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CONCISTORO PER LA NOMINA DI 27 NUOVI CARDINALI

DISCORSO DI PAOLO VI
DURANTE LA CERIMONIA PER IL CONFERIMENTO
DELLE INSEGNE CARDINALIZIE E DEI TITOLI AI NUOVI PORPORATI

Lunedì, 26 giugno 1967

 

Figlio e Fratello veneratissimo!

Abbiamo ascoltato con riverente e commossa attenzione le nobili ed elevate espressioni che Ella, anche a nome dei suoi venerati Colleghi, ha voluto indirizzarci per sottolineare l’importanza dell’evento che insieme stiamo vivendo. Da parte Nostra, Le diciamo tutta la Nostra gratitudine, in modo speciale per i sentimenti che le sue parole contengono: propositi di ardore apostolico, di forza d’animo e di vibrante fedeltà alla Chiesa. Queste note caratteristiche della vostra personalità, che vi hanno sorretto nel corso della vita, troveranno ulteriori forme di sviluppo con la distinzione in virtù della quale venite a legarvi più intimamente alla Chiesa e alla Nostra Persona. Ciò non può non arrecare interiore letizia al Nostro cuore, perché Ci assicura della vostra generosa e distinta collaborazione.

SIGNIFICATO DELLA CERIMONIA

La cerimonia a cui abbiamo assistito è stata avvolta da modesta semplicità, da intima familiarità, si direbbe quasi di austerità, sotto lo sguardo del Cristo giudice supremo, in questa Cappella, resa preziosa nelle pareti e nella volta dal pennello dei grandi maestri, la quale così spesso ha visto riunito il Sacro Collegio nell’esercizio della sua più importante e impegnativa funzione, di scegliere la persona designata dalla divina Provvidenza ad occupare la Cattedra di Pietro ed essere il Vicario di Cristo in terra.

L’incontro odierno ha qualcosa che lo differenzia sostanzialmente sia dal Concistoro segreto tenuto due giorni fa con l’annuncio della vostra elevazione al Cardinalato, sia - e ancor maggiormente - dalla solenne Concelebrazione liturgica di domani. Esso, infatti, non ha il carattere deliberativo del Concistoro, a cui dà seguito e felice compimento; né, tanto meno, ha la virtù di azione sacramentale, come la Concelebrazione. Non è tuttavia un atto vuoto, e dal nuovo rituale, pur ridotto a pochi elementi essenziali, risulta evidente il contenuto religioso di quanto si è compiuto: un atto sacro di raccolta preghiera e di meditata offerta.

Invocata l’assistenza divina, vi abbiamo invitati ad emettere la professione di fede in Dio uno e trino e a rinnovare il giuramento di fedeltà alla Chiesa cattolica e apostolica, a edificazione del santo Popolo di Dio. Abbiamo posta sul vostro capo la Berretta, insegna della dignità cardinalizia: essa vuole ricordare «che voi dovete essere pronti ad adoperarvi fino all’effusione del sangue per l’esaltazione della santa Fede, la pace e la serenità del popolo cristiano, la libertà e la diffusione della santa Chiesa Romana». Assegnandovi un titolo nell’Urbe, vi abbiamo infine nominati qualificati «collaboratori del Nostro ministero».

BENEMERENZE DEI NUOVI CARDINALI

E ora che siete entrati a pieno diritto nel Senato della Chiesa e nella Nostra famiglia, consentiteCi che vi salutiamo. La vostra modestia Ci vieta - e sarebbe pur doveroso e gratissimo farlo - di ricordare singolarmente i vostri nomi per tratteggiare accanto a ciascuno di essi i luminosi esempi di virtù, che hanno attratto le Nostre compiacenze, e per cui siete divenuti «spectaculum mundo . . . et hominibus» (1 Cor. 4, 9).

Amiamo, tuttavia, senza venir meno alla riservatezza che Ci imponete, cogliere l’occasione di questo distinto e familiare colloquio per manifestarvi alcuni pensieri che riempiono di soddisfazione la Nostra mente e premono imperiosi sul Nostro Cuore.

Desideriamo, anzitutto, parteciparvi la Nostra cordiale letizia, dirvi la Nostra affettuosa stima, il Nostro meritato apprezzamento per il servizio fedele reso alla Chiesa e assicurarvi della Nostra piena fiducia. Percorrendo la lista dei nomi, vediamo tra voi Pastori zelanti di Chiese insigni per antica tradizione cristiana, o di più recente fondazione: tutte fiorenti per elevato numero di fedeli e per esuberanza di vita e opere cattoliche.

Vediamo uomini in età avanzata e altri nella forza dell’età virile, tutti parimente ornati di riconosciuti meriti e di virtù preclare, che ponete a più diretta disposizione della Chiesa e della Nostra umile persona, o col frutto della più diuturna esperienza, o col vigore proprio dell’età matura.

Scorgiamo alcuni anche che offrono fedele e luminosa testimonianza alla fede nelle condizioni non facili, nelle quali si svolge il loro ministero.

Si associano alla vostra eletta schiera collaboratori fedeli, assidui e zelanti di questa Sede Apostolica, per lunghi anni impegnati in un servizio prezioso e prudente della Santa Sede, sia nelle sue rappresentanze presso Governi ed Episcopati, sia nei Dicasteri della Curia Romana: Tribunali, Congregazioni e nell’Ufficio a Noi più vicino, la Nostra Segreteria di Stato.

Né abbiamo voluto mancasse un degno rappresentante degli Ordini Religiosi, scegliendolo tra i figli di San Benedetto, nella persona veneranda e a Noi cara dell’Abate Primate dei Benedettini Confederati.

TUTTI AL SERVIZIO DELLA CHIESA

Se ciascuno dei nuovi eletti ha titoli speciali, personali e di ufficio che lo hanno reso meritevole della dignità cardinalizia, vi è per tutti un titolo comune che li associa nella medesima lode e nel medesimo atto di riconoscenza: l’aver prestato ampia e devota collaborazione per il buon esito del Concilio Ecumenico Vaticano II in ogni settore della sua complessa organizzazione, nelle Commissioni, nella Segreteria, negli interventi nell’aula conciliare.

Le differenze di età non comportano conseguenza alcuna nelle responsabilità che oggi avete assunte; qualunque sia il punto della vostra vita, per tutti e ciascuno è valida la medesima consegna: servire con pari ardore «omnibus diebus» (cf. Luc. 1, 75), «usque in finem», la Chiesa e il Sommo Pontefice. Chi è onorato della Porpora non aspira infatti, come ebbe a ricordare il Nostro venerato Predecessore Giovanni XXIII, a riposarsi, ma deve pensare che lo attendono nuove attività e che la sua vita si arricchisce di una nuova nobiltà: «Quiviscumque ecclesiasticus vir... Sacrae Purpurae decore insignitur, non iam ad requietem curarum spectat, sed ad nova agenda negotia; quibus . . . nova quadam peculiari ratione ita vitam suam nobilitet, ut aliquando a Deo suprema promereatur praemia, atque etiam, historia teste, grata hominum recordatione floreat» (Allocuzione concistoriale del 19 marzo 1962, Discorsi, IV, 190).

PARTICOLARI SOLLECITUDINI DEGLI ULTIMI SOMMI PONTEFICI PER IL SACRO COLLEGIO

Affettuose premure e particolari sollecitudini hanno rivolto gli ultimi Nostri due Predecessori, di f. m., al Sacro Collegio dei Cardinali. Pio XII col Concistoro del 18 febbraio 1946, convocato per la creazione di 32 Cardinali, la schiera più numerosa che la storia ricordi, impresse al Sacro Collegio in maniera più evidente il carattere della soprannazionalità, riflesso dell’unità e della universalità della Chiesa. Giovanni XXIII continuò nella medesima linea nei suoi quattro Concistori, derogando per primo al Can. 231 del Codice di Diritto Canonico che fissava il numero dei Cardinali in 70, allo scopo di avere la possibilità di includere anche rappresentanti del nuovo mondo conquistato alla fede; con il motu proprio del 10 marzo 1961 abolì l’opzione alle sedi suburbicarie; dispensò i Cardinali dalle cure dirette delle sedi vescovili da secoli affidate al loro zelo pastorale, che costituivano peso troppo grave soprastante a quello gravissimo delle Sacre Congregazioni ed Uffici dell’Urbe (Motu Proprio «Suburbicariis sedibus», 11 aprile 1962); dispose che tutti i Cardinali venissero in precedenza insigniti della dignità episcopale (Motu Proprio «Cum gravissima», 15 aprile 1962) e conferì personalmente il 19 aprile 1962 la Consacrazione episcopale a dodici Cardinali Diaconi.

Noi pure Ci siamo umilmente studiati di manifestare la Nostra simpatia verso il Sacro Collegio con speciali disposizioni per l’aggregazione di Patriarchi delle vetuste e sante fondazioni apostoliche, ascrivendoli all’ordine dei Vescovi (Motu Proprio «Ad purpuratorum Patrum», 11 febbraio 1965) e con particolari norme per l’elezione del Decano e del Sotto-Decano del Sacro Collegio (Motu Proprio «Sacro Cardinalium consilio», 27 febbraio 1965), ed ora elevando ulteriormente il numero dei Cardinali, che giunge a 118 membri.

Dovremo alquanto ridurre le forme esteriori, sia delle vesti che dei titoli, delle quali è oggi rivestito il Cardinalato, erede di costumi d’altri tempi; ma non intendiamo diminuire la sua dignità, ché anzi pensiamo onorarla con lo stile proprio dei ministri della Chiesa di Dio, qual è quello del semplice decoro, adeguato alle loro gravi e alte funzioni.

FUNZIONI DEL SACRO COLLEGIO

Vogliamo ancora manifestarvi il Nostro pensiero sulla natura e le funzioni del Sacro Collegio: e ciò anche per chiarire alcune voci che si sono ascoltate di recente.

Non sono mancate - specialmente dopo l’istituzione del Synodus Episcoporum - supposizioni circa il futuro del Sacro Collegio dei Cardinali: se n’è auspicata da taluni la soppressione, o quanto meno una diminuzione di importanza e di attribuzioni; è stato anche detto che si tratta di una istituzione superflua, perché di diritto ecclesiastico, che non deriva direttamente dalla divina costituzione della Chiesa; si è infine avanzata l’ipotesi di un differente sistema di aggregazione dei membri al Sacro Collegio, con un mandato temporaneo, connesso al periodo di esercizio di un determinato ufficio.

Noi non abbiamo motivi che Ci inducano a mutare la disciplina tramandataci dai Nostri veneratissimi Predecessori. Siamo anzi convinti che le molteplici esigenze della Chiesa consigliano di rinvigorire le funzioni che nel diritto codificato ha finora svolto il Sacro Collegio, sollecitandone in maniera più larga e sistematica gli utilissimi servigi, sia singolarmente, che come vero e proprio «coetus».

La funzione del Sacro Collegio è veramente sacra ed ecclesiale, perché impegnata nella collaborazione al Sommo Pontefice nel governo della Chiesa universale. Avendo ricevuto la pienezza del sacerdozio, i Cardinali sono insieme membri del Collegio Episcopale ed entrano in strettissima relazione col Primato del Romano Pontefice, poiché ad essi compete, in conformità ai sacri Canoni, la elezione del Successore di Pietro nel governo della Chiesa: atto questo quanto mai delicato e esposto ad influssi ed a pericoli nocivi per tutta la Chiesa, quando non sia protetto, come ora, da un Collegio Cardinalizio qualificato, stabile e immune da ogni indebita ed estranea ingerenza.

È giunto il momento di porre termine a questo Nostro fraterno colloquio. Ci siamo scambiati «in caritate» sentimenti e propositi, sui quali invocheremo la continua assistenza dell’Altissimo, «cuius est totum quod est optimum» (Oratio in Dominica VI post Pent.) e che «operatur . . . et velle et perficere pro bona voluntate» (Phil. 2, 13). Vi accompagna anche la Nostra particolarissima e affettuosa Benedizione Apostolica, con l’augurio che la pace del Signore sia sempre con voi.

                                                           



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