Index   Back Top Print


DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII
AI COMPONENTI
DEL TRIBUNALE DELLA SACRA ROTA ROMANA

Martedì, 25 ottobre 1960 

 

È motivo di intima consolazione accogliere per la seconda volta i componenti della Sacra Romana Rota: Collegio dei Prelati Uditori, Officiali del Tribunale, Avvocati che in esso prestano la loro opera.

Diletti figli: l'inaugurazione dell'Anno Giudiziario vi ha visti riuniti nel corroborante vincolo della preghiera, per invocare dallo Spirito Consolatore i doni inestimabili della sapienza, del consiglio, della fortezza, l'assistenza della luce divina su le vostre menti, impegnate in un esercizio costante di prudenza e di maturo giudizio.

Ella, signor Decano, ha voluto sottoporre alla Nostra attenzione la mole di lavoro svolta durante l'anno trascorso.

Mentre Ci è caro esprimerle la soddisfazione dell'animo per tale rinnovata prova di perizia e diligenza da parte di tutti i componenti questo Tribunale, desideriamo trarre da essa motivo per un più vasto rilievo, che sgorga spontaneo in considerazione delle cause trattate: rilievo e monito che rispecchia le sollecitudini della Chiesa, e che Ci auguriamo sia accolto da quanti, in tutto il mondo, insieme con voi, hanno a cuore la tutela e l'avvaloramento del sacro vincolo matrimoniale e dell'istituto familiare.

Dalla relazione a Noi presentata risulta infatti evidentissimo come le cause matrimoniali siano motivo pressoché preminente del lavoro della Sacra Rota. E come è facile immaginare, può accadere che, al di là dell'apparato giuridico — che vi impone un grave esercizio di studio e di ministero delicatissimo — le parti interessate, più o meno coscientemente, non soltanto portino avanti i motivi che militano in favore o contro l'esistenza del vincolo, ma talora mettano in discussione proprio gli aspetti più sacri del vivere cristiano.

C'è indubbiamente, in questo nostro tempo, qualcosa che insensibilmente fa dilagare i pericoli cui va soggetto l'istituto familiare, e accentua le insidie che lo indeboliscono: e questo avviene in forma più insistente, più seducente, più subdola che per il passato.

La Chiesa non ha mai mancato di levare alta la sua voce di allarme, di fronte ai pericolosi cedimenti della coscienza individuale e collettiva su questo campo così delicato, e denso di conseguenze per la vita sociale: le encicliche, i documenti, i discorsi dei Nostri Predecessori sono là a testimoniare l'ansia materna e provvida della Chiesa. Anche oggi essa non viene meno al suo mandato, ricevuto da Cristo stesso. Essa anzitutto e soprattutto prolunga, e meglio e più compiutamente divulga il suo magistero, sempre appropriato quanto severo.

Per questo, diletti figli, intendiamo attirare l'attenzione di tutti gli uomini di buona volontà — giuristi, sociologi, educatori e semplici fedeli — sul gravissimo problema della santità del matrimonio, affinché siano sempre più efficacemente scongiurati quei pericoli, ai quali abbiamo accennato. Sono brevi riflessioni, che affidiamo con semplicità alla comune meditazione. Esse toccano tre punti di pratica pastorale e di autentico apostolato: I. il dovere per tutti della istruzione; II. la robustezza della dottrina in chi deve educare, consigliare, giudicare; III. il perenne richiamo alla paternità di Dio.

I.

In primo luogo il dovere dell'istruzione su la dignità e gli obblighi della vita coniugale.

Parlando ad un gruppo di sposi novelli, il 22 aprile del 1942, Pio XII rammentava loro che «il matrimonio non è solo officio di natura, ma per le anime cristiane è un gran sacramento, un gran segno della grazia e di cosa sacra, qual è lo sposalizio di Cristo con la Chiesa, fatta sua e conquistata col suo sangue per rigenerare a nuova vita di spirito i figli degli uomini, che credono nel nome di Lui ... Il sigillo e la luce del sacramento, che, per così dire, trasnaturano l'officio della natura, dànno al matrimonio una nobiltà di onestà sublime, che comprende e riunisce in sé non solo l'indissolubilità, bensì ancora tutto ciò che spetta al significato del sacramento».[1]

Ora, questa luminosa bellezza dell'insegnamento cristiano sull'essenza del matrimonio richiede anzitutto continuata e suadente catechesi dei fedeli, che raggiunga tutti gli strati della vita sociale. In particolare è necessario, anzi è urgente che questa catechesi arrivi principalmente ai giovani, che si appressano al matrimonio, ne scuota le coscienze, e li renda pensosi del gravissimo dovere della istruzione religiosa in questa materia tanto delicata.

Oh, sì, sappiamo che da molte parti si sono avviate varie intraprese, servendosi dei mezzi che la stampa e la tecnica oggi mettono a disposizione, per rendere più efficace, e anche attraente, questo impegno di istruzione: pubblicazioni scientifiche, consultori, corsi di studio, predicazioni specializzate. Esprimiamo un vivo compiacimento per tali esperimenti, che, lentamente avviati, delicatamente saggiati, e debitamente approvati dalla Superiore Autorità Ecclesiastica, accendono la soave speranza di un sempre più consolante raccolto di buoni frutti.

Occorre procedere in questo senso, con ogni energia e sincerità: le condizioni del tempo lo richiedono senza indugio. L'età giovanile — e specialmente l'epoca del fidanzamento — avvolge talora nella nebbia di un male inteso, o non sufficientemente disciplinato sentimento ed espressioni di amore, la limpida chiarezza degli ideali. Dicendo questo non si va lontani dal vero: lo confermano le suggestioni della stampa, della radio, del cinema nelle loro espressioni più vacue e prive di fondo morale. Si osservi inoltre quel complesso di manifestazioni festaiole che creano un ambiente artefatto, si impongono con mille mezzi seducenti — che in realtà violentano la coscienza —, modificano in senso peggiorativo le costumanze tradizionali, e come primo e più rovinoso effetto diseducano la gioventù.

A considerare la gravità del pericolo, costituito non tanto da episodi individuabili e determinabili, quanto invece da un diffuso rilassamento di salde barriere morali, sgorga spontaneo l'invito, che ripetiamo ardentemente in visceribus Iesu Christi anzitutto ai pastori di anime, affinché adoperino ogni mezzo, nelle istruzioni e nei catechismi, con la voce e con gli scritti divulgati largamente, per illuminare le coscienze dei genitori e dei giovani sul loro dovere.

Ed estendiamo questo invito anche a quanti hanno volontà e mezzi per influire su la pubblica opinione, affinché i loro interventi siano sempre di chiarificazione, non di confusione delle idee; di rettitudine, di rispetto per il più grande e prezioso bene della vita sociale: l'integrità del matrimonio.

II.

Tale dovere esige particolare robustezza di dottrina in quanti per specifica vocazione e professione debbono spesso interessarsi di questi problemi.

E questo anzitutto in voi giuristi: robustezza nutrita alle fonti del diritto naturale e positivo, che non cede a nessuna lusinga e debolezza ed è al tempo stesso accompagnata da un perfetto equilibrio di giudizio, proveniente dalla conoscenza delle condizioni del tempo in cui viviamo.

Robustezza ancora negli educatori e nei medici. Non saranno mai abbastanza deplorati i danni arrecati in questo campo dalla concezione naturalistica, prima, e materialistica, poi, della vita, con particolare riguardo al matrimonio ed alla famiglia. Cercando di sottrarne l'ambito e la difesa alla materna vigilanza della Chiesa, riducendone il valore a istituzioni puramente umane, si è venuti a poco a poco a indebolirne sempre di più la struttura e la compattezza.

Mentre invece non sarà mai abbastanza sottolineato che la purezza dei costumi, la sana educazione dei sentimenti, la stima dei valori umani visti in armonia col soprannaturale: tutto ciò previene e risolve in partenza quelle situazioni, che affidate al diritto lasciano pur sempre negli animi delle ferite che non rimarginano. Anche qui, occorre tener presente l'attuale stato di cose provocato dal peccato originale, che postula necessariamente il ricorso alla grazia; questa sola può riportare lo smarrito equilibrio nell'uomo ferito; e, se si astrae da essa, volutamente ignorandola, si priva la vita coniugale del suo sostegno più valido.

Ora, questo è anche il dovere di educatori e di medici cristiani, che vogliano considerare la loro professione non unilateralmente, ma nella pienezza della situazione reale dell'uomo, al cui risanamento concorrono, in feconda armonia, il naturale ed il soprannaturale.

La leggerezza con cui in tante occasioni si affronta il problema matrimoniale, ed il preoccupante indebolimento degli argini morali, sono causati non soltanto da una deficienza di istruzione religiosa — come abbiamo accennato — ma anche dalla mancanza di idee chiare e precise da parte di coloro i quali, per la loro professione, debbono essere di luce e di guida alle giovani generazioni. Dal tentennare delle loro convinzioni, dalla superficialità e anche dall'errore della loro formazione filosofica e religiosa, e - lo diciamo con dolore - talora dalla perversa volontà di osteggiare l'azione della Chiesa, parte il primo colpo alla fermezza di tante coscienze, cui l'incontro con educatori e medici anticristiani è stata talvolta occasione e causa di dolorose abdicazioni.

Robustezza dunque di convinzioni, di dottrina, di volontà, attinta allo studio continuo, all'atteggiamento umilmente sincero dell'anima, che sa come la retta e profonda scienza non va mai, né mai può andare contro i dettami della Rivelazione e dell'insegnamento della Chiesa.

III.

Un terzo mezzo Ci pare assai opportuno per stabilire fermamente la sicurezza della famiglia, ed esso si ricollega con quanto abbiamo già detto finora. E cioè il perenne richiamo della paternità di Dio, «ex quo omnis paternitas in caelis et in terris nominatur».[2]

L'intima ed eterna fecondità, che è nel seno di Dio, in certo qual modo si riflette operosa e benigna nei figli degli uomini, elevati all'altissima dignità e dovere di procreatori.

Nella famiglia si ha la più mirabile e stretta cooperazione dell'uomo con Dio: le due persone umane, create a immagine e somiglianza divina, sono chiamate non soltanto al grande compito di continuare e prolungare l'opera creatrice, col dare la vita fisica a nuovi esseri, cui lo Spirito vivificatore infonde il possente principio della vita immortale; ma anche all'officio più nobile, e che perfeziona il primo, della educazione civile e cristiana della prole.

Tale ferma convinzione, basata su una si alta verità, basta ad assicurare ad ogni unione matrimoniale la stabilità del suo vincolo, e rendere consapevoli i genitori della responsabilità che essi assumono davanti a Dio e davanti agli uomini.

Gli educatori ed i pastori di anime sanno per esperienza quale vigore di santo entusiasmo e di grata riconoscenza a Dio tali considerazioni suscitano nella gioventù, che si prepara al matrimonio, e quale commovente serietà di assensi e di propositi essa suscita nel loro animo generoso.

Sia dunque diffusa con tutti i mezzi a disposizione la gioiosa consapevolezza di questa augusta nobiltà dell'uomo, del padre e della madre di famiglia, come primi collaboratori di Dio nel proseguimento dell'opera sua nel mondo, nel dare nuove membra al Corpo Mistico di Cristo, nel popolare il Cielo di eletti, che canteranno per sempre la gloria del Signore.

Diletti figli,

Il 19 ottobre dello scorso anno, nel primo incontro con la Sacra Romana Rota, Ci siamo soffermati a considerare lo spirito animatore di questo Tribunale e i compiti ad esso affidati dai Sommi Pontefici, a cominciare da Giovanni XXII, fino a S. Pio X che nel 1908 ne riordinò l'attività preziosa e benemeritissima. E voi siateCi larghi di amabile cortesia comprendendo il motivo che ispirò le Nostre parole odierne. Di fatto sul Nostro cuore sacerdotale, come sul vostro, le cause sottoposte alla Rota battono talora con accento di ansiosa mestizia, come di qualcosa che insidiata chiede protezione, impone coraggio di ricerca e di decisione; fermezza di ideali e di apostolica attività.

Per questo dunque abbiamo voluto confidarvi alcune considerazioni di natura pastorale, certi che esse non soltanto trovano in voi pieno consentimento, ma sono altresì movente al vostro quotidiano lavoro. E amiamo pensare pure che le Nostre parole troveranno eco di seria riflessione presso sempre più vasta cerchia di fedeli, aperti e sensibili alla parola del Padre.

Al termine della presente Udienza, Noi invochiamo il Signore perchè in special modo vi assista nel compimento perfetto delle gravi responsabilità di lavoro, che vi sono commesse; e vi invitiamo a pregarlo ardentemente con le profonde parole della Scrittura, e che ben si adattano alla vostra attività: «Da mihi sedium tuarum assistricem sapientiam... Mitte illam de caelis sanctis tuis et a sede magnitudinis tuae, ut mecum sit et mecum laboret, ut sciam quid acceptum sit apud te; ... deducet me in operibus meis sobrie, et custodiet me in sua potentia» [3].

Con tale luce di aiuto, la vostra opera continuerà ad essere di grande utilità alla Chiesa, ed a distinto onore per ciascuno di voi. Ed a conferma di questo augurio cordialissimo, siamo lieti di testimoniarvi la Nostra compiacenza con una speciale e propiziatrice Benedizione Apostolica, che lasciamo a tutti voi qui presenti, alle vostre famiglie, ed a quanti vi sono cari.


[1] Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, vol. IV, Tipografia Poliglotta Vaticana 1960, pp. 46s.

[2] Ef 3, 15.

[3] Sap 9, 4.10-11.

 



© Copyright - Libreria Editrice Vaticana