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INCONTRO DI PAOLO VI CON I MEMBRI
DEL MOVIMENTO LAUREATI DI AZIONE CATTOLICA

Martedì, 29 agosto 1967

 

RICORDI, PENSIERI, SPERANZE

Bastino le brevi parole che stiamo per rivolgervi a dimostrarvi la Nostra compiacenza per la vostra visita: un incontro con i Laureati Cattolici è sempre per Noi grato motivo di ricordi, di pensieri, di speranze, che trovano disposto il Nostro spirito alla più cordiale accoglienza.

Vi vogliamo anche dire la Nostra soddisfazione nel vedervi riuniti allo scopo che caratterizza il vostro Movimento: pensare, pensare bene, pensare insieme, pensare per giudicare rettamente la realtà del mondo contemporaneo, pensare infine per essere degni della nostra vocazione cristiana e per essere meglio preparati all’azione in favore delle grandi cause del bene e della carità. Voi certamente siete consapevoli dell’importanza che cotesto sforzo di approfondimento mentale e di lucidità ideale rappresenta nel concerto della mentalità moderna, tanto fervorosa, ma tanto confusa ed agitata, priva della scienza dei fini validi a confortare l’umana tensione, e priva della sicurezza, che dà alla fatica la sua gioia ed il suo merito. Farete bene a perseverare nel vostro programma e nel vostro metodo: darete alla personalità di ciascuno di voi un risalto ed una pienezza, che vi faranno varcare i livelli della mediocrità, dell’indifferenza, dello scetticismo, e vi abiliteranno a vivere degnamente la professione cattolica, a cui date così francamente e così bellamente i vostri nomi.

DIO È PRESENTE

Abbiamo avuto notizia anche del tema che interessa le lezioni e le discussioni del Convegno; tema tremendo: «Il problema di Dio nel pensiero teologico di oggi». Questo tema, se ben ricordiamo, si connette con quello che lo scorso anno, parimente ad Albano, avete studiato; indice questo della serietà del vostro studio e della ricchezza del tema. Il quale tuttavia si pone oggi nelle penombre delle più ardue difficoltà; non solo perché tutte le volte che si vuole considerare quanto si cela di verità, quanto di realtà sotto il nome ineffabile di Dio si resta al tempo stesso avvinti dalla profondità, che tale nome palesa, e sgomenti per le soverchianti e incircoscrittibili sue dimensioni; ma anche per le condizioni nelle quali oggi si trova, non certo nell’ambito dell’insegnamento ecclesiastico e della speculazione sinceramente cristiana, ma nella circolazione prevalente della cultura moderna; condizioni, com’è noto, favorevoli alla negazione radicale, alla critica demolitrice, alla ricerca d’un presunto realismo fondamentalmente ateo. Dio è presentato come problema; e la soluzione del problema è per un complesso di cause rivolta a disilludere il pensiero oggi corrente di Poter assegnare a Dio un posto nella certezza ed un influsso irradiante sulla vita dell’uomo. Una volta l’«itinerarium mentis» era spontaneamente indirizzato alla scalata di conquista di qualche superiore e illuminante cognizione di Dio, anzi di qualche relazione con Lui, che imprimeva alla vita un suo senso, un suo ordine, un suo movimento. Oggi l’«itinerarium» tende alla discesa, allo smarrimento di Dio, sia che questa discesa si fermi alla sostituzione dell’antropologia alla teologia, cioè faccia dell’uomo l’essere primo ed il valore assoluto; sia che più logicamente prosegua verso l’abisso del nulla, o almeno dell’assurdo, e spesso della follia o della disperazione.

LA CHIESA DI FRONTE AD OGNI REALTÀ

Come mai si è arrivati a queste conclusioni, che per il cristiano sono assolutamente inaccettabili, e perciò fonte di acuto spirituale disagio, e stimolo a reazioni mentali e pratiche che lo mettono in uno stato complesso: di angustia, di polemica, di sforzo mentale? Troppo lungo e troppo difficile sarebbe rispondere ad una simile domanda. Buon per voi che avete dedicato certamente ad essa delle serie riflessioni e che avete valenti maestri, i quali bene conoscono lo stato presente di questa teologia profana e che sanno identificare fenomeni e testimonianze, anche in questo campo tenebroso, che possono avere per noi e per tutti qualche effetto benefico; primo fra tutti quello di approfondire e di purificare il concetto, spesso puerile e antropomorfico, che ci siamo fatti di Dio, per tentare di restituirlo alla sua sublime trascendenza, alla sua sovrana alterità, alla sua delicatissima comunicabilità. Voi sapete che Noi stessi abbiamo voluto istituire un Segretariato, facente parte degli organi della Curia Romana, «per i non credenti», riconoscendo così una realtà di fatto di grandissime proporzioni, che presenta ai credenti una selva di problemi e di difficoltà e che li obbliga ad apprezzare, in primo luogo, come una vera grazia la nostra sorte di «figli della luce», ed in secondo luogo, li invita a penetrare nel labirinto dell’umanità priva della scienza di Dio e del lume della fede. È quello che state facendo voi, che certamente badate a rafforzare le vostre convinzioni religiose, mentre le mettete sa confronto con le correnti di pensiero che le sottopongono ad un’impugnazione problematica e sistematica.

UN’ORA INCERTA E TORBIDA PER GLI UOMINI IGNARI

E a questo punto vi accorgerete della difficoltà caratteristica di quest’ora incerta e torbida del pensiero umano: esso ha perduto fiducia in se stesso. Non vuole né logica formale, né metafisica; non vuole sistemi organici di verità, per autorevoli che siano; non vuole ragionamenti probativi e sillogistici; non vuole schemi prefissi ed ordinati; tutto è mito, tutto è contestabile, tutto è incerto; solo il pensiero scientifico conserva un provvisorio valore, senza ch’esso possa rischiarare i profondi problemi dell’intelligenza e possa dare alla vita, nelle sue esigenze spirituali e religiose, qualche utile risposta. Il pragmatismo supplisce in qualche modo a questo vuoto; ma spesso più per acuire la fame delle verità supreme, che per saziarla.

Voi vi fate esploratori di questo immenso mondo delle opinioni guadagnate col dubbio e con la negazione, e cioè delle certezze insufficienti e pronte a cedere sotto il passo di chi vorrebbe fondarsi su di esse. È sapienza la vostra, che vuole rendersi conto delle condizioni spirituali del nostro tempo; è carità la vostra, che cerca di ritrovare qualche nuovo sentiero che riconduca fuori dalla «selva selvaggia ed aspra e forte» per voi stessi, ma ancor più per tanti uomini-fratelli, che sarebbero ben degni della scoperta e tanto bisognosi di ritrovare in un ricuperato senso religioso e quindi nella fede il concetto della vita umana e del suo destino, non che la capacità d’infondere nelle gigantesche espressioni pratiche del genio moderno un’anima nuova e superiore.

DIAGNOSI DI ALCUNE TENDENZE CONTEMPORANEE

Ma la vostra esplorazione, come non è senza fatica (come comprendere, alle volte, il significato d’un linguaggio speculativo arbitrario e d’un procedimento logico totalmente soggettivo, che la discussione filosofica odierna ci presenta?), così la vostra esplorazione non è senza pericolo. L’abbandono dell’«ars cogitandi», alla quale l’onesto uso del «buon senso» e la saggia iniziazione al pensiero umanistico-scolastico ci hanno abituati, fa perdere la bussola d’una orientazione verso la verità, alla quale si tende senza più la guida di criteri sicuri di ragionamento, ma quasi attratti da certi suoi bagliori parziali e momentanei, che incantano perché nuovi, perché originali, perché spregiudicati, perché genialmente formulati, ma tali da apportare più confusione che chiarezza, più scoraggiamento che fiducia. Non è questo il vostro caso, certamente, perché ancorati alle certezze della vostra formazione cristiana; ma forse è il caso di tanti spiriti, sia dei cenacoli della cultura per gli iniziati, sia delle moltitudini di uomini che pensano col cervello altrui e che sono condotti dalle correnti della pubblica opinione. Guardando a questa situazione del pensiero contemporaneo si comprende come l’affermazione di Dio si oscuri e quasi si dissolva; e contemplando dalla riva solida ed amica, dalla quale si svolge il Nostro ministero di salvezza cristiana, lo spettacolo impressionante del disagio mentale di tanta gente del nostro tempo si affaccia alla Nostra memoria l’immagine tremenda delle sabbie mobili, sulle quali pare talvolta che stiano indarno cercando di camminare e di avanzare tanti di coloro che hanno preferito alla saldezza della vecchia sapienza e di questa nostra riva stessa la rischiosa e spregiudicata escursione nel terreno infido delle moderne filosofie; e allora vorremmo gridare, lontani di fatto, ma vicinissimi col cuore: «Fate attenzione!»; e vorremmo tendere una mano, o indicare una via di uscita!

INCROLLABILE FIDUCIA

E abbiamo fiducia, sì, di poterla offrire questa provvida ed amichevole assistenza, questo servizio della verità, discepoli come anche Noi siamo del Maestro dalle parole che non fallano, e poi Noi pure maestri, ripetitori ed interpreti del suo messaggio di luce umana e divina.

E abbiamo anche fiducia che quel Dio medesimo, che tanti dimenticano, tanti insultano, tanti negano, altri vogliono morto e sepolto, difende per Sé e difenderà per noi moderni la teologia della sua gloria e della nostra salvezza. Infinitamente buono com’è, Egli ha una sua nemesi, e non di castigo, Noi speriamo, da applicare ai nostri spiriti fatti ciechi e riluttanti e per richiamare a Sé gli erranti che noi siamo. Egli incrocia sui nostri passi vacillanti: Egli è presente! Egli sorregge la nostra naturale caduta: Dio è necessario! Egli profitta perfino dei nostri errori: Dio sa trarre il bene dal male! Egli ha compassione della nostra miseria e della nostra desolazione. Sì, Egli possiede la chiave dei cuori, e può da un momento all’altro ricomparire nel fondo delle coscienze, risorgere in esse, e soffiare alle loro labbra nuove testimonianze! Perché Egli esiste; Egli è vivo e vero; Egli è il nostro creatore ed il nostro Padre amoroso e vegliante. Dobbiamo ricordare che se vi è un nostro itinerario verso Dio, vi è anche, e quanto più valido, quanto più misterioso, quanto più bello, un itinerario di Dio verso di noi! Che cosa è il Vangelo, che cosa la venuta del Verbo di Dio nella nostra carne, se non una ricerca di Dio verso l’umanità?

CON UMILTÀ ACCETTARE E CUSTODIRE LA RIVELAZIONE

Cari figli ed amici! Indugiate in questi pensieri. E, cattolici quali siete, ricordatevi come e quanto la Chiesa maestra li renda a voi piani ed urgenti. E, cristiani quali siete, ricordatevi della grande legge che presiede alla divina Rivelazione, quella dell’umiltà, che ascolta, che accetta, che custodisce nel cuore, che traduce ciò che riceve in offerta di preghiera vissuta e di carità generosa. Gli umili, i piccoli sono i preferiti alla scuola di Gesù. Riascoltiamo, per terminare, l’eco della sua parola: «Io ti lodo e ti ringrazio, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenute nascoste queste cose ai saggi ed agli scaltri, e le hai rivelate ai semplici!» (Matth. 11, 25).

Ed abbiate con voi sempre la Nostra Benedizione Apostolica.

                                                            



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