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DISCORSO DI PAOLO VI
AI PARTECIPANTI AL CONGRESSO NAZIONALE ITALIANO
DELLE CONGREGAZIONI MARIANE

Sabato, 26 novembre 1966

 

La vostra presenza Ci offre motivo di una gioia profonda, e ve ne ringraziamo di cuore. Vi accogliamo con grande benevolenza; e amiamo vedere qui presenti con voi, uniti da uno stesso vincolo di fede e di amore, tutti i membri delle Congregazioni Mariane d’Italia, in voi rappresentati; e il pensiero di codesta immensa schiera di uomini e donne, accomunati dall’ideale di una devozione mariana tenera e schietta, operosa e sincera, Ci riempie l’animo di tanta consolazione. Sì, fin che ci saranno anime, che sanno ispirare la pietà e l’apostolato, la loro vita individuale e sociale, la loro professione e il loro impegno umano, all’immagine e agli esempi di Maria Santissima, Madre di Dio e Madre della Chiesa, non si inaridirà nel mondo la sorgente di generosità e di dedizione, di interiorità e di fervore, di santità e di grazia, che deve trasformare il mondo, infondendogli uno spirito profondamente cristiano.

È ciò che il Concilio Ecumenico Vaticano II ha proposto ai laici cattolici del nostro e del tempo venturo, quando a coronamento della trattazione sulla loro vocazione all’apostolato, e sulla specifica spiritualità ad essi richiesta per questo alto e doveroso fine, ha proposto alla loro imitazione la figura della Madonna, con queste parole: «Modello perfetto di tale vita spirituale e apostolica è la Beata Vergine Maria, Regina degli Apostoli, la quale, mentre viveva sulla terra una vita comune a tutti, piena di sollecitudini familiari e di lavoro, era sempre intimamente unita al Figlio suo, e cooperava in modo del tutto singolare all’opera del Salvatore; ora poi assunta in Cielo, “con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo ai pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata” (Cost. De Ecclesia, n. 62). La onorino tutti devotissimamente e affidino alla sua materna cura la propria vita e il proprio apostolato» (Decr. sull’Apostolato dei Laici, n. 4).

Voi state attendendo, nel vostro Congresso Nazionale di questi giorni, ad approfondire e a lumeggiare la fisionomia e i compiti delle nostre benemerite e secolari Congregazioni Mariane secondo gli insegnamenti del Concilio sui laici e sull’apostolato ad essi affidato: ma ciò che agli altri è istantemente raccomandato, voi già avete la fortuna di viverlo, e di farne programma. La devozione alla Madonna, fulcro e ragion d’essere delle vostre istituzioni, vi, insegnerà a tutto dirigere a Cristo suo divin Figliuolo, a coltivare la vita interiore, prima e insostituibile condizione di apostolato, anche attraverso le comuni e quotidiane sollecitudini dell’esistenza, e vi darà continua ispirazione per essere generosi, umili, ardenti collaboratori di nostro Signore Gesù Cristo per la salvezza delle anime. Che altro è l’apostolato, se non questo? Vivere e spendersi per il Signore, in una irradiazione costante che fa del bene attorno a noi; questo è stato l’apostolato di Maria Santissima, nel grado più sublime e intenso, senza conoscere più tregua nemmeno dal Cielo, ov’essa prega incessantemente perché i frutti della Redenzione siano continuamente applicati ed estesi alla Chiesa e all’umanità. E questo sia l’apostolato volonteroso dei suoi figli, che, pur nella sconfinata imparità del confronto, si sforzano di seguire quell’esempio luminoso, si mettono alla sua scuola e vi attingono nella preghiera la forza per non venir mai meno.

Sia questo il vostro apostolato, diletti Figli e Figlie, sempre; con la particolare Benedizione del Papa, che tutti vi incoraggia e vi conforta a lavorare, affinché «Cristo sia tutto, in tutti» (Col. 3, 11).

                                       



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