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LEONE XIII

ALLOCUZIONE

COLLE ESPRESSIONI

 

Ai Cardinali di Santa Romana Chiesa in risposta degli omaggi e degli auguri espressi in occasione del Natale del Signore.
Il Papa Leone XIII.

Colle espressioni del maggior gradimento accogliamo i voti di felicità che fa per Noi il Sacro Collegio in questa lietissima ricorrenza delle feste natalizie; ed a lei, signor Cardinale, che a nome di tutti ha portato la parola, come pure a tutti i suoi Colleghi, offriamo anche Noi, in ricambio, i più sinceri e i più felici auguri. L’unione strettissima che ha con Noi il Sacro Collegio dei Cardinali, opportunamente da lei ricordata, esige questa perfetta corrispondenza di sentimenti e reciprocanza di affetti tanto nei lieti quanto nei tristi eventi. L’augurio della pace che ella Ci fa, non potrebbe essere né più proprio del mistero che si festeggia, né più adatto al bisogno che se ne prova: questo augurio è dolce il ripeterlo nei tempi che traversiamo, tempi non di tranquillità e di pace, ma di persecuzione e di lotte. La Chiesa, la sua azione nel mondo, il suo sacerdozio, i suoi insegnamenti, le sue sacre ragioni sono dappertutto, e in Italia e in Roma più che altrove, combattute, malmenate e respinte dalla vita sociale, con tutti i mezzi di cui dispone l’umana potenza, la più fina astuzia. Tutte le istituzioni cattoliche nella loro prodigiosa varietà, da quelle ordinate direttamente alla propagazione e alla conservazione della fede nel mondo fino a quelle destinate a sollievo delle molteplici umane miserie, sono prese di mira coll’intendimento d’impadronirsene e di cancellare da esse ogni carattere religioso e cristiano. Diciamo cose notissime, e ciascuno di voi col suo pensiero abbraccia i tanti fatti, che sono di ciò che diciamo la prova più irrefragabile. Non diremmo nulla di esagerato se aggiungessimo che la guerra va direttamente contro Dio stesso, contro cui l’umana ragione osa sollevarsi ribelle, temeraria, giudicarlo e come provocarlo a tenzone. Quest’audacia diabolica, impotente contro Dio e il suo Cristo, riversa il suo odio profondo e sfoga il suo furore satanico contro la Chiesa di Gesù Cristo, e contro i suoi figli. È una lotta fiera, accanita, che non risparmia nulla, a fa prova di scuotere e, se fosse possibile, distruggere dalle fondamenta l’opera divina del Redentore. Spinte le cose a tanto estremo, è superfluo dire qual sia qui la condizione Nostra, e quanto di giorno in giorno si faccia più sensibile la mancanza di quella vera libertà e indipendenza, che è indispensabile per lo spedito esercizio del supremo Apostolato.

Ora, in mezzo a tanto imperversare di esterni nemici, e finché a Dio non piaccia di umiliarli e di abbatterli, qual cosa può esservi più desiderabile di quella pace divina che fu annunziata agli uomini sul nascere del re pacifico, che è frutto della sua grazia e della sua carità e che invano si cercherebbe di avere dal mondo? Se dal di fuori tanto furor di nemici ne assale, sarà gran conforto se almeno al di dentro, nel seno cioè della grande famiglia cattolica, regni dovunque sovrana la pace, mercé la perfetta concordia di pensieri, di volontà, di azione, che di tutti i fedeli fa come un sol corpo per la piena armonia tra il Capo e le membra. Questa unione è per se stessa la miglior difesa che possa opporsi agli assalti e alle insidie nemiche; essa raddoppia e centuplica le forze, e anche in mezzo alle maggiori violenze dà all’animo una calma serena ed un coraggio invincibile.

È gran mercé che, malgrado i tentativi che si fanno, il popolo cattolico, com’ella, Signor Cardinale, poc'anzi osservava, resta concordemente unito ai suoi pastori e per essi al Pastore supremo e alla Sede Apostolica. Ma è necessario stringere sempre più e rendere indissolubili questi vincoli; è necessario richiamare i popoli alla pratica fedele e costante della vita cristiana.

Questi motivi Ci fecero già pensare a rivolgere a tutti i Nostri fratelli nell’Episcopato nuovamente la parola, ciò che faremo tra poco, per ricordare i grandi doveri che ai cattolici viventi in mezzo alla società impongono le circostanze speciali dei tempi, e i grandi pericoli cui è esposta la loro fede, e con la fede l’eterna loro salvezza. Questi doveri sono: l’amor della Chiesa sopra ogni altra cosa terrena, addimostrato colla prova dei fatti; la professione aperta e coraggiosa della fede di cui Dio ci ha fatto dono; la difesa e l’incremento di essa per la parte che può spettare a ciascuno; la perfetta concordia degli animi nella piena soggezione di tutti ai sacri pastori e nell’amore scambievole fra loro; la vita pienamente conforme ai precetti della legge divina e della Chiesa, i quali tutti si compendiano nella carità. Desideriamo ardentemente che mercé il buon volere di ciascuno e per gli sforzi riuniti di tutti la Nostra parola porti in abbondanza i preziosi vantaggi che ne speriamo. Sarà la maggior consolazione che possano mai darci in mezzo a tante amarezze i Nostri figli, persuasi come siamo che questo sia anche il modo più efficace per affrettare il giorno delle misericordie, della libertà e della tranquillità della Chiesa.

Intanto in questi giorni di grazia e di salute da tutti i cuori cattolici salga più calda che mai la preghiera al Redentore divino per i grandi bisogni della sua Chiesa. Egli, che ha vinto il mondo e debellato l’inferno, si degni di far gustare anche alla nostra calamitosa età i frutti inestimabili della sua vittoria. Con questa speranza esprimiamo di nuovo al Sacro Collegio dei Cardinali i Nostri auguri anche pel nuovo anno, ed a ciascuno di essi, come pure a tutti i Vescovi e Prelati qui presenti, impartiamo dal fondo del cuore l’Apostolica benedizione.

 



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