della preparazione in patria, siate le scolte scelte e segregate, secondo la chiamata divina, per le future conquiste del Regno di Dio. Di questa realtà troviamo appunto una magnifica figurazione nel capo VII del Libro dei Giudici. Udite: Dixitque Dominus ad Gedeon: Multus tecum est populus, nec tradetur Madian in manus eius, ne glorietur contra me Israel et dicat: Meis viribus liberatus sum. Loquere ad populum, et cunetis audientibus praedica: Qui formidolosus et timidus est revertatur [1]. Come a dire : Chi non ha coraggio ed è timido torni indietro.

Dopo tali parole, da ventiduemila quella turba si ridusse a diecimila : e quei diecimila scesero ancora a soli trecento, secondo la precisa indi-razione del Signore: Due eos ad aquas, et ibi probabo illos. Ed ecco la prova, che mette in luce la fortezza, la serietà, lo spirito di sacrificio dei singoli: qui lingua lambuerint aquas... separabis eos seorsum; qui autem curvatis genibus biberint, in altera parte erunt... [2].

L'applicazione è chiara. Chi si sofferma: chi si adagia alle comodità : chi vuole soddisfare tutta la sete delle conoscenze ed esperienze umane non è, non può essere un soldato del Regno di Dio.

Diletti figli ! Nello spirito di questo distacco è racchiuso il segreto della fecondità. e riuscita della vostra futura azione. Lasciate dunque che a voi, nuove scolte dei tempi moderni, avviate a ben altre imprese, che in nulla ripetono le gesta della, conquista e del dominio terreno, ma piuttosto dalle nuove condizioni di una più ordinata convivenza dei popoli si volgono e si elevano al voto ed all'azione ardimentosa di unificare in Cristo tutta l'umanità, affidiamo tre pensieri, che tanto Ci stanno a cuore. Non li abbiamo attinti da una rivelazione celeste, come nel caso di Gedeone. ma sì dalle intimità effuse della Nostra prolungata preghiera. Eccoli.

DIGNE AMBULATE

1. E anzitutto vi diciamo: digne ambulate. In queste parole vi è indicata la necessaria chiarezza di vita, di ideali, di propositi, di carattere sacerdotale.

Convenuti a Roma da tutte le parti del mondo, voi qui vi affratellate nei vostri quotidiani rapporti. Non ci sono diversità sostanziali tra voi, che avete un patrimonio comune, ed una comune aspirazione di servizio di Dio e delle anime. Venendo al centro dell'orbe cattolico, ciascuno di voi ha portato con sé dalla sua regione di origine, la ricchezza di antichi insegnamenti, di tradizioni sane, nobili e gloriose. E qui voi imparate a conoscervi, e perciò a meglio apprezzarvi: e a partecipare e fondere i doni di natura e di grazia, di cui siete i depositari.

Come ben sa la vostra anima, ardente di giovinezza e anelante alle messi che attendono, non siete a Roma per prepararvi ad un posto di privilegio : bensì a divenire i più pronti, i più esperti, i più umili, i più generosi collaboratori dei vostri Vescovi, ed anche dei vostri futuri confratelli, che tanto affidamento fanno su di voi. Ë questo dunque il periodo più fecondo della vostra formazione. Ecco perchè con cuore trepidante vi diciamo: Digne amibulate! Che è come sottolineare l'invito del Signore al fedele Abramo: Ambula coram me et esto perfectus [3].

Innanzitutto, questo significa camminare degnamente: cioè muoversi verso l'arricchimento della mente, che deve aprirsi a ogni cosa bella e santa nella luce di Dio ; muoversi verso la perfetta purificazione del cuore, libero dal dominio delle creature, e perciò atto a comprendere chi gioisce e chi soffre ; muoversi verso le conquiste della esperienza, che deve irrobustirsi e maturarsi, in vista delle responsabilità future; muoversi verso l'acquisto del tratto sempre amabile ed accattivante. In una parola, muoversi nella direzione di « tutto quello che è vero, e onesto, e giusto, e santo ; di tutto quello che rende amabile, che fa buon nome » [4]. Muoversi da questa Roma degli Apostoli e dei Martiri, dei Monaci e dei Missionari, verso le nuove conquiste. Perché quando ci si ferma per sistemarsi comodamente, e ascoltare la voce della carne e del sangue, allora si corre il pericolo di diventare acque stagnanti. Muovervi, dunque: ma muovervi digne.

Tutto infatti deve essere splendente nella vostra formazione: tutto deve essere aperto e chiaro innanzi a voi: non solo il pregustamento delle caste gioie della Messa, santamente celebrata ; ma anche la conoscenza delle difficoltà, che incontrerete, delle incertezze e dei dubbi, che sembreranno volervi annebbiare e paralizzare.

Digne ambulate! Attenti al cuore, alla sensibilità, alle relazioni e alle reazioni. L'ecclesiastico non è un impulsivo, un sentimentale, un uomo parziale, chiuso, timido, triste. L'ecclesiastico non si accontenta della mediocrità. Già fin dagli anni preziosi della sua formazione vuol conoscere se stesso, per superare le eventuali manchevolezze, e formarsi a quell'ideale di perfezione, che il Signore esige: et esto perfectus.

ACCIPITE LIBRUM
ET DEVORATE ILLUM

2. Il secondo pensiero vi invita alle solide delizie della Sacra Scrittura: Accipite librum, et devorate illum [5].

La figura profetica dell'Apocalisse vi sia sempre davanti agli occhi: è l'Angelo del mare e della terra che, su invito della voce dal cielo, porge a voi, come a Giovanni Apostolo, il Libro sacro. Quale efficace simbolo della Chiesa, che si estende su tutti i continenti, e che vi porge il suo tesoro prezioso!

Nel Libro è segnata per ciascuno la voluntas Dei: vi è indicata la direzione della vita, e il segreto del successo di ogni buon apostolato, che non è mai frenetico di risultati umani, i quali possono anche mancare. Vedete infatti come agisce la Chiesa: coi suoi Concili, coi Sinodi, con le prescrizioni canoniche essa semina in un secolo, e raccoglie nei secoli successivi.

Attingete dunque nel Libro Sacro le indicazioni che si ispirano alla pietà più sicura e nutrita, ed alla vita sacerdotale più splendente. Dagli scritti del Protopatriarca di Venezia, San Lorenzo Giustiniani, amammo cogliere a suo tempo meravigliose consonanze di accenti sui benefici del Libro divino: e vogliamo ora riportarvi le sue parole, tratte dall'opera De casto connubio Verbi Dei, tanto sono profonde e luminose: « La Sacra Scrittura è veramente lo specchio che riflette la sapienza. del Verbo: è l'arca santa della divinità — divinitatis armarium. Nessuno che vi si accosti con purezza, con prudenza, con umiltà, se ne ritrae a vuoto. Essa contiene la sicurezza del ben vivere: sotto la corteccia delle parole, quale circolazione di verità altissime, di sacramenti misteriosi ! Le meraviglie della onnipotenza divina creatrice del mondo sono là: là la cooperazione del ministero angelico, ed anche di quello istrumentale dell'uomo. Soprattutto quelle pagine sante magnificano la bontà del Creatore, il quale ha voluto istruire l'ignoranza umana, formare alla fede, dare fondamento alla speranza, divezzare lo spirito dalle cose visibili, pascendo delle invisibili ed eterne » [6].

Ecco l'alimento sostanzioso che solo vi può dare il Libro Divino: ecco il perchè dell'invito: Accipite librum et devorate illum! Sul punto di partenza per le manifestazioni più solide della pietà e della azione di ministero, esso può aprirvi gli orizzonti di una vita interiore profonda e generosa e indicarvi le devozioni che caratterizzano il buon ecclesiastico di tutti i tempi, e di ogni luogo: il nome di Gesù, l'Eucaristia, il Sacro Cuore, il Preziosissimo Sangue; e poi la Vergine Santa; ed infine i Santi dell'Antico e del Nuovo Testamento. É tutta una composizione ordinata e mirabile, che deve essere innanzitutto nella vostra mente, affinché possiate educare il popolo santo di Dio alle ascensioni della pietà e della pratica cristiana della vita.

PSALLITE SAPIENTER
ET FREQUENTER

3. Un ultimo pensiero, diletti figli : Psallite sapienter et, frequenter. L'invito di Gesù è, a questo proposito, chiaro e programmatico : Oportet semper orare, et non deficere [7]. La vostra preghiera sia dunque continua, meditata e sapiente. Sia il vostro alimento, sia. per voi come l'aria che respirate, e che vi mantiene in vita, preservandovi dai miasmi di una mentalità mondana, che potrebbe mettere in serio pericolo la vostra vocazione. Ponete dunque in pratica il gioioso invito dell'Apostolo: Verbum Christi habitet in vobis abundanter in omni sapientia, docentes et commonentes vosmetipsos psalmis, hymnis et canticis spiritualibus, in gratia cantantes in cordibus vestris Deo [8].

Fonte preziosissima di preghiera è il Salterio, che dovrà un giorno esservi familiare, e diventare pensiero dei vostri pensieri, sostanza viva della vostra vita consacrata. Desideriamo che già fin d'ora esso vi sia familiare: perciò studiatelo e conoscetelo nel suo insieme e nelle sue parti. Meditate i singoli Salmi per scoprirne le recondite bellezze, e farvi un sicuro sensus Dei, e un sensus Ecclesiae; riposate in essi: sollevatevi dai Salmi alla contemplazione delle cose celesti, e da essi volgetevi all'apprezzamento misurato ed esatto delle cose della terra, della cultura e della storia, e degli avvenimenti quotidiani.

É detto che su le labbra del sacerdote deve essere una continua preghiera. Ma questo, come ogni cosa dello spirito, non si può improvvisare, né riservare al tempo che seguirà la ordinazione sacerdotale, perchè, allora, se già non si è formato questo spirito di orazione, non mancheranno le occasioni, e forse purtroppo anche le presunte giustificazioni — in nome dell'attività e del lavoro — per un affievolimento di esso. É questa l'ora in cui dovete farvi uomini di preghiera: e, allora, quanta luce, soavità, calma, equilibrio, e anche quanto fascino su le anime, verranno a voi dalla familiarità al Salterio, nutrimento solido della vostra pietà !

Diletti figli!

Vi abbiamo confidato tre pensieri: e abbiamo la ferma speranza e convinzione che essi saranno germinazione di novello fervore per voi e per i vostri fratelli seminaristi in tutto il mondo.

Il Papa vi ama di speciale affetto, e più volte al giorno, ma particolarmente al mattino, nella Santa Messa, ed alla sera, al rosario, prega insistentemente per voi. Il Papa vi vuol bene. Quando, nelle udienze, negli incontri liturgici, i Nostri occhi si volgono verso i giovani seminaristi, sentiamo che anche i cuori sono in esultanza ed in perfetta consonanza.

Uno dei segni di fiducia e di sicurezza per l'avvenire siete voi. La Chiesa infatti vi predilige, ed a voi confida le ansie e le sollecitudini del .no domani, che non conosce stanchezza né vecchiaia. Voi siete la profumata primavera del domani, che i Nostri occhi amano contemplare ricco di sante affermazioni per la Chiesa di Dio, mentre le mani si levano incoraggianti e benedicenti.

Proseguite dunque degnamente il vostro cammino; attingete nella Sacra Scrittura, Antico e Nuovo Testamento, la forza della pietà, la prontezza della obbedienza alla voce della Chiesa, lo splendore della castità, la generosità dell'apostolato. Possiate essere la consolazione dei vostri Vescovi, la gloria più pura della terra che vi diede i natali. Umilmente consapevoli della vostra fragilità, confidate sempre nella fortezza di Gesù Cristo, che vi ha chiamati ad essere i continuatori della sua opera di Redenzione.

L'ecclesiastico cammina su la terra, ma i suoi pensieri, il suo cuore, i suoi occhi guardano il cielo. Et videbunt faciem eius, et nomen eius in frontibus eorum. Et nox altra non erit, et non egebunt lumine lucernae, neque lumine solis, quoniam Dominus Deus illuminabit illos, et regnabunt in saecula saeculorum [9].

A questo spettacolo si volgono commossi gli occhi, mentre le voci concordi e bene modulate avviano e prolungano la esaltazione di tre cantici il Benedictus, il Magnificat, il Nulle dimittis, che sulle prime pagine del Vangelo stanno ad indicare l'avverarsi delle antiche profezie e l'inizio dei tempi nuovi, del Vangelo eterno, del Vangelo di libertà, di unità della famiglia umana e di pace.

Questo Vangelo, la Chiesa coraggiosa e sempre moderna confida alle vostre mani. Diletti figli, così come lo ricevete, custoditelo: in corde et in labiis vestris ut digne illud annuntietis!

Con questa visione celestiale Noi vi lasciamo; e nell'atto di invocare su di voi, e sui vostri studi la continua ricchezza dei doni di Dio, eccovi una larga e paterna Benedizione Apostolica, che intendiamo altresì estendere ai vostri Superiori, ed ai vostri genitori, che hanno compreso l'ineffabile dono della vocazione sacerdotale, e a quanti sono fin d'ora l'oggetto dei vostri pensieri e delle primizie del vostro apostolato di preghiera e di sacrificio.

 


* AAS 52 (1960) 271-277.

[1] Libro dei Giudici, capo VII, 2-3.

[2] Ibid. capo VII, 4-5.

[3] Gen. 17, 1.

[4] Cfr. Phil. 4, 8.

[5] Cfr. Apoc. 10, 9.

[6] D. Laur. Iustiniani... Opera Omnia, Venezia 1721, p. 157; Cfr. A. G. Card. Roncalli, La Sacra Scrittura e San Lorenzo Giustiniani, in Rivista Biblica, 1958, pp. 291-2.

[7] I.uc. 18, 1.

[8] Col. 18.

[9] Apoc. 22, 4-5.

 



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