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DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII
ALLE RAPPRESENTANZE UFFICIALI
DELLA DIOCESI DI ALBANO*

Sala per le udienze della Villa Pontificia
di Castel Gandolfo
Domenica, 26 agosto 1962

 

Diletti figli.

Nella festa dell'Assunta, Ci siamo tanto allietati di presiedere nel tempio parrocchiale di Castel Gandolfo, alla annuale glorificazione della Madre di Gesù e madre nostra benedetta e soavissima. In questa domenica undecima dopo la Pentecoste, Ci torna egualmente gradevole questo incontro con voi. Perchè Albano è una tra le antiche chiese che fan corona alla gran madre di tutte, a Roma, fondata da Pietro, da cui si sparse e discese la organizzazione della maggior parte delle diocesi del mondo.

Come nell'incontro del 15 agosto abbiamo inteso di rendere testimonianza di rispetto all'istituto della parrocchia, così ora lo rendiamo, attraverso voi di Albano, a tutte le diocesi.

Parrocchia e diocesi sono istituzioni di ordine ecclesiastico che segnano la linea principale nel governo del gregge di Cristo, così come risulta dalla storia dei secoli lontani, e come sopravvive e si riafferma, più vigorosa che mai, tra tutti i popoli.

Obbedienza fervente al Vescovo: onore a Cristo

Il Concilio Ecumenico Vaticano II, che è ormai alle viste, sta apprestando attraverso studi, valutazioni ed ordinamenti di grande interesse, materia preziosissima e di moderna applicazione per la vita individuale e comunitaria del cristiano, inteso a far onore, al seguito del suo Vescovo, a Cristo Gesù, fondatore della Chiesa. Ciò spiega fin da ora la lieta e ansiosa aspettazione, diffusa nei sacerdoti e nei laici.

Siamo testimoni felici di questa animazione popolare per il Concilio. Essa esprime il suo fervore nelle private e pubbliche supplicazioni, nei pellegrinaggi, nei corsi di studio. In molte diocesi già si prepara il saluto ai Vescovi, che saranno accompagnati al punto di partenza per Roma, con solennità festosa e filiale.

L'imminente e straordinaria novena allo Spirito Santo, svolgendosi quasi simultaneamente in moltissime cattedrali, accenderà senza dubbio nuovo ardore.

Siate benedetti e contenti, cari figli Nostri di Albano. Il pensiero che vi ha spinto a riconfermare, con la vostra presenza, il religioso sentimento di bravi cristiani, devotissimi alla eredità dei padri vostri, specialmente Ci tocca il cuore in questa giornata del 26 agosto, in cui il. Papa che vi parla ricorda, anche lui, la cattedrale della sua città nativa, oggi in grande esultanza per la festa del suo titolare, Sant'Alessandro martire, a cui è associato dagli antichissimi tempi il patrono vostro San Pancrazio.

Intreccio celeste di fiori e di corone, cui aggiunge tenerezza Santa Maria Goretti, vergine e martire, contemporanea nostra, ben meritevole di essere stata proclamata compatrona principale delle vostre terre.

Rammentiamo sempre i nomi dei titolari delle chiese che Ci furono familiari lungo il corso della vita, specialmente negli anni del Nostro servizio della Santa Sede. I Santi Cirillo e Metodio in Bulgaria, San Giovanni Crisostomo a Istanbul, Nòtre Dame a Parigi (oh ! Nostra Signora, in Francia, dappertutto), San Marco a Venezia. Né senza commozione ricordiamo altresì di aver visitato le rovine di alcune antichissime chiese — Iconio, Efeso, Colossi, Filippi, Salonicco — per le quali San Paolo scrisse ispirate Lettere e tanto lavorò e sofferse.

Tradizione maestosa di unità e di grazia

I titolari invero furono sempre occasione di raduno di clero e di popolo intorno a ciò che richiama al vivo le origini della diocesi o il palladio delle sue glorie, anche se purtroppo il carattere sacro delle celebrazioni ha subìto talvolta illanguidimento o deturpazione profana. In altre parole, il Santo titolare di una chiesa ne è come l'espressione significativa, il simbolo e il pegno della unità e pienezza di vita, che si rivela nell'insegnamento, nel culto, nella disciplina, nella carità.

Abbiamo voluto accostare il concetto di titolare della chiesa a quello della diocesi, della sua unità e vitalità, perchè è ciò che la vostra presenza suggerisce in maniera del tutto particolare. Sì, diletti figli. Noi desideriamo raccomandare una coscienza sempre più viva e operante della funzione insostituibile che la diocesi ha nella vita della Chiesa, e del dovere che incombe a ciascun diocesano di amarla come vero figlio. Essa infatti fa vedere in cammino la Santa Madre Chiesa universale, che di tutte le chiese particolari — la cui struttura è monumento di grazia celeste e di giuridica dottrina — forma quell'unum meraviglioso che è l'ovile di Cristo. E come nella parrocchia l'unità è ben espressa dal pastore, che in umili proporzioni rappresenta Gesù, tanto più nella diocesi il Vescovo, successore degli Apostoli, la cui persona è fondamento dell'unità diocesana e richiamo di quell'unum che clero e fedeli devono vivere in espressione di fede, di apostolato, di carità. Splendore di investitura divina, pienezza di sacerdozio, diffusione di parola, di apostolato, di governo del clero e del popolo: queste le eccelse prerogative che contraddistinguono l'autorità episcopale, alla cui luce i fedeli considerano il loro pastore, lo ascoltano, lo amano, lo seguono. Che se la storia ha potuto lamentare talvolta degli inconvenienti, il Concilio di Trento li ha eliminati. Innanzitutto ha rivendicato la libertà della Chiesa nella nomina dei Vescovi; poi ha ribadito per essi il dovere della residenza, richiamandoli all'impegno primo e più alto della continuata catechesi e della visita pastorale. In una parola, Vescovo e diocesi sono un tutt'uno. Il presule, ad imitazione del Pastore divino, deve poter ripetere al riguardo dei suoi figli: cognosco oves meas; cognoseo nominatim conosco le mie pecorelle, una ad una [1].

I tre punti luminosi della diocesi perfetta

Diletti figli: Ci è nota la comunanza di pensiero e di azione che unisce clero e fedeli di Albano al loro venerato Pastore, ed è motivo di particolare compiacenza e di gratitudine al Signore. Nulla infatti di più prezioso e desiderabile di questa unione che è garanzia di fecondo apostolato. Nostro Signore Gesù Cristo la chiese al Padre per i suoi, lasciandoli per il resto umanamente indifesi fra le difficoltà del terrestre pellegrinaggio.

Tre punti luminosi caratterizzano la diocesi perfetta, ancora amiamo di ripeterlo. Primo: il Vescovo, il clero, il seminario, in triplice funzione di alimento per l'avvenire.

I. Il Vescovo che santifica, che vigila, che si sacrifica; il clero che è inteso preminentemente alle sue funzioni spirituali, e in esse si santifica; il seminario, in cui la innocenza si custodisce e fiorisce santificando le famiglie, diffondendo in esse quel profumo di celeste sapienza e di grazia, che è pegno di ogni benedizione della terra e del cielo.

II. Secondo splendore che caratterizza la vita di una diocesi: lo studio e l'esercizio delle virtù teologali: la fede, la speranza, la carità; che si alimentano da una educazione religiosa sapiente, da una preoccupazione attenta e sincera dei beni celesti, al di sopra delle caduche promesse del mondo. La carità, oh ! la carità di Cristo diffusa nei nostri cuori, predicata da San Paolo in pagine risonanti e solennissime: la carità paziente e benigna, tutto spera e tutto conforta; essa non verrà mai meno ai suoi sacri impegni.

III. E il terzo punto, alto e benefico, verso cui si aderge la vita sociale in ogni diocesi è lo studio incessante, come sforzo individuale e continuata scuola a tutto il prossimo nostro, delle quattro virtù cardinali: la prudenza, la giustizia, la fortezza, la temperanza, su cui si basa e si inquadra come monumento incrollabile l'onore di una diocesi (che diciamo?) l'onore di un popolo forte e degno, al cui sforzo il Signore assicura corona di meriti e assistenza celeste, che servono per la vita presente e sono pegno di felicità per la futura.

Paterne raccomandazioni: santificare il giorno del Signore - offrire a Dio ogni tempo della vita

Cari figli: a vostra edificazione proseguiamo con qualche paterno ammonimento, come ricordo di questa visita vostra al Vescovo di tutta la Chiesa di Dio, visita che Ci dà tanta consolazione ed aggiunge incoraggiamento al Nostro spirito. Vogliate accoglierlo su due punti che Ci stanno particolarmente a cuore, e vorremmo che occupassero attorno al Vescovo l'ansiosa sollecitudine del clero e del laicato fervoroso.

Anzitutto un maggiore impegno da parte di ognuno per ridare al giorno del Signore il suo volto sacro, cioè il Memento, ut diem Domini saintifices [2].

L'affievolimento della coscienza riguardo a questo dovere, come incide negativamente sulla pubblica moralità, così può ostacolare il cammino della grazia ed avviare la società verso l'indifferentismo religioso, triste e deleterio. Bisogna che nel giorno del Signore i fedeli cessino di essere gli uomini della macchina e della agitazione terrestre; si astengano veramente dal lavoro, non solamente da quello cosidetto servile, ma anche dall'altro, perchè distoglie dal riposo dell'intelletto, che è altrettanto necessario per elevarsi alle cose celesti nella preghiera, nella partecipazione attiva alla vita liturgica e nella meditazione della parola di Dio.

Augurio per tutte le anime: vigore e fortezza da Dio

L'altro punto su cui richiamiamo la vostra attenzione è il retto uso nell'impiego del tempo libero, che le nuove condizioni sociali estendono in misura sempre più larga. Non c'è che da ringraziare la Provvidenza, se le tecniche moderne concedono questa maggiore disponibilità. Nella visione cristiana della vita tutto il tempo — non solo quello del negotium, ma anche quello dell'otium — è un valore affidato da Dio all'uomo, e deve utilizzarsi a sua gloria, nel perfezionamento integrale della persona. Se l'uso del tempo libero consente l'onesto sollievo, esso tuttavia deve portare ad un vero ristoro delle energie fisiche e psichiche. Nonché nuocere ai doveri religiosi, familiari e sociali, deve condurre ad un migliore adempimento di questi obblighi e richiamare in onore i doni elargiti da Dio stesso, quali sono la natura, le espressioni più pure dell'arte, le tradizioni che compendiano epopee di fede, di coraggio, di virtù. Solo così l'impiego del tempo libero sarà fecondo e santificatore. Diversamente si dovrebbe parlare di tempo perduto !

Diletti figliuoli, il trattenerCi con voi in semplice e amabile colloquio fa gustare la consolazione dell'esercizio di una paternità, che è incoraggiante per il Nostro spirito, e pensiamo lo sia anche per il vostro.

Vogliate gradire l'augurio con cui si conchiude questo felice incontro, nel pregustamento delle grazie che la buona Provvidenza del Signore viene preparando nel Concilio Ecumenico, che si annunzia alle porte di Roma.

Ancora un mese e due settimane, e ci siamo.

L'augurio vien suggerito dalle parole di un salmo — il 67° — con cui oggi prendeva inizio la celebrazione della Messa, la Santa Messa che il vostro tanto degno e caro, a voi padre e a Noi Fratello dilettissimo, il Signor Cardinale Giuseppe Pizzardo, vostro Vescovo, ha celebrato con sacerdotale ed episcopale pietà in questo convegno delle vostre anime commosse da pia devozione.

Le parole del Salmo esprimono dunque il comune voto cordiale.

— Il Signore che ci fa abitare con così bella unanimità di consensi nella sua casa, voglia egli sempre accordare sovrabbondanza di vigore e di forza spirituale al popolo suo.

— Deus inhabitare facit unanimes in domo: ipse dabit virtutem et fortitudinem plebi suae.

— Sia benedetto il Signore. Egli porta sopra di sé i pesi della nostra giornata. Ogni giorno egli sia da noi benedetto: lui che è il Salvatore e la nostra pace.

Benedictus Deus per singulos dies: portat onera nostra Deus, sales nostra.

Questi sono, cari figliuoli, i sentimenti del Nostro cuore; questi sono i voti che affidiamo alla bontà misericordiosa del Signore per voi.

Iddio vi assista e vi protegga sempre. Auspice dei divini favori è l'Apostolica Benedizione, che effondiamo sopra il venerato Cardinale Vescovo, il suo Suffraganeo, il clero, il seminario; sopra voi tutti; estendendola ai vostri familiari, alle iniziative di pietà religiosa, di apostolato, di carità: e a tutta la cara città e diocesi di Albano.


*A.A.S., vol. LIV (1962), n. 11, pp. 656-661.

[1] Cfr. Io, 10,14.

[2] Cfr. Exod. 20, 8.

 



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