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In un mondo sempre più interdipendente

Una nuova occasione

di Mariano Rajoy

L'elezione di Papa Francesco è stata motivo di gioia sincera per gli spagnoli e ha risvegliato molte speranze in un mondo che ha bisogno di solidi punti di riferimento. La scelta di un Pontefice che, come egli stesso ha detto, viene quasi dalla fine del mondo - un americano con radici europee che ha vissuto e studiato in Spagna - offre alle relazioni, storiche e speciali, tra Spagna e Santa Sede una nuova occasione per potenziare gli sforzi per servire meglio le persone e costruire un mondo più unito, libero, giusto e prospero. Il cristianesimo è uno degli elementi che hanno dato forma alla cultura europea. La sana laicità che, con le sfumature proprie di ogni Nazione, porta a valorizzare la necessità di una cooperazione senza interferenze tra l'ambito religioso e quello secolare, presuppone un elemento di consenso imprescindibile per la stabilità delle nostre società democratiche.
La presenza e il lavoro della Chiesa - attraverso l'instancabile opera di aiuto ai più bisognosi che realizza per mezzo di organizzazioni come Caritas e Manos Unidas, i centri sanitari e assistenziali che gestisce e la formazione di centinaia di migliaia di studenti nei suoi istituti scolastici ed educativi - sono contributi decisivi per la società spagnola e in non pochi casi buoni esempi di quella auspicata cooperazione con lo Stato.
Sono molte le sfide che l'umanità ha dinanzi a sé e le relazioni tra Spagna e Santa Sede non devono essere quindi viste come un mero rapporto bilaterale, ma si estendono nel quadro globale nel quale operiamo. In un mondo sempre più interdipendente - il quale esige che in tutte le nostre società plurali venga promosso il valore morale dell'unità e della concordia - è necessario ricordare che quanti soddisfano i propri interessi egoistici attraverso la divisione e la rottura non solo minacciano il bene comune, ma limitano anche la possibilità, per il resto dei loro concittadini, di raggiungere il progresso e lo sviluppo.
Da parte sua la Spagna, nel continente americano vuole lavorare per continuare a fare della comunità iberoamericana delle Nazioni uno spazio più libero e prospero, aperto al mondo, aperto all'integrazione, che sappia gettare una luce propria sulle sfide attuali e offrire la sua visione sulle strade da intraprendere per il vero progresso dell'umanità. La pace, la libertà, i diritti umani e la coesione sociale sono ambiti in cui la Santa Sede e la Spagna sono chiamate a rafforzare il dialogo.
In queste settimane il nuovo Papa ha già messo in evidenza, in ripetute occasioni, l'importanza di stare accanto a quanti subiscono maggiormente le conseguenze dei problemi economici. Tutti condividiamo la responsabilità di dare dignità e speranza alla vita di chi ha più bisogno, anche se questo è, propriamente, un compito di noi governanti e dirigenti politici. Noi spagnoli siamo impegnati pienamente nella solidarietà con quanti ne hanno più bisogno e questo si riflette nelle politiche portate avanti dal Governo. Le realtà che agitano il panorama internazionale ci obbligano a essere creativi e a continuare a cercare nuove soluzioni in questo compito.
È però sbagliato pensare che solo lo Stato può tutto e deve tutto. La famiglia è la prima rete di sicurezza e di appoggio. Nella famiglia prevale la generosità, si condivide, si trova rifugio e fiducia. Perciò è importante sostenere la famiglia.
Queste sono alcune delle linee della possibile collaborazione tra Santa Sede e Spagna. Proprio in questi giorni, cinquant'anni fa, durante quella primavera che fu il pontificato di Giovanni XXIII, fu pubblicata l'enciclica Pacem in terris. Quell'appello alla pace tra tutti i popoli fondata sulla verità, sulla giustizia, sulla carità e sulla libertà continua a essere un eccellente punto di riferimento per la cooperazione in un mondo in costante trasformazione.