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DISCORSO DI PAOLO VI ALLE MISSIONARIE
DELLA SCUOLA DELLA UNIONE SANTA CATERINA DA SIENA

Domenica, 20 agosto 1967

 

Un affabile paterno saluto l’Augusto Pontefice dà alle Missionarie della Scuola, poiché Egli è un antico conoscente ed estimatore della Unione S. Caterina da Siena.

I primi ricordi datano già dagli anni in cui sorse il Pensionato a Tor de’ Specchi, in Roma, presso le Oblate di S. Francesca Romana. Sono noti, perciò, al Santo Padre il buon esito e lo sviluppo che il Signore ha voluto dare al proposito della Madre Tincani. Tutte le Religiose Missionarie possono quindi credere che assai volentieri Egli si associa alle loro speranze e di gran cuore benedice l’Istituzione e anche ogni singola anima, ogni singola persona appartenente alla elettissima Famiglia.

L’odierna visita e la devozione «umile e illimitata» saranno precipui motivi per sapere che cosa il Papa pensa della speciale vocazione. Forse le Missionarie dicono: vorremmo proprio essere sicure che il Papa ci conosce, approva, sorregge e vorrà benedire il nostro ideale. Ebbene Egli risponde subito affermativamente.

Vi possiamo davvero confermare - e siamo lieti di farlo non più. con la Nostra personale esperienza, ma con l’autorità dataci dal Signore - la certezza che avete nel cuore. E cioè: avete bene accolto il disegno del Salvatore. Nella vita bisogna scegliere, bisogna trovare, fra le mille cose e le tante possibilità, quanto è essenziale per noi, quel che Iddio ci chiede quale scopo precipuo dell’intera nostra esistenza.

Voi avete voluto essere le Missionarie della Scuola di S. Caterina da Siena. Avete fatto un’ottima scelta. Forse è superfluo aggiungere una cosa, di evidente letizia: il Papa aderisce a tale soddisfazione e certezza.

Potevate escogitare un fine migliore di quello che impegna la vostra vita? Sono tante le vie del Signore! Ma quella da voi preferita è certamente molto bella. Anzitutto per voi stesse. Perché? Perché esige e promuove una pienezza di spirito che forse altre maniere di impiegare le proprie energie non offrirebbero.

È una forma intellettuale. Fa appello a tutte le ricchezze dell’anima: il pensiero, il cuore, la meravigliosa facoltà, in noi, di conoscere, studiare, pensare e poi di esprimerci. Ciò rende voi candidate ad una pienezza spirituale ed intellettuale, veramente sublime, poiché conduce a sicura perfezione.

UNA SCELTA ANIMATA DA ECCELSO IDEALE

La presente adunanza - prosegue l’Augusto Pontefice - ribadisce la bontà della vocazione: essa mira non solo al perfezionamento individuale - in cui avevate già progredito - ma anche allo scopo al quale vi consacrate.

Missionarie! è la vostra insegna. E giacché missionario vuol significare un proiettarsi verso altri termini, ci si può chiedere: Missionarie: e dove? per chi? Missionarie della Scuola.

Orbene, nulla può esservi di più degno, necessario ed eletto, e anche di più faticoso. Quindi la vostra scelta è buona, posta com’è al servizio di un eccelso ideale: l’insegnamento. È, perciò, meritevolissima.

Così, proprio come Rappresentante di Nostro Signore, Sua Santità afferma: Figliuole, gaudete, in Domino gaudete! poiché avete avuto la grazia di comprendere e quindi dedicare la vostra vita a importantissimo apostolato.

Avete offerto quanto possedete: il cuore, il nome, la professione, gli anni, la gioventù, la vostra casa, la libertà; e tutto per amore di Nostro Signore Gesù Cristo. In quale forma? Per la scuola. Allora ognuna ripeta a se stessa: bisogna che io studi, comprenda e sia preparata, veramente capace di attuare il mio grande ideale dell’insegnamento. Non solo: ma si dovrà giungere ad altre anime, nelle quali riversare ogni ricchezza di spirito, di cultura, di scienza, di gioia.

In sintesi, dunque: scelta ottima, alla quale vanno l’approvazione e l’incoraggiamento del Vicario di Cristo.

Occorre però essere attente e vigilanti, perché le cose grandi e perfette sono difficili.

Vi proponete una meta superiore; ma per conseguirla non mancano ostacoli. E cioè: essa non può venir raggiunta con la mediocrità di vita, con generico impegno, più formale che reale. Se volete arrivare al traguardo, non dovete temere di affrontare le difficoltà, pur a costo di eroismo, nella sua dimensione più ampia. Non si può amare a metà. Non si può essere santi in maniera approssimativa. Bisogna esserlo nel modo più completo possibile; specialmente in alcuni punti fondamentali.

Lo richiede il Papa con piena fiducia. Si tratta, anzitutto, di una salda fedeltà alla Chiesa: cioè alla stessa ragion d’essere della vocazione religiosa. Mirate ad essere maestre, insegnanti. E dove attingete la verità? Le sorgenti della verità sono molte: scienza, cultura, istruzione, raziocinio. Ma quello che importa, e cioè la verità per la vita, la verità che è la vita, chi la garantisce? chi la dà? Sempre la Chiesa, che è il veicolo per cui Dio, rivelandosi a noi, ha incanalato verso le anime i suoi tesori di luce e di sapienza.

COOPERARE A DIFFONDERE LA VERITÀ

E quindi - aggiunge il Santo Padre - una costante fedeltà alla Chiesa sarà per voi un principio indiscutibile. Anche perché, se siete alunne di S. Caterina, non potete essere da meno della mirabile Santa: vale a dire, non soltanto seguaci fedeli, ma appassionate della Chiesa, comprensive delle sue necessità, e anche delle debolezze di coloro che vi appartengono. Ciò, anzi, invece di produrre meraviglia e critiche, come succede in tanti, deve suscitare in voi maggior comprensione; proprio perché siete della Chiesa, moltiplicando, in ogni circostanza, amore e zelo. La Chiesa è il mezzo che il Signore ha stabilito per essere il tramite della sua grazia e della sua verità. Talvolta lo strumento può indebolirsi: si deve fortificarlo; può apparire imperfetto: occorrono dei santi; può arrestarsi: esige allora degli apostoli. Voi appunto volete dare alla Chiesa un’interiore energia, la opportunità di compiere, sempre e in ambienti ognor più vasti, il suo mandato.

Un’altra importante considerazione. La scuola - e chi vive in essa lo sa - richiede sacrificio. Insegnare bene non è un divertimento. Si può, certo, discorrere con gli allievi in arguta conversazione: e narrando aneddoti brillanti; ma se si rimane ai margini, non è vera scuola; non è più il passaggio della verità da anima ad anima. Insegnare bene significa preparare l’alunno alla vita, non solo agli esami.

DUE ELEMENTI NECESSARI: SACRIFICIO E CARITÀ

Pertanto è indispensabile un ardente spirito di sacrificio. E quando siete stanche, e il tedio vi suggerisce: «oh? insomma, come è ardua questa scuola! e molti alunni non rispondono; e questa gioventù in atteggiamento ostile e refrattario . . .», abbiate illimitata pazienza. Allora più che mai occorre essere appassionate, decise. Se non sono riuscita .- ognuna dirà - è perché non ho amato abbastanza, è perché non ho sofferto abbastanza. E se, alla fine, scarsi saranno i frutti, si rifletta che anche Gesù ha avuto, talvolta, il risultato di non essere ascoltato, seguito; eppure Egli è il Divino Maestro. Dobbiamo avvicinarci a tanto Modello. Se la vostra scuola non vi dà soddisfazione, non v’è motivo per desistere. Siate tenaci, ardenti; e alla scuola consacratevi in maniera assoluta.

Infine l’esortazione del Papa a che, tra le Missionarie, regni sovrana la carità.

A mano a mano che la vostra Famiglia spirituale si dilata, diventa numerosa. avrete la consapevolezza di tutta una rete di amicizia vera e fraterna, di spirituale comunione. Essa darà all’Istituto la più valida consistenza. Costituirà, inoltre, il premio più alto e pieno; darà, infatti, la gioia della carità vissuta nel servizio della verità. Ognuna di voi attuerà, così, l’affermazione dell'Apostolo: Veritatem facientes in caritate!

                                       



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