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DISCORSO DI PAOLO VI
AI PARTECIPANTI ALLA XVI SETTIMANA NAZIONALE
DI AGGIORNAMENTO PASTORALE

Venerdì, 9 settembre 1966

 

Signori Cardinali! Venerati Confratelli nell’Episcopato, e voi tutti nel Sacerdozio.

Potrebbe bastare al significato e allo scopo di questo incontro l’espressione della Nostra riconoscenza per una visita tanto qualificata e tanto numerosa, come quella che abbiamo la compiacenza di vedere raccolta d’intorno a Noi; potrebbe bastare il Nostro rispettoso e cordiale saluto a chi ha presieduto la XVI Settimana nazionale di aggiornamento pastorale, il Nostro venerato Cardinale Vicario, Luigi Traglia; a chi vi ha accordato l’alto patronato della Conferenza Episcopale Italiana, il Cardinale Giovanni Urbani, Patriarca di Venezia e Presidente della Conferenza stessa; parimente a chi ha dato all’importante convegno il dono della sua parola e della sua presenza, oratori, moderatori, maestri, esperti e uditori; a chi specialmente l’ha concepita, preparata e praticamente diretta, codesta Settimana, non meno che le altre negli anni precedenti, Monsignor Grazioso Ceriani, Presidente del Centro di Orientamento pastorale. Potrebbe bastare che ai vostri lavori Noi accordassimo il dovuto suffragio della Nostra lode e della Nostra approvazione, coronandoli con i Nostri voti e con la Nostra benedizione; e così tutto sarebbe logicamente e felicemente concluso.

VIVISSIMO INTERESSE PER LE ATTIVITÀ
E SOLLECITUDINI DEL CLERO

Ma Noi non vogliamo trascurare un’occasione così propizia per testimoniare a voi e a tutto il Clero Italiano, impegnato nella cura pastorale, del quale vediamo in voi autorevoli rappresentanti, il Nostro vivissimo interesse per quanto riguarda il nostro amatissimo Clero, i suoi problemi, i suoi propositi, le sue difficoltà, le sue fatiche; non vogliamo tacere la Nostra soddisfazione e la Nostra speranza per la sensibilità, da voi dimostrata, circa le nuove questioni ed i nuovi doveri, che in virtù del Concilio derivano alla vita ecclesiastica in Italia, non meno che altrove; per la buona volontà, da voi documentata, d’intraprendere il nuovo lavoro con speditezza, con franchezza, e soprattutto con saggezza e con accresciuto senso dell’assistenza, anzi dell’operante presenza del Signore alla sua Chiesa. Vogliamo pur dirvi che Noi siamo molto contenti di quanto voi avete meditato, discusso, deliberato e presagito, e che Noi seguiamo codesta ricerca delle vie buone per la specificazione e per l’incremento dell’attività pastorale, non come osservatori soltanto, ma come partecipi altresì, come responsabili appassionati, desiderosi di darvi, con la Nostra guida, col Nostro ministero, ogni Nostro possibile aiuto, ogni Nostro conforto, nella carità più sincera e solidale.

IL NUOVO PERIODO STORICO PER LA CHIESA

Un nuovo periodo storico comincia per la Chiesa. È davvero necessario che quanti noi amiamo questa santa e benedetta Chiesa di Dio, quanti abbiamo in essa autorità, o funzione qualsiasi, quanti avvertiamo l’ora pericolosa e forse decisiva che la fede del nostro popolo sta attraversando, è necessario, diciamo, che procuriamo d’avere idee chiare e sicure, movimenti studiati e coordinati, impegno forte e generoso. Non si può procedere alla buona, ciascuno per proprio conto? rifacendosi alle abitudini del passato, come fossero intangibili tradizioni, appellandosi al Concilio, come se la sua autorità coprisse ogni arbitraria novità; non si deve lasciar passare quest’unica occasione per rifondere la nostra coscienza sacerdotale al lume della teologia conciliare, per ricomporre la nostra comunità ecclesiale, per osare il complemento ed il restauro delle strutture canoniche, secondo le norme che la Gerarchia verrà gradualmente promulgando.

A questo proposito sembra a Noi molto importante che lo spirito del nostro Clero ritrovi la sua lucidità ed il suo equilibrio. A nessuno è ignoto come un’onda di dubbio, di disagio e d’inquietudine si sia riversata negli animi di molti Sacerdoti, dando sovente origine ad una problematica molto varia e complessa e disordinata, che facilmente ripudia rispettabilissime abitudini della pietà e del costume ecclesiastico fino a ieri tenute in meritato onore; genera in alcuni Sacerdoti un senso ingiustificato e deprimente di delusione; orienta, quasi per compensarli, i loro pensieri verso le realtà temporali e verso un mortificante conformismo col mondo profano; pone questioni conturbanti, sia di confronto fra lo stato laicale e la vocazione sacerdotale, quasi che al primo si dovesse riconoscere una pienezza, non solo umana e temporale, ma anche apostolica rispetto alla seconda, costretta, si dice, in schemi operativi chiusi e oggi inefficaci; e sia di fondo sulla finalità primaria del sacerdozio, se destinato cioè all’esercizio del culto divino e al ministero sacramentale, ovvero alla missione pastorale d’avvicinamento del popolo per chiamarne la coscienza ed il costume ad un’esperienza di consonanza spirituale, e, se possibile, di carità cristiana, quasi che l’una finalità escludesse l’altra, e non fosse piuttosto ad essa complementare. Una letteratura è venuta illustrando e spesso esasperando questo travaglio, che a Nostro avviso trova nei documenti conciliari bene compresi, non che nella buona tradizione teologica, spirituale e canonica della nostra vita ecclesiastica, ampia e tranquillante risposta.

CHIARE RISPOSTE NEL CAMPO DOTTRINALE E DISCIPLINARE

Solo che a questa risposta bisogna prontamente arrivare, tanto nel campo dottrinale, quanto in quello disciplinare, per evitare che il fermento di idee e di novità, portato dal Concilio, si traduca in una arbitraria instabilità di pensiero ed in una minore coesione della compagine organica ecclesiastica. Ed è il compito a cui attendono con tanto zelo e tanta sapienza le Conferenze Episcopali ed i singoli Vescovi; ed è anche il compito di convegni, come cotesto, che mirano appunto ad orientare il Clero zelante e perspicace, con sicuro senso dell’impegno dovuto alla dottrina cattolica e alla comunione ecclesiale, e con acuta visione dei bisogni nuovi a cui deve soccorrere l’opera vigilante ed amorosa di chiunque è Pastore.

Abbiamo perciò argomento di ringraziare promotori e partecipanti del Convegno presente, e d’incoraggiare tutti a superare, se ne fosse il caso, il momento d’incertezza che la psicologia conciliare può in alcuni aver causato, e ad incanalare le energie, che dal grande avvenimento ecumenico si sono risvegliate, nell’alveo ordinato e fecondatore dell’autentico rinnovamento, voluto e promosso da chi nella Chiesa di Dio ne ha il mandato e la responsabilità.

Al merito pertanto del vostro metodo si aggiunge ora quello d’aver studiato e illustrato uno dei più importanti problemi pastorali del momento, quello della «Parrocchia nella Diocesi, oggi».

LA PARROCCHIA CENTRO DI VITA PER LA COMUNITÀ CRISTIANA

Il tema trattato solleva nella memoria il quadro stupendo e commovente delle nostre Parrocchie di ieri, quelle generate dalla riforma tridentina, dalla opera e dalla scuola di San Carlo; quelle in cui la preghiera personale e collettiva, la catechesi dei fanciulli e degli adulti, il costume cristiano, la coscienza unitaria e comunitaria, l’autorità e lo spirito di sacrificio del Pastore erano veramente in atto, in modo squisitamente pio e popolare. Tempi passati? Sì, passati, almeno in gran parte; ma degni di onore e di memoria, non già perché ci si debba proporre di farne rivivere le forme esteriori e particolari, che l’evoluzione della nostra società più non ammette, ma perché ci si debba studiare di far rivivere la comunità cristiana, in una nuova coscienza ed in una nuova pienezza, quali la Parrocchia, formula antica, ma plastica secondo i bisogni dei tempi, può e deve oggi risuscitare.

Il Concilio, come voi tutti ben sapete e come certamente voi avete in codesta settimana meditato, conserva, conferma, nobilita la formula parrocchiale, come espressione normale e primaria della cura d’anime. Non è formula a sé sufficiente nel programma pastorale adeguato ai bisogni moderni; molte altre forme di assistenza religiosa e di apostolato sono necessarie per recare la parola e la grazia del Vangelo alle cento forme di vita degli uomini d’oggi; e molte altre funzioni di irradiazione religiosa e d’apostolato d’ambiente, nel campo culturale, educativo, sociale, sportivo, ecc. non possono avere la Parrocchia per centro di partenza, anche se essa aspira legittimamente ad essere, in qualche modo, il centro d’arrivo.

ONORE AI PARROCI E AI COADIUTORI: INDISPENSABILI ED AUTENTICI OPERAI DEL VANGELO!

Ma resta il fatto che il Concilio definisce i Parroci i principali collaboratori del Vescovo, e che nel grande mistero della Chiesa, illustrato dal Concilio, essi appariscono avvolti da un triplice alone di presenza: presenza di Cristo! Dice la costituzione sulla Chiesa: «In queste comunità (parrocchiali), sebbene spesso piccole e povere e disperse, è presente Cristo, per virtù del quale si raccoglie la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica» (n. 26). Presenza del Vescovo! I Parroci: «Nelle singole comunità locali di fedeli rendono, per così dire, presente il Vescovo, a cui sono uniti con animo fiducioso e grande» (ibid. n. 28). Presenza della Chiesa! «Essi rendono visibile nella loro sede la Chiesa universale e portano un grande contributo all’edificazione di tutto il Corpo mistico di Cristo» (ibid.). Noi non vogliamo andare oltre con le citazioni dei testi conciliari, del resto a voi già ben noti. Ma la menzione, che di essi questo incontro Ci obbliga a fare, Ci offre propizia occasione per tributare ai Parroci di tutta la Chiesa l’onore che a loro è dovuto, e che il Concilio proclama. Non possiamo tacere: salute, grazia, pace e gaudio a voi, Parroci qui presenti; a voi, Parroci e loro Coadiutori di tutto il mondo! La Chiesa riconosce in voi i suoi indispensabili ed autentici operai del Vangelo; in voi i pastori a più diretto servizio della comunità dei credenti; in voi i sacerdoti più impegnati a dedizione costante e totale, eroica, se necessario; in voi i più zelanti ministri della parola e della grazia, i veri maestri delle anime, gli educatori della fanciullezza e della gioventù cristiana, i consolatori dei sofferenti, i difensori e i benefattori dei poveri, le guide e gli amici del Popolo! La virtù di Cristo sia con voi, Sacerdoti tutti protesi alla cura dei fedeli e alla ricerca dei lontani, con la benedizione dell’umile suo Vicario in terra!

RAPPORTI CORDIALI OPERANTI TRA IL VESCOVO E I SACERDOTI

E lasciate che Noi concludiamo questo saluto accennando appena al punto centrale dei temi della Settimana testé conclusa; il punto dei rapporti della Parrocchia con la sua Diocesi; del Parroco col suo Vescovo. È chiaro che tali rapporti, sempre per disposizione del Concilio, si fanno più stretti, più articolati, più solidali, più operanti. Avremo nuove istituzioni: il Consiglio presbiterale e il Consiglio pastorale, e tante altre ottime iniziative. Noi vorremmo raccomandarvi di non fermare il vostro interesse soltanto all’aspetto giuridico, che tali innovazioni comportano, quasi che con esse sia alterata la struttura canonica della comunità diocesana e del governo episcopale; ma sappiate piuttosto scorgere, sappiate infondere in esse la carità, che l’intenzione del Concilio vuol mettere in maggiore efficienza nella compagine diocesana; e come i Vescovi saranno pronti ad accordarvi maggiore fiducia, ad ammettervi alla loro conversazione, a farvi partecipare un po’ più alle sollecitudini delle rispettive diocesi; così voi procurate di rendere più facile il loro ministero; sostenetelo, sì, col vostro consiglio, ma ancor più con la vostra collaborazione, con la vostra concordia, con la vostra devota affezione. Tradurre rapporti giuridici in rapporti spirituali esige uno sforzo cosciente, che domanderà forse una nuova e più perfetta formazione del nostro senso della Chiesa e del nostro senso sacerdotale; ma compiendo tale sforzo accresceremo la carità, edificheremo la Chiesa, glorificheremo Cristo Signore.

È con questo voto che, in nome di Lui, «Pastore e vescovo delle vostre anime» (1 Petr. 2, 25), vi diamo a tutti la Nostra Apostolica Benedizione.

                                                  



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