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DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII
IN OCCASIONE DELLA VISITA UFFICIALE DI S.E.
L'ONOREVOLE PROF. AMINTORE FANFANI,
PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
DELLA REPUBBLICA ITALIANA
*

Martedì, 11 aprile 1961
 

 

Signor Presidente,

Questo incontro Ci è molto gradito. Dopo l'altro, quando nelle prime ore del Nostro servizio pontificale Ella venne a recarCi il saluto augurale del Signor Presidente della Repubblica e del Popolo Italiano, amiamo assicurarLa che il Nostro spirito l'ha sempre seguita nel succedersi e mutarsi delle circostanze che segnano il cammino di ogni uomo di governo.

La singolare condizione della Chiesa Cattolica e dello Stato Italiano — due organismi di diversa struttura, fisionomia ed elevazione, quanto alle caratteristiche finalità dell'uno e dell'altro — suppone una distinzione ed un tal quale riserbo di rapporti, pur fatti di garbo e di rispetto, che rendono tanto più gradite le occasioni dell'incontrarsi, di tratto in tratto, dei loro più alti rappresentanti, anche a titolo di comune letizia e di edificante incoraggiamento verso la ricerca dei beni più preziosi per la vita sociale.

La ricorrenza che in questi mesi è motivo di sincera esultanza per l'Italia, il centenario della sua unità, ci trova, sulle due rive del Tevere, partecipi di uno stesso sentimento di riconoscenza alla Provvidenza del Signore, che pur attraverso variazioni e contrasti, talora accesi, come accade in tutti i tempi, ha guidato questa porzione elettissima d'Europa verso una sistemazione di rispetto e di onore nel concerto delle nazioni grazie a Dio depositarie, sì, oggi ancora, della civiltà che da Cristo prende nome e vita.

Ad osservare con attenzione serena il corso degli avvenimenti del passato, più o meno lontano, torna bene il motto : la storia tutto vela e tutto svela.

Ai figli d'Italia, per cui negli anni più accesi del movimento per l'unità nazionale certa letteratura, alquanto scapigliata, fu motivo di turbamento, non può sfuggire che astro benefico e segno luminoso, invitante al trionfo del magnifico ideale, fu papa Pio IX, che lo colse nella sua significazione più nobile e, da parte sua, lo vivificò come palpito della sua grande anima così retta e pura.

Tutto il resto di quel periodo storico fu nei disegni della Provvidenza preparazione alle pagine vittoriose e pacifiche dei Patti Lateranensi, che la saggezza di un altro Pio, dal motto felicissimo « Pax Christi in regno Christi », avrebbe segnato ad indicazione di un orizzonte nuovo, che si dischiudeva a celebrazione finale della vera e perfetta unità di stirpe, di lingua e di religione, che era stato il sospiro degli italiani migliori.

Questo semplice tocco rievocativo, che Ci siamo permessi di offrirLe, Signor Presidente, è come un fiore di campo sull'aprirsi della primavera. Esso è accompagnato dal voto che quotidianamente eleviamo innanzi al Signore per il Capo dello Stato — che in questi giorni seguiamo con viva simpatia e con paterni auguri —, eleviamo per Lei e per quanti con Lei dividono le responsabilità nel governo della pubblica cosa, come l'abbiamo invocato nella liturgia della Settimana Santa: « religionis integritas et patriae securitas ». Qui sta, invero, la sostanza dei Patti Lateranensi : esercizio della religione libero e rispettato; ispirazione cristiana della scuola; nozze sacre; espansione di apostolato per la verità, per la giustizia, per la pace.


* AAS 53 (1961) 227-228.

 



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