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DISCORSO DI PAOLO VI
AL PELLEGRINAGGIO DELL’AMMINISTRAZIONE APOSTOLICA
DELLA BACKA JUGOSLAVA

Lunedì, 3 aprile 1967

 

Salutiamo con viva commozione il venerabile Fratello Monsignor Matthias Zvekanovic, zelantissimo Vescovo e Amministratore Apostolico della Backa Jugoslava!

E con lui salutiamo i sacerdoti, gli alunni del Seminario maggiore e minore di Subotica, e i dilettissimi fedeli, che formano cotesto magnifico e numeroso pellegrinaggio!

Vi vorremmo dire tutta la Nostra gioia e tutta la Nostra soddisfazione in questo momento, in cui vi riceviamo in questa casa, che è la casa di tutti i Nostri figli, e che per la prima volta, dopo tanti anni, si apre nuovamente ad un gruppo così compatto di fedeli della dilettissima Jugoslavia. Quello che voi oggi Ci offrite è un segno consolantissimo di un risveglio pieno di promesse; è un atto di fede, rinnovata e celebrata qui a Roma che di tutto il mondo cattolico è la madre, il cuore, il centro propulsore della fede apostolica; il vostro è ,ancora il segno di una presenza, viva, eloquente, quanto mai avvertibile spiritualmente: quella della vostra patria, forte e generosa, ardente e buona, qui tanto degnamente da voi rappresentata, e con voi unita a presentarci l’espressione della sua fede, della sua speranza, del suo amore, della sua costanza, della sua pazienza, del suo fervore. I Nostri occhi oggi si specchiano nei vostri, e il Nostro pensiero va in questo momento a tutto il diletto e venerato Episcopato jugoslavo, che ha vegliato e veglia con pastorale sollecitudine sui propri greggi; va al clero zelante e generoso, va a tutti i fedeli cattolici della vostra terra incantevole. A tutti inviamo il Nostro saluto, con le parole di San Paolo ai Tessalonicesi: «Ringraziamo Dio per tutti voi sempre, ricordandovi incessantemente nelle nostre preghiere, memori del vostro impegno nella fede, della vostra operosità nella carità e della fortezza nella speranza del Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio nostro Padre. Conosciamo, o fratelli amati da Dio, la vostra elezione!» (1 Thess. 1, 2-4).

A tutti questi motivi, che rendono particolarmente gradito l’odierno incontro, si aggiunge il singolare significato della vostra venuta. È la prima volta nella storia che dalla vostra natia Backa giunge fa Roma un pellegrinaggio, e basterebbe questo a indicare l’importanza, il valore, la singolarità di questo avvenimento. E voi siete qui venuti con un preciso intento: quello di venerare la tomba dell’Apostolo delle Genti nella sua Basilica Ostiense, in segno di devozione e di gratitudine per gli innumerevoli vincoli che uniscono la storia del vostro territorio a San Paolo, suo celeste Patrono da tempo immemorabile - devozione ispiratrice di fasti religiosi e civili della sua storia - Protettore del Seminario, riedificato con il concorso esemplare e generoso dell’intera Amministrazione Apostolica. Nell'anno diciannove volte centenario del suo glorioso Martirio, e del Martirio di San Pietro, il cui sepolcro siete anche venuti a venerare, la vostra presenza a Roma è per Noi come una pronta, consolantissima risposta al Nostro recente appello, rivolto all’intera Chiesa, affinché l’anniversario fosse degnamente celebrato con particolari manifestazioni di fede, in tutte le diocesi del mondo. Voi avete raccolto il Nostro invito, accorrendo numerosi con una tale devozione, che Ci dice chiaramente quale sia l’intima partecipazione dei cuori agli impegni e ai programmi del prossimo «Anno della Fede».

Diletti figli!

Vi ringraziamo di tutto cuore per codesta vostra aperta testimonianza, e per la tacita assicurazione che essa Ci dà. E vi esortiamo a portare in cuore il ricordo del vostro pellegrinaggio, come uno stimolo continuo, per voi e per i vostri amici lontani, a rinnovare il comune impegno di fedeltà a Cristo e alla Chiesa. Roma, per chi la sappia guardare con l’occhio dello spirito, schiude tesori inestimabili di commozione e di edificazione, per le sacre memorie degli Apostoli e dei Martiri, che ne hanno imporporato il suolo fatale, dando alla sua storia come una consacrazione definitiva nel segno mite della pace di Cristo. Sappiatene trarre l’insegnamento provvido e benedetto. Tornate alle vostre case, l’animo pieno di sante emozioni e di ardenti propositi ! Voi sacerdoti, sotto la guida amabile ed esperta del vostro amato Pastore, continuate a seminare a piene mani la Parola di Dio, a pascere e a nutrire il gregge di Cristo con le sue Carni immolate misticamente sull’altare, a dirigerne i passi sulla via della pace! (cfr. Luc. 1, 79). Voi, diletti seminaristi, orientate sempre i vostri pensieri verso l’ideale di donazione totale delle vostre giovani vite a Cristo e alle anime, consacrandovi gioiosamente, nella formazione intellettuale come in quella spirituale, a essere domani tra i fedeli il tipo e l’esempio del Buon Pastore.

La Chiesa conta su di voi! Il domani si apre per voi, soprattutto per voi, pieno di responsabilità, ma anche di speranze e di liete promesse: sappiate corrispondere a queste attese, che Ci fanno trepidamente battere il cuore! E voi, fedeli dilettissimi, confortateCi sempre, e confortate il vostro Vescovo e i vostri sacerdoti con la piena rispondenza della fedeltà, con l’impegno quotidiano per fare onore al Signore e alla sua Chiesa, secondo il programma che il Concilio Ecumenico ha affidato a tutti i laici cristiani di buona volontà: essi infatti, ha detto il Concilio, «essendo partecipi dell’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo . . . . hanno il proprio compito nella Chiesa e nel mondo. In realtà, essi esercitano l’apostolato evangelizzando e santificando gli uomini, e animando e perfezionando con lo spirito evangelico l’ordine temporale, in modo che fa loro attività in questo ordine costituisca una chiara testimonianza a Cristo e serva alla salvezza degli uomini» (Decr. Apostolicam actuositatem, n. 2).

Ecco il vostro programma, diletti figli, al quale vi esortiamo con tutto il cuore. E tornando alle vostre case, dite ai vostri amici e concittadini che il Papa li ama, il Papa li segue, li incoraggia e li conforta con la preghiera quotidiana; dite che il Papa si aspetta da essi, nel nome del Signore, la prova costante di una fede matura e trascinatrice. A tutti va il Nostro saluto pieno di affetto, mentre a voi, qui presenti, e a tutti i vostri cari lontani impartiamo la Nostra particolare Benedizione Apostolica. «Il Signore della pace vi conceda la pace sempre e in ogni modo. Il Signore sia con tutti voi!» (2 Thess. 3, 16).

                                                                                      



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