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DISCORSO DI PAOLO VI
AI PARTECIPANTI AL IX CONGRESSO NAZIONALE DELLA
SOCIETÀ ITALIANA DI FONETICA, FONIATRIA E AUDIOLOGIA

Sabato, 8 aprile 1967

 

Cari e illustri Signori,

La vostra visita oggi Ci allieta e Ci onora, come Ci onora il desiderio, che Ci avete manifestato, di portarCi il vostro saluto in occasione della venuta a Roma per il IX Congresso Nazionale della Società Italiana di Fonetica, Foniatria e Audiologia. Se il tempo a disposizione fosse stato maggiore, in questa mattinata così piena anche di altri graditi incontri, avremmo desiderato soffermarCi più a lungo con voi: lo avrebbe richiesto il valore delle vostre Persone, l’autorevolezza dei vostri studi, l’importanza delle vostre ricerche. E lo avrebbe richiesto soprattutto il nome, il ricordo, il prestigio del compianto e indimenticabile Padre Agostino Gemelli, che tra le sue grandi benemerenze in tutti i campi della cultura e della scuola cattolica, ha avuto anche quella di essere il fondatore di codesta Società. Figure come la sua lasciano un solco profondo, ovunque passano: e la sua memoria è in benedizione; e certamente la sua figura così retta, nella granitica coerenza della fede e della riconosciuta autorità scientifica, è per tutti voi un esempio e un monito.

La vostra specializzazione scientifica è rivolta. ai problemi delicati e geniali connessi con il grande dono della parola umana: e pur non essendo Nostro compito entrare nel vivo di codesti argomenti, ne comprendiamo e ne ammiriamo l’altezza, perché vediamo come essi si risolvano in definitiva a servizio non solo della salute fisica dell’uomo, ma altresì della sua vita spirituale. È qui che ogni scienza e ogni cultura, degne di questo nome, devono mirare con riferimento continuo, per non perdersi nei labirinti dell’astrusità o nella vacuità dell’accademismo, avulso da un contesto umano. Ed è quanto il Concilio Ecumenico Vaticano II nella Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, ha ricordato agli uomini di studio con parole meditate: «Perfezionare, con giusto ordine, la persona umana nella sua integrità e aiutare gli uomini nell’esplicazione di quei compiti, al cui adempimento tutti, ma specialmente i cristiani, fraternamente uniti in una sola famiglia umana, sono chiamati . . . Contribuire in massimo grado ad elevare l’umana famiglia a più alti concetti del vero, del bene e del bello e ad un giudizio di universale valore; in tal modo questa sarà più vivamente illuminata da quella mirabile Sapienza che dall’eternità era con Dio, disponendo con Lui ogni cosa, ricreandosi nell’orbe terrestre e trovando le sue delizie nello stare con i figli degli uomini» (Gaudium et spes, nn, 56, 67).

Anche voi, cari e illustri Studiosi, collaborate, secondo i vostri mezzi e la vostra applicazione, a questa universale elevazione dell’umanità nella luce del Verbo di Dio; e lo fate in un modo particolarmente significativo, perché i vostri sforzi si rivolgono allo studio e ai processi riguardanti ciò che, nell’uomo, è servito a fornire l’immagine più alta e immateriale e intellettuale, da applicare, appunto, al Verbo eterno del Padre: infatti il concetto di Logos, di Parola, che nell’uomo è veicolo dell’intelligenza, specchio dell’anima, vincolo di rapporti sociali, è assunto dalla stessa Rivelazione, e impiegato dalla grande teologia per indicare in Dio la seconda Persona della Trinità, il Logos creatore, «il fulgore della gloria e impronta della sostanza divina che sostiene ogni cosa con la sua parola possente» (cf. Hebr. 1, 3), il Capo del Corpo Mistico, che ha riunito in sé tutti gli uomini, redenti dal suo Sangue e ammaestrati con la parola dell’Evangelo della pace.

Quali luminosi spiragli offre alla meditazione la vostra scienza! Noi auguriamo a voi tutti di vivere sempre nella luce irradiante del Verbo; e invocando la sua protezione sui vostri studi e sulle vostre provvide attività, nel suo nome vi benediciamo, unitamente ai diletti familiari, che qui vi hanno accompagnati. «La grazia del Signore Gesù Cristo, e l’amore di Dio, e la comunione dello Spirito Santo siano con voi tutti» (2 Cor. 13, 13).

                                                     



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