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DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII
AI DIRIGENTI NAZIONALI,
REGIONALI E PROVINCIALI
DELL'UNIONE CRISTIANA
IMPRENDITORI E DIRIGENTI,
RIUNITI A ROMA IN OCCASIONE DEL
XV ANNIVERSARIO DEL LORO SODALIZIO,
ACCOMPAGNATI DAL SIGNOR CARDINALE
GIUSEPPE SIRI,
ARCIVESCOVO DI GENOVA

Sala del Concistoro
Domenica, 17 giugno 1961

 

Signor Cardinale!

Ella ha avuto la amabilità di accompagnare sin qui, e di presentarCi con parole appropriate, il distinto Gruppo di associati alla Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti, di cui è consulente morale.

Le circostanze e gli intenti, che quindici anni fa diedero vita al Movimento, hanno suggerito questo pellegrinaggio ad Petri sedem. Esso si compie in un giorno liturgico — nella festa della Santissima Trinità — particolarmente risonante di teologica dottrina, che vuol informare tutta la vita del cristiano.

Diletti figli! La vostra Unione vuol meritare anch'essa un posto di rispetto, accanto alle altre Associazioni confessionali, per la serietà dell'impegno dei soci, l'approfondimento di problemi e di studi, il proposito di ispirarsi in forma sempre più concreta all'insegnamento sociale della Chiesa.

Coscienti di questa esigenza, voi desiderate rinnovare l'impegno vostro di fedeltà.

« CHRISTIANUS SUM »

Ciò che dà e deve dare impulso vivificatore alla vostra, come alla attività di ogni altra associazione confessionale, è l'attributo di Cristiana. Quella parola vuol splendere sui Movimenti cattolici, qualificarli, affinché ciascuno e tutti si impegnino davanti alla odierna società, nella luce di un preciso orientamento.

Christianus sum: la parola antica vuoi risonare con forza nuova. Essa non richiede, come nei primi secoli del cristianesimo, la testimonianza del sangue; ma quella continua della meditata e sofferta fedeltà ai propri ideali, alla vocazione cristiana e all'insegnamento della Chiesa; essa esige da ciascuno la testimonianza della presenza convinta e suadente in un mondo troppo preso da preminenti interessi materiali, e da ciò che ad essi si riferisce; essa proclama, infine, la testimonianza dell'amore generoso e coraggioso, quando sembrano talora dominare i moventi occulti o aperti dell'egoismo e del calcolo.

 

I FINI ALTISSIMI
DELL'UOMO

La fedeltà ai propri ideali dice volontà ferma di adesione ai supremi principii, conclamati dagli annunzi dell'Antico e del Nuovo Testamento, su cui si basa la tranquillità dei singoli e l'ordinato progresso del vivere civile; questa fedeltà dice costante desiderio di vita cristiana, alimentata alle fonti genuine del pensiero e dell'azione, sia per mezzo di una solida formazione dottrinale, quale si richiede da persone di distinta preparazione professionale, sia specialmente nella attiva partecipazione alla vita sacramentale della Chiesa, senza la quale il cristianesimo professato non è che vana parvenza; questa fedeltà dice studio dei documenti pontifici sulla realtà del lavoro e sulla questione sociale, ed esemplare prontezza nel metterli in pratica con buona volontà.

La presenza convinta, che da voi si richiede, è quella di anime consapevoli della dignità di figli adottivi di Dio e della responsabilità umana, che vogliono irradiare intorno a sé operante influsso costruttivo, per il bene comune. Sono necessari uomini distaccati dagli allettamenti che la triplice concupiscenza esercita sui figli di questo secolo; uomini che sappiano al tempo stesso operare concretamente sulla terra per quei fini altissimi, che il Nostro Predecessore S. Pio X proponeva al laicato cattolico nella Enciclica Il fermo proposito: « Ricondurre Gesù Cristo nella famiglia, nella scuola, nella società; ristabilire il principio dell'autorità umana come rappresentante di quella di Dio; prendere sommamente a cuore gli interessi del popolo e particolarmente del ceto operaio ed agricolo ... studiandosi di rasciugarne le lacrime, di raddolcirne le pene, di migliorarne la condizione economica con ben condotti provvedimenti; adoperarsi quindi perchè le pubbliche leggi siano informate a giustizia, e si correggano o vadano soppresse quelle che alla giustizia si oppongono » [1].

 

INSEGNAMENTI DI S. GREGORIO BARBARIGO

La carità, infine: perchè questo programma rimane vano suono, quando non trova volontà capaci di fervido proposito, animato dalla carità. Ed è questa la consegna che vi affidiamo, diletti figli.

Christianus sum: ma il Cristianesimo è essenzialmente amore, come Dio è carità [2], e nel duplice precetto della carità si compendia la Legge antica e il messaggio dei profeti [3], e tutto l'insegnamento del nostro Divin Redentore. Questa legge deve ispirare le finalità e il lavoro della vostra Unione, per dare ad essa vera efficacia.

Il 17 di giugno ricorre la festa liturgica — assorbita quest'anno dai fulgori della Santissima Trinità — di S. Gregorio Barbarigo, Vescovo di Bergamo e di Padova, il nobile patrizio veneto che abbiamo avuto la consolazione di cingere dell'aureola dei Santi il 26 maggio del 1960. Come risuonano ammonitrici anche per il momento presente le sue parole, ardenti di convinto zelo : « Fratello — egli diceva — se non vi è amore e carità nell'anima tua, se non sono queste lo scopo delle tue azioni ed affezioni, non si è fatto niente! Hai perso il tempo e l'opera! ... ». — E proseguiva, in tono di acuto richiamo alla realtà di tante, di troppe anime miserelle. — « Quel voler giustizia a casa d'altri ed appresso di noi misericordia; quel voler che ognuno prenda in buona parte le nostre parole et esser noi delicati e cavillosi in quelle d'altri ...; quel dolersi facilmente del prossimo e non volere che alcuno si lamenti di noi; insomma, quell'aver due bilance : l'una per pesare le nostre comodità con più vantaggio che possiamo e l'altra per pesare quelle del prossimo col maggior disavvantaggio che si può : è cosa abbominevole presso Dio! » [4]

Questo diceva S. Gregorio Barbarigo agli uomini del tempo suo. Ecco come pensano i santi sul difficile dovere della carità, e quali riflessi ha il loro insegnamento sulle attività quotidiane.

 

IL PRECETTO GRANDE
DEL SIGNORE

Noi confidiamo che anche voi, dell'Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti, vorrete ad essa ispirare al precetto grande, al precetto che Gesù ha chiamato particolarmente suo, la vostra attività nel mondo del lavoro. Ci sono tuttora squilibri e scompensi che debbono essere come una spina nel cuore di un vero cristiano, seguace del Vangelo; ci sono esigenze di maggiore carità ed equità; esigenze di maggiore giustizia distributiva, che sono postulate dalla dignità della persona umana, creata a immagine e somiglianza della Santissima Trinità, e redenta dal Figlio di Dio. La Chiesa non ha cessato e non cessa di proclamare alto il diritto nativo dell'uomo a un lavoro sicuro, a una condizione di vita dignitosa; la sua legittima aspirazione a una collaborazione di attività e di interessi nella impresa, perchè il suo posto sia sempre più consono a quello dovuto a un'anima immortale, che per la fede cristiana è incamminata verso l'eterna vita.

Questa è la meta che la Chiesa propone ai suoi figli; questo il programma che attende di essere messo in pratica dalla collaborazione di chi può e sa, affinché, come sta scritto nella Enciclica Mater et Magistra, non sia gettato « il discredito su quella stessa dottrina, quasi fosse nobile in se stessa, ma priva di virtù efficacemente orientatrice » [5].

Diletti figli! Ecco il solco, su cui siete chiamati a piegarvi per proseguire il difficile cammino : fedeltà continua, presenza operante, carità generosa. Ecco quanto vi confida l'umile Successore di S. Pietro col cuore pieno di speranza. Mentre invochiamo sui vostri propositi la continua assistenza della grazia celeste, scenda su di voi, qui presenti, su le vostre dilette famiglie, sui soci tutti dell'Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti la Nostra propiziatrice Benedizione Apostolica, effusa nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen, amen.


[1] 11 giugno 1905: S. Pii X ... Acta, II, Roma, 1907, pp. 117-118.

[2] Cfr. I Io. 4, 16.

[3] Cfr. Matth. 22, 40.

[4] Prediche manoscritte, ff. 72v, 165

[5] L'Osservatore Romano, 15 luglio 1961, p. 11.

 


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