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DISCORSO DI PAOLO VI
AD UN GRUPPO DI PARROCI DI GENOVA

Giovedì, 8 giugno 1967

 

La ringraziamo di cuore, Signor Cardinale, per averCi portato in Udienza cotesto gruppo compatto di sacerdoti, che formano il venerando e benemerito Collegio dei Parroci di Genova: e dunque porzione eletta del suo clero, e suoi primi e fedelissimi collaboratori nel pastorale ministero nell’arcidiocesi.

E salutiamo di gran cuore voi, diletti parroci, che avete voluto ricordare con questo pellegrinaggio romano, insieme col vostro amato Arcivescovo, i ventun anni trascorsi da quando egli è in mezzo a voi.

In codesto scambio di affetto tra il Pastore e i suoi sacerdoti parroci pare a Noi di vedere visibilmente realizzato, in forma concreta e costruttiva, l’ideale che il Concilio Ecumenico Vaticano II ha proposto all’azione pastorale nelle singole diocesi, quando ha detto, appunto, che «i principali collaboratori del Vescovo sono i parroci, ai quali, come a pastori propri, è commessa la cura delle anime in una determinata parte della diocesi, sotto l’autorità dello stesso Vescovo» (Decreto Christus Dominus, n. 30). Quando c’è una perfetta comunione di sentimenti, di intenti, di vedute tra il Vescovo e i suoi parroci, e tale armonia è cementata dall’affetto soprannaturale, come tra un padre e figli amantissimi, da un lato, e tra buoni fratelli, dall'altro, allora non vi è dubbio che la diocesi cammina, funziona, va bene: e questo voi Ce lo dite e Ce lo fate capire coti la vostra presenza, nella particolare circostanza che ricordate.

A voi dunque il Nostro elogio e il Nostro compiacimento, perché le considerazioni, che così avete suscitato nel Nostro cuore, Ci danno tanta consolazione. E vogliamo anche ringraziarvi per essere venuti a portarCi l’espressione della vostra fede e della vostra carità. Quando gruppi di sacerdoti Ci vengono intorno, nei vari incontri pastorali che il Nostro apostolico ministero Ci prepara, un’intensa gioia commossa Ci pervade l'anima: i sacerdoti sono il segno visibile della vitalità della Chiesa, sono uomini forti e umili, che, chiudendo in cuore l’eco quotidianamente approfondita della divina chiamata, sono protesi ad un solo scopo, ad un solo pensiero: diffondere il Regno di Cristo nelle anime; dare il Signore - nella Eucaristia, anzitutto, poi nella Parola e nella carità - a chi ha fame e sete di Lui, oppure lo ha abbandonato o dimenticato; edificare la Chiesa, Città di Dio, nella città degli uomini; testimoniare attraverso il distacco, la castità, la povertà, che c’è una realtà divina, alla quale consacrare la vita, senza nessun miraggio terreno, eppure amare profondamente, sinceramente, pregando e soffrendo, i propri fratelli per conquistarli a Dio.

Quale gioia, quale commozione, quale conforto Ci danno questi uomini! Il Concilio ha dato di essi una definizione splendida: «educatori nella fede» (Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 6). Poiché il sacerdote vive di fede, egli deve saperla comunicare anche agli altri: dovere alto, dovere grandioso, dovere tremendo, quando, come al presente, una scienza autosufficiente, una cultura raggelata, una mentalità edonistica sembrano voler soffocare negli animi la fede, o escluderla perché inutile, astorica, improduttiva.

Diletti parroci di Genova! Siate anche voi, sempre, «educatori nella fede». Siate anzitutto uomini di fede, la cui vita sia un unico, deciso orientamento verso il Salvatore Divino: aspicientes in auctorem fidei et consummatorem Iesum (Hebr. 12, 2). E comunicate la fede alle anime, che la fiducia e la speranza del Vescovo vi hanno affidate: mediante i sacramenti e la vita liturgica, soprattutto mediante la predicazione e l’educazione catechistica, che deve formare il cristiano alla fede fin dai primi anni, per condurlo con graduale e ferma convinzione attraverso le varie svolte della vita, talora anche critiche e dolorose; a dare prova della propria maturità, sempre e dovunque.

Vi accompagni la grazia del Signore in questo compito altissimo, pieno di ardue fatiche ma di sante consolazioni: Noi preghiamo per voi, affinché la vostra opera sia allietata di ogni desiderata fecondità spirituale. E, in pegno del Nostro vivissimo affetto, di cuore impariamo a Lei, Signor Cardinale, a voi, diletti parroci qui presenti, e a tutti i sacerdoti dell’arcidiocesi di Genova, la Nostra paterna benedizione.

                                                  



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