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ANNUNCIO DI PAOLO VI
AI NUOVI CARDINALI DEL PROSSIMO VIAGGIO
AD ISTANBUL, EFESO E SMIRNE

Sabato, 15 luglio 1967

 

Signori Cardinali!

Vi salutiamo con sincera devozione e con cordiale affezione, Fratelli Nostri veneratissimi nell’episcopato e Figli Nostri carissimi quali membri, nell’ordine presbiterale, del sacro Collegio; e siamo lieti di coronare col rito, che stiamo compiendo, le sacre e significative cerimonie, mediante le quali voi siete stati inseriti in quel Nostro peculiare Senato, che dal Nostro apostolico ufficio riceve il suo prestigio e la sua autorità, e che al medesimo ufficio Nostro apostolico offre assistenza e consiglio.

RICONFERMA DI SENTITA COMUNIONE

Quest’ultimo rito, Signori Cardinali, vuole mettere in piena evidenza l’unione particolarissima che alla Nostra umile persona e alla Nostra !altissima missione lega ormai le persone vostre e l’opera vostra; un anello simboleggia tale unione; e Noi siamo lieti nel farvene dono, di attribuirvi il suo chiaro ed alto significato. Voi, autorevoli e fedeli rappresentanti della Santa Sede nei suoi servizi diplomatici, voi, insigniti del carattere vescovile, non eravate certo disgiunti da una viva ed operante comunione con Noi; si deve infatti alle vostre relazioni con la Santa Sede, relazioni che già avete onorate con la vostra dignità episcopale e con i vostri meriti personali, oltre che al Nostro favorevole beneplacito, se oggi siete annoverati fra i Cardinali di Santa Romana Chiesa. Noi dovremmo, a questo proposito, come sarebbe tradizionale costume nell’occasione di questa investitura, ricordare quali titoli vi hanno raccomandato alla Nostra benevolenza e quali alla riconoscenza della Chiesa, acquisiti da voi in molti anni di esemplare dedizione ai vari e non facili servizi, che, sempre per l’onore della causa di Cristo e per il bene della Chiesa e non meno della moderna società, da questa Sede apostolica vi sono stati affidati. Dovremmo narrare delle lunghe storie, piene alcune di fatiche e di peripezie, altre di paziente e laboriosa assiduità, tutte esemplari per lo spirito di devozione e di fedeltà alla santa Chiesa e al Papa; spirito che le ha fervidamente animate e nascostamente illuminate. Non intendiamo in questo breve momento concederCi questo confortante piacere delle escursioni nei campi lontani della memoria; né tanto meno vogliamo con qualche facile panegirico turbare la vostra modestia; solo Ci piace rilevare, per l’edificazione dei buoni, come oggi giungano a cotesto altissimo grado della gerarchia ecclesiastica persone virtuose. sagge e religiose, che non ne hanno usurpato l’onore per qualsiasi altrui umano favore, o per qualsiasi proprio terreno interesse, ma che lo hanno conseguito, senza alcuna loro ambiziosa pretesa, dopo diuturna e provata testimonianza della loro capacità di comprendere, di amare, di servire i più gravi e vitali interessi della Chiesa di Dio.

A Noi preme piuttosto ricordarvi, cari e venerati Signori Cardinali, che ora un nuovo vincolo a Noi vi lega, a questa Sede apostolica, ai sempre più complessi e onerosi doveri, propri del mandato commesso da Cristo a Pietro e ai suoi successori, i quali vedono allargarsi ed agitarsi il campo aperto davanti alle loro pastorali fatiche. Voi venite in aiuto. Non è riposo l’incarico, che vi è conferito; sì bene nuova operosità, in cui l’esperienza e la saggezza accumulate nei vostri spiriti devono effondere quanto ancora la Provvidenza concede alle vostre forze, che auguriamo fiorenti, ed ai vostri anni, che speriamo lunghi e fecondi di bene. Con questa nuova nota distintiva: quella d’una più profonda, più completa, più personale comunione di animi e di azioni col Vicario di Cristo.

IL NUOVO VINCOLO DI ZELO ED OPEROSITÀ

A Noi di conforto, a voi di merito alimentare reciprocamente questa comunione, la quale nell’anello, che Noi vi diamo, vuole avere il suo segno parlante e corroborante. Esso vi ricorda che voi appartenete, ormai, in forma qualificata e definitiva, a questa santa Chiesa Romana, che è posta al centro dell’unità e dell’universalità dell’intera Chiesa cattolica, e che dalla stessa sua posizione costituzionale trae impegno e forza a migliore esemplarità, a maggiore dedizione, a più generosa carità nel concerto e nella guida dei fratelli di fede del mondo intero. Questo stupendo e misterioso rapporto ecclesiale fra l’Urbe e l’orbe, del quale voi divenite promotori e rappresentanti, merita continua e profonda meditazione e dice di quale aspetto determinante e prevalente devono essere rivestite le vostre persone, che spiritualmente quasi con la Nostra si confondono, quello che l’Apostolo ad ogni cristiano prescrive: «Induimini Dominam Jesum Christum» (Rom. 13, 14), il nostro rivestimento del Signore Gesu Cristo, ma che in noi tutti i Sacerdoti romani, deve quanto meglio ci consente l’emulazione dei migliori carismi (cf. 1 Cor. 12, 31), interiormente imprimere, esteriormente esprimere l’immagine stessa di Cristo Signore. Voi sapete quanto a tale autentica e primigenia nostra vocazione questo periodo postconciliare ci richiami, e quanto il mondo cattolico e profano esiga che ad essa noi tutti siamo con rinnovata coscienza coraggiosamente fedeli.

LE ALTE FINALITÀ RELIGIOSE E SPIRITUALI DEL NUOVO VIAGGIO DEL PAPA

E poiché questa cerimonia apre subito la Nostra fiducia verso la vostra partecipazione alle Nostre apostoliche sollecitudini, faremo a voi una confidenza, o meglio daremo a voi la primizia d’un’interessante notizia, relativa ad un Nostro nuovo viaggio suggerito questo da considerazioni di molto peso e di molta complessità, ch’è facile intuire, se non tutte esplorare, quando vi diciamo che abbiamo deliberato di recarCi a Istanbul, l’antica Costantinopoli, e a Efeso, per onorare, in quest’alba dell’Anno della Fede, fra le varie città illustri di storia di quelle regioni orientali, le memorie degli importanti Concili Ecumenici là celebrati, ed anche (a Efeso) il pio ricordo della Madonna Santissima ivi venerata. Avremmo anche voluto, nell’occasione, visitare Antiochia dove, come è detto negli Atti degli Apostoli, «i discepoli (di Gesù) incominciarono a prendere il nome di cristiani» (Act. 11, 26); ma questo non Ci è possibile.

A Istanbul Ci proponiamo di incontrare le Autorità di quella Nazione e di porgere loro il Nostro omaggio.

Desideriamo, poi, di rendere visita a Sua Santità il Patriarca Atenagora, prevenendo così una sua visita, ch’egli più volte ha manifestato il proposito di farci. Vogliamo in tal modo compiere Noi stessi atto di onore verso l’illustre e venerato Patriarca ecumenico, per ricambiare i gesti di cortesia, da lui più volte compiuti verso di Noi e verso la Chiesa Cattolica Romana, inviando suoi rappresentanti, sia come Osservatori al Concilio Ecumenico, sia come visitatori e suoi rappresentanti in varie circostanze, per portare personalmente l’annuncio dell’anno commemorativo del Martirio dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, e con l’annuncio l’invito a celebrarne spiritualmente a Noi uniti lo storico ispiratore ricordo, per rievocare la sempre commossa memoria dell’incontro, che all’inizio del 1964, Noi avemmo la fortuna di avere col medesimo Patriarca a Gerusalemme, per discutere con lui sul modo migliore di promuovere gli studi teologici e canonici allo scopo di appianare la via verso un ristabilimento d’una perfetta comunione fra la Chiesa Cattolica e la Chiesa ortodossa, e per esaminare insieme in quale forma e con quali mezzi si possa, con solidale sentimento, tutelare, nelle presenti congiunture, l’incolumità, non solo, ma il carattere sacro e peculiare dei Luoghi Santi nella terra, che fu patria di Cristo, teatro del Vangelo, culla della Chiesa, mèta ideale d’ogni cuore cristiano.

Ci proponiamo, inoltre, di incontrare anche gli altri Gerarchi delle varie Chiese colà residenti ed i Rappresentanti delle Religioni non cristiane.

Secondo lo stile, ormai Nostro, il viaggio sarà rapidissimo, ed è previsto per i giorni 25 luglio, festa di S. Giacomo, e 26, festa di S. Anna.

Questo vi diciamo affinché i vostri cuori e le vostre preghiere vogliano confortare le Nostre intenzioni e ottenere dal Signore le grazie atte a rendere feconda per la sua gloria, per il bene della Chiesa, per la pace del mondo questa Nostra impresa, cui gli interessi della religione ed i pensieri della carità sono i veri ed unici motivi.

Sia ora con voi, Signori Cardinali, la Nostra affettuosa Benedizione Apostolica.

                                                       



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