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LEONE XIII

EPISTOLA

QUUM ADEO*

 

Signor Cardinale (1)

Non poteva l'animo Nostro non commuoversi grandemente nell' apprendere i gravi tumulti avvenuti in varie regioni d'Italia, e i gravissimi, onde venne nei trascorsi giorni funestata Milano. Lugubre al Nostro pensiero si presentava tale spettacolo di sovversivi attentati e di spargimento di sangue cittadino, non meno pel male che rivelava che per quello che presagiva. Nè poteva, invero, il reo seme da lungo tempo sparso impunemente nella penisola con tanto pervertimento d'idee, con tanta corruzione di costumi e non minore danno della religione, non rendere amari frutti. Perciò era da attendersi che l'eloquenza dei fatti facesse rinsavire coloro, i quali, dopo avere osteggiato la salutare efficacia della Chiesa ed allontanato Dio dalla società, toccavano or ora con mano le rovine dell' opera demolitrice proseguita con tanto studio. Scorgiamo invece, non senza dolore , come essi, giovandosi del presente momento, danno sfogo alle più malevole insinuazioni, traducendo quasi rei delle riprovevoli sommosse onesti cittadini, presi di mira sol perchè devoti alla Chiesa e all'Apostolica Sede ; ignorando, o fingendo d'ignorare che le sommosse popolari non è la Chiesa che le insegna, nè i cattolici che le promuovono; ma ch' è d'uopo cercarne altrove gli autori ed i complici. — In sì critici momenti, Noi avremmo desiderato che ella, Signor Cardinale, si fosse potuto trovare nella sua diletta Milano, conciliatore di pace ed apportatore di contorto; il togliere però motivo da questo fatto, che senza malevole prevenzioni sarebbe stato forse meno osservato, per lanciare sul capo dell' unto del Signore un torrente d'ingiurie, e trascinare tra mille vituperi un membro del Sacro Collegio, che è con particolare vincolo congiunto a Noi e alla Sede Apostolica, come da parecchi giorni con manifesta cospirazione settaria si vien facendo, e oltraggio che se contrista Noi grandemente, non può non recare sdegno ad ogni animo cristianamente civile. Siamo persuasi che non è tanto la persona di lei, che ha dato in ogni occasione nobile esempio di carità pastorale, a cui sono rivolte le ire; quanto il principio rappresentato da lei, cioè di tenere, sulle orme dei SS. Ambrogio e Carlo, intimamente unito a questa Cattedra Apostolica il gregge affidatole. Peraltro non comprendiamo a qual bene possa condurre cotanto infierire contro l'autorità di un vescovo, quando si sente scossa con eccessi di violenza la stessa autorità sociale. — Se tale scatenamento di passioni, frutto della prevalenza settaria, non può non essere per Noi cagione di vivo rammarico, Ci è tornato a conforto l'apprendere le testimonianze di devozione e di stima a lei spontaneamente offerte, in risarcimento delle patite ingiurie, da cotesto Capitolo metropolitano e Clero addetto alla cura delle anime nella città e nel suburbio. Amiamo anche sperare che il laicato cattolico milanese, di cui lodammo più volte l' energia e costanza di propositi e l'attaccamento alla Chiesa, non si lasci punto scoraggiare, anzi più unito nell'ossequio e nell'affetto al suo pastore perseveri saldo nei principii religiosi, in cui precipuamente è riposta la salvezza stessa della patria.

Non ha molto Ci siamo consolati delle splendide dimostrazioni di fede e pietà, date dai Milanesi, nel decimoquinto centenario del loro santissimo Protettore. Ed ora Ci è grato rinnovare ad essi ed al loro pastore i sensi della Nostra speciale benevolenza.

A tale uopo impartiamo con tutta l'effusione del Nostro paterno affetto a lei, signor Cardinale, al Clero ed al popolo affidato alle sue pastorali cure l'Apostolica benedizione.

Dal Vaticano, 22 maggio 1898.

 

LEO PP. XIII


(1) Al Cardinale Andrea Ferrari, Arcivescovo di Milano.

*ASS, vol. XXX (1897-1898), pp. 705-708.



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