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DISCORSO DI PAOLO VI
AI COMPONENTI DELL'UNIONE INTERNAZIONALE DEGLI
ISTITUTI DI ARCHEOLOGIA, STORIA E STORIA DELL'ARTE

Giovedì, 19 gennaio 1967

 

Signor Vice Presidente!
ed Illustri Signori!

Accogliamo con vivo piacere la vostra visita, e siamo sinceramente obbligati delle belle parole con le quali essa a Noi si presenta.

Dire a voi i sentimenti del Nostro animo per questo incontro, già da tempo annunciato e desiderato, di riconoscenza, di compiacenza, di stima e di augurio è Nostro gradito dovere, e lo assolviamo assicurando Loro Signori del ricambio dei voti migliori per le Loro persone, per i Loro studi, per i vari Paesi che da Loro in questo momento sono qui rappresentati.

Ma una visita come codesta è fra quelle che risvegliano nel Nostro animo tanti pensieri, che, pur nella brevità di queste Nostre parole, vogliamo indicare per meglio attestare i sentimenti di cui dicevamo, e per dire Loro, in sintesi, le ragioni che Ci fanno apprezzare la fortuna di fare la Loro conoscenza, sia personale, che professionale e scientifica.

Diremo dapprima che il Nostro pensiero si ferma sul titolo che definisce il gruppo, che abbiamo l’onore di ricevere: si tratta di una Unione Internazionale di Istituti di alta cultura. Ecco: l’unione è già per Noi un motivo d’interesse e di favorevole considerazione. Ogni unione buona ed amichevole è da Noi vista con occhio di simpatia, per il fatto che la Nostra missione è proprio quella di unire, di affratellare gli uomini fra l’oro; e se anche questo comunissimo fatto di un rapporto unitivo onesto e leale si realizza ad un piano diverso da quello in cui si svolge il Nostro ministero, esso incontra il Nostro plauso per l’analogia, per la predisposizione, per il significato, che lo mette a confronto col rapporto unitivo, che Noi andiamo promovendo, nel nome di Cristo, fra gli uomini, affinché «tutti siano uno». E che la vostra Unione rivesta carattere internazionale Ci fa doppiamente piacere, risultando così l’unione e più larga nell’estensione e più significativa nel contenuto. E che poi l’unione avvenga a livello culturale accresce la Nostra compiacenza e la Nostra fiducia; perché se è vero che la cultura, nella sua genesi e nella sua essenza, ha nel pensiero, e perciò nella persona singola, la sua prima sede, è tuttavia destinata, di natura sua, come la verità, come la parola, ad essere comunicativa; ed allora possiamo dire che la cultura è in fiore quando ha virtù d’espansione, di comunicazione, di unificazione fra gli uomini. È ciò che Ci sembra avvenire mediante codesta Istituzione. Questa sarebbe la prima ragione del Nostro apprezzamento.

Il quale non si arresta a questa considerazione piuttosto astratta e punto originale; ma subito si rivolge ai diversi campi dei vostri studi: l’archeologia, la storia, l’arte. Quali orizzonti! Anche se il Nostro spirito è di per sé rivolto ad altro punto prospettico dello scibile umano, a quello che crediamo centrale e condizionante ogni altro campo del sapere, a quello teologico, Noi sappiamo benissimo quali profonde e ricchissime relazioni corrono fra la scienza religiosa e le scienze che voi coltivate; anzi, che Noi stessi, al vostro fianco e spesso alla vostra scuola, dobbiamo coltivare. Come potrebbe prescindere il nostro pensiero cattolico dalle eruditissime nozioni, indispensabili si può dire per certi punti della nostra dottrina, dell’archeologia? e come potremmo noi, seguaci d’una religione positiva, fondata su avvenimenti precisi, determinati nel luogo, nel tempo, nelle circostanze di date realtà umane, e trasmessa per via di tradizione concatenata ad uomini ed a fatti identificabili nel divenire del nostro mondo, come potremmo noi non essere devotissimi cultori degli studi storici? Se è vero che lo sguardo della Chiesa è fisso verso il polo escatologico del suo ultimo futuro destino, non è men vero che la Chiesa deve non mai stancarsi di guardare indietro, alle sue origini, alla storia della salvezza, ch’Essa sta realizzando, alla verità storica e alla sapienza con cui la storia dev’essere ricordata e narrata e ripensata: la Chiesa è al tempo stesso alunna e maestra di storia; e non può non sentire un’intima affinità spirituale con quanti agli studi storici dedicano le loro pazienti e sapienti fatiche. E che dire dell’arte? della sua conoscenza storica ed estetica, per tacere della vocazione che l’arte esercita sul cattolicesimo, quasi invitandolo ad ogni istante ad esprimersi; sì, il cattolicesimo, che ha appreso da Cristo come il «Verbo si è fatto carne», e come perciò sia stato canonizzato nel mondo religioso il linguaggio delle cose sensibili per esprimere le cose spirituali? Voi limitate, rispetto all’arte, il vostro studio alle forme storiche che la sua epifania ha seminato nei secoli; ma già questo aspetto dei problemi artistici è anche per Noi non solo un tema di elevatissimi studi umanistici e quindi una pedagogia molto attraente verso un’umanità saliente al sole dell’eterna bellezza o iniziata alle misteriose profondità dello spirito, ma altresì il compimento d’uno dei doveri che la Chiesa, quando si tratta d’arte sacra, è obbligata ad osservare verso la sua propria tradizione e verso un patrimonio sacro e stupendo, uscito dal suo seno e all’edificazione del popolo fedele destinato.

Questi semplici riferimenti a ciò che fa oggetto dei vostri studi vi dice quanto la Nostra stima vi sia vicina. E non possiamo tacere una terza ragione, a cui ha fatto cenno la parola del Vice Presidente, ed a cui il Nostro animo non può non mostrarsi vivamente sensibile. E cioè: codesta Unione ha voluto per sua sede Roma, questa Roma, che per tanti titoli, non più certo di dominio temporale, Noi dobbiamo sempre dire Nostra. Sapere che codesta Istituzione elegge per sua, potremmo dire, naturale residenza la Città eterna Ci commuove cordialmente e crea in Noi una corrente di affettuosa devozione per codesta illustre corona di Istituti scientifici, interessati allo studio di Roma, ovvero solo a studi, che a Roma trovano il loro clima migliore, il loro alimento più logico e più fecondo, la loro conversazione più interessante, la loro poesia più commovente.

Ella, Signor Vice Presidente, ha voluto accostare, nelle Sue alte parole, la ricerca della verità scientifica, che a Roma trova un suo centro di primario interesse, alla verità religiosa, di cui la Cattedra di Pietro tiene qui da secoli la sua scuola. Quale accostamento! e quali pensieri scaturiscono da simile binomio! Lasciamo ad altro momento, o meglio: lasciamo al ricordo, che voi vorrete conservare, di questo incontro, continuare con interiore riflessione l’esplorazione della luminosa fecondità di un tale tema. Basti a Noi ringraziarvi d’avere ad esso richiamato la Nostra e la vostra attenzione; e augurare che esso rischiari sempre le vostre erudite fatiche.

Ed è con questo augurio che attestiamo del Nostro meglio la stima, la fiducia, l’elogio per quanto i vostri singoli Istituti stanno studiando e pubblicando, e per le particolari iniziative, come l’edizione dell’Annuario della vostra Unione e la compilazione del grande «Repertorio delle fonti storiche del Medio Evo»; ed è così che Noi vi assicuriamo l’appoggio, che la Santa Sede ed i suoi vari organi culturali possono dare, come già hanno dato durante e subito dopo. la guerra, .alle vostre imprese ed alle vostre finalità. Sia di ciò conferma alle vostre singole persone ed alle Istituzioni che dirigete e rappresentate, nonché all’Unione che in codesti studi vi fa emuli e solidali, la Nostra Apostolica Benedizione.

                                         



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