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DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII
AI FEDELI DI ROMA,
A CONCLUSIONE DELLA
PROCESSIONE EUCARISTICA
DEL CORPUS DOMINI

 

Dilettissimi figliuoli di Roma!

Il grande rito del Corpus Domini qui prende fine. I nostri cuori restano in effusione di adorazione e di amore intorno al SS.mo Sacramento, intorno al trono del Re pacifico e divino. Quale giocondità spirituale la nostra, quale consolazione nel partecipare a questa manifestazione di carattere solenne, pubblico, sociale in onore del grande mysterium fidei, mysterium charitatis!

Ancora una volta Roma ha voluto distinguersi in questo tributo di fedeltà religiosa e pia, come a dare il suggello alla stessa testimonianza trionfale, che da tutte le parti del mondo si leva verso Gesù, le cui sembianze restano velate ai nostri occhi, ma la cui grazia è esultante nei nostri cuori.

L'anno scorso traemmo ispirazione alla Nostra presenza e alla Nostra parola dalla meravigliosa realtà del Nobiscum Deus: Dio, l'Emmanuele con noi, nei riferimenti della nostra vita intima, tutta raccolta e quasi invisibile a noi stessi. Quest'anno Ci piace toccare il significato profondo della Nostra adorazione a Gesù Eucaristico, come omaggio sociale di tutti i componenti la nazione sua più vera, la Santa Chiesa universale, la natio tam grandis, quae habet Deum appropinquantem Sibi, come S. Tommaso d'Aquino interpreta magistralmente [1].

Certo è grande godimento dello spirito cogliere il carattere pubblico e collettivo del Corpus Domini, segnato nelle significazioni più alte del grande mistero. Il popolo cristiano Ci sta intorno e Ci avvolge nella sua compagine, che è, ad un tempo, ineffabilmente intima, e insieme trionfalmente esteriore. Oh! che parole, oh! che parole di S. Paolo a celebrazione della più stretta unità nel Corpus Mysticum Christi: « Il calice che noi benediciamo è vera comunione del Sangue di Cristo: il pane che spezziamo è comunione del Corpo di Cristo. Un unico pane ed un unico corpo noi formiamo, pur essendo molti, perchè dell'unico pane di tutti partecipiamo » [2].

Dal pubblico omaggio che tutti insieme noi rendiamo, diletti figli, traluce l'intima fusione dei nostri cuori: unum corpus multi sumus: e la tradizionale processione di questa sera prende una celeste intensità di significazione, la cui dolcezza ci inebria e ci esalta. Dall'altare dell'Ara Coeli, centro spirituale e politico dell'antica Roma, la misteriosa ed insieme splendente teoria snodantesi intorno alle pendici del Campidoglio è arrivata sin qui, in faccia al Colosseo: e qui si arresta come a simbolo maestoso del trionfo di Cristo e della sua Chiesa, sotto l'arco di Costantino, da un altro altare, mobile se volete, come le tende del deserto segnanti il passo delle umane e delle divine conquiste, ma affermazione dei ricordi del passato, impressi sulla attualità del presente. Oh! editto nobile e glorioso di Costantino proclamante in faccia ai secoli la libertà della Chiesa di Cristo: oh! voci di genti umane passate di qua e celebranti sotto questo arco l'inno perenne della fede cristiana dei secoli.

Oggi sotto le volte di questo arco vetusto e sempre solenne si è rinnovato l'altare: l'altare portatile di Gesù Eucaristia: e di qua tutta la città, tutta la diocesi di Roma attende la benedizione.

Diletti figli, più intimamente e particolarmente uniti all'umile sacerdote che vi parla ed a cui il Signore ha voluto conferire nella ampiezza più vasta e universale della sua significazione il titolo ed i compiti di Episcopus Ecclesiae Dei, in riferimento da Roma al mondo intero, accogliete il Nostro invito a deporre su questo altare innanzi tutto l'omaggio della generale riconoscenza per le grandi e magnifiche cose che il Padre celeste, col Figliuolo suo, e con lo Spirito Santo ci concesse di intraprendere in esercizio di ministero pastorale e di condurre a buon fine in questo anno, dalla prima festa del Corpus Domini celebrata con voi, alla giornata odierna.

Oh! salga al Signore, e al sacramento del suo amore, l'inno della gratitudine comune, innanzi tutto per la felice e sollecita celebrazione del Sinodo Diocesano, « grande avvenimento che venne a segnare una data faustissima per la vita religiosa dell'Urbe immortale: riuscita, amiamo constatarlo e ripeterlo, e fu grande manifestazione di forza spirituale » [3].

Riconoscenza lietissima per i contatti accresciuti e benedetti del Vescovo di Roma coi Suoi diocesani, nelle varie occasioni di solenni festività liturgiche e di pubbliche udienze, e per gli incontri vibranti di fede e di entusiasmo coi figli della periferia. Oh! le visite indimenticabili e consolanti a Centocelle, al Tiburtino, a Primavalle e alla Garbatella. Come non amare, e non sentirsi impegnati ad esercizio di amorevole sollecitudine per questi innumerevoli figli del popolo nostro, rivelanti ancora, nonostante le seduzioni e gli attraimenti della vita mondana, tanto vigore di pensiero cristiano e cattolico, e tanto sforzo di conformità alla buona tradizione religiosa dei secoli migliori della nostra storia?

Motivo di ringraziamento al Signore per la grazia concessaCi della canonizzazione dei due nuovi Santi Gregorio Barbarigo, Cardinale, Vescovo di Bergamo e di Padova, e di Giovanni de Ribera, Arcivescovo di Valenza in Spagna: due astri che si aggiungono al fulgore della Gerusalemme celeste, irradiante luce e fiamma viva di santa emulazione in questa Gerusalemme terrena, che è la Chiesa Santa pellegrinante verso la beata eternità.

Particolare commozione e compiacenza insieme hanno suscitato nel Nostro cuore queste due nuove Canonizzazioni, che il Signore Ci ha concesso di compiere: e nella glorificazione di questi due grandi Vescovi, che santamente vissero e fortemente operarono nella scia di intenso rinnovamento spirituale, apertasi dal Concilio di Trento, ed in cui Ci è parso riverberarsi come un sorriso del Cielo, in approvazione e ad incoraggiamento per il sollecito e già tanto promettente lavoro di preparazione del prossimo Concilio Ecumenico.

Oh! Fratelli e figli dilettissimi. Come Ci impressiona l'ammonimento Paolino: Vigila in omnibus, labora: veglia sopra tutte le cose, sopporta i travagli [4]: in omnibus, è la nota pastorale che si esprime attraverso tutti questi avvenimenti provvidi e lieti: un impulso fervoroso all'ordine della compagine sacerdotale, liturgica, apostolica; il gregge visitato e unito, affinché sia sempre più fermamente orientato nel riferimento alla vita spirituale, alla vita della Chiesa, che è avvio della terra verso lo spirituale, il soprannaturale e l'eterno. Questo è l'anelito continuo del Nostro animo, e sappiamo che esso suscita un'eco fedele di corrispondenza nei vostri cuori. Sappiamo che è nell'Eucaristia che esso trova l'ispirazione continua, ed il sostegno più sicuro, perchè Gesù Ostia Divina è alimento di vita eterna e pegno di gloria futura, aprendo su la vita terrena una visione di cielo.

Oltre al ringraziamento a Gesù qui presente, centro misterioso e vitale di tutti i nostri pensieri ed affetti di credenti, vogliamo aggiungere, diletti figliuoli, la pubblica e comune preghiera rivolta verso l'avvenire, a ricerca dolce e continuata della grazia del Signore per le prossime mete della vita spirituale dell'Urbe, al cui raggiungimento tende la quotidiana sollecitudine del Pastore. Oh! la grande supplica anche per i bisogni di Roma, unanime ed insistente, affinché l'Altare dell'Eucaristia sia arricchito di anime sacerdotali, che ne siano il più bell'ornamento con l'ardore della loro pietà e il candore intemerato della loro innocenza: Sacerdotes Domini incensum et panes offerunt Deo: et ideo sancti erunt Deo suo [5].

Si preghi, si preghi assai, affinché le vocazioni siano favorite e aiutate dalle famiglie, dalle persone buone, da chi ha a cuore l'avvenire religioso di questa Città dei Martiri e dei Santi; si levi ancora la invocazione di tutti a implorare il dono della fedeltà e della perseveranza nel lieto adempimento della legislazione ecclesiastica, annunziata dal Sinodo, e che presto, a Dio piacendo, andrà in vigore per tutta la Diocesi; e specialmente si insista con fervore per il rinvigorimento della vita parrocchiale, affinché essa possa efficacemente dispiegare tutte le sue energie per la conquista della società in tutti i suoi ceti al Regno soavissimo di Cristo Signore.

O Gesù Benedetto, in quem cor et caro nostra exsultant [6], scenda ora la tua benedizione, apportatrice di pace e di amore, scenda su quanti oggi, in questa Roma e nel mondo intero, ti hanno manifestato solennemente la loro adorazione; scenda su le case, santificate dal tuo passaggio, a impreziosirvi il dovere, a fecondarvi il dolore, a togliere quanto ti dispiace; scenda anche sui lontani, su gli indifferenti, su gli avversari, a far loro sentire la pungente nostalgia di un definitivo ritorno.

O Signore Gesù! Benedici in modo speciale questa tua Città, che oggi è davanti a Te nella sua triplice compagine, religiosa, civica e sociale: suscita in essa un santo fervore di opere, un salutare rinnovamento del costume, un provvido rafforzamento della famiglia: chiama al tuo servizio eucaristico schiere sempre più numerose di apostoli, che come germogli di olivo circondino il tuo altare. E sii per tutti i cuori luce di soavità, balsamo di conforto, forza di buon proposito: fiat, fiat!

 


[1] Resp. in III Noct. Off. Corp. Christi; cfr. Opusc. 57, Edit. Rom.

[2] Cfr. 1 Cor. 10, 16-17.

[3] Cfr. Discorso di chiusura del I Sinodo Romano; AAS. LII [196] pp. 297-298.

[4] 2 Tim. 4, 5.

[5] Cfr. Lev. 21, 6.

[6] Ant. in III Noct. Offic. Corp. Christi.

 



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