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Omero nei Millenni di Einaudi

Musa, canta e raccontami


Mènin aèide theà... "Canta, Musa divina, l'ira di Achille figlio di Peleo, l'ira rovinosa che portò ai Greci infiniti dolori, e mandò sottoterra all'Ade molte anime forti d'eroi". Àndra moi ènnepe... "Raccontami, Musa, dell'uomo versatile che vagò tanto dopo avere distrutto la sacra rocca di Troia; vide molte città di uomini e ne conobbe la mente". I due celeberrimi incipit dei poemi omerici - ancora in tempi non remotissimi (e meno sfortunati per la formazione umanistica) mandati a memoria in greco dagli studenti ginnasiali - così suonano nelle traduzioni di Guido Paduano. Le due versioni sono ora, con il testo greco a fronte, nei Millenni di Einaudi: l'Iliade, già apparsa nella Pléiade einaudiana nel 1997 e ora appena uscita con il puntuale e denso commento di Maria Serena Mirto (pagine LXXI + 1188, euro 90), e l'Odissea, pubblicata nel 2010 con un'annotazione molto più contenuta (pagine LII + 810, euro 90). Nelle due traduzioni non è affrontata ex professo l'interminabile questione se l'autore dei poemi formativi della cultura occidentale sia lo stesso, ma nondimeno Paduano si dichiara convinto nell'introduzione all'Odissea che il suo poeta "tratti il linguaggio dell'Iliade come fosse cosa sua - e la spiegazione di gran lunga più verosimile è che ciò avvenga perché è cosa sua, come tutta l'antichità, con l'eccezione marginale dei cosiddetti chorizontes ["coloro che separano"], ha sempre pensato".

g.m.v.

(© L'Osservatore Romano 11/01/2013)